dieta a punti

Dieta a punti

La dieta a punti è un percorso alimentare che nasce negli anni settanta e che propone una perdita di peso veloce e poco restrittiva in un tempo breve. Suddetto programma alimentare, fa riferimento ad un ordine numerico che varia a seconda del peso del soggetto. Il peso, è dunque il punto di partenza, il parametro di riferimento assoluto, in relazione al quale, vengono assegnati dei punti da rispettare nell’arco di ventiquattro ore. La dieta a punti, si basa sull’apporto nutrizionale di ogni singolo alimento e questo valore inoltre va considerato anche in relazione ai punti spendibili dal soggetto in questione. I punti, variano a seconda del peso e delle specifiche caratteristiche del soggetto, che sono età, corporatura, massa muscolare, altezza, chili da perdere. Una donna che pesa sessanta chili, avrà un bonus di punti spendibile che oscilla tra i venti ed i venticinque mentre un uomo che pesa circa ottanta chili, avrà un bonus pari a circa venti, trenta punti. Questi punti, vanno spesi nell’arco di una giornata, comprendendo tutti i pasti necessari, la colazione, il pranzo, la cena, e due spuntini, uno a metà mattinata, ed uno al pomeriggio. Il valore dei cibi, tende a cambiare a seconda dell’apporto nutrizionale e calorico dello stesso, per cui, alcuni cibi, potranno essere consumati abbondantemente, altri, invece vanno assolutamente limitati nel consumo. La dieta a punti, vanta una lunga lista di cibi, di cui alcuni possono essere consumati, altri consumati con parsimonia, altri ancora consumati quotidianamente: lista comprende alimenti che possono essere cumulati per raggiungere un determinato punteggio, cosi da solleticare la fantasia di chi segue un determinato programma alimentare nel creare ricette nuove o abbinamenti differenti e vari. Alcuni alimenti, come le verdure, che sono ricche di acqua, vitamine ed oligoelementi, hanno un punteggio pari a zero, per cui, possono essere consumate abbondantemente e quotidianamente, ed inoltre possono essere abbinate a cibi differenti. La pizza, invece, soprattutto se ricca e insaporita, può anche superare i quindici punti da sola, per cui, essendo un alimento abbondante e sostanzioso dal punto di vista calorico e nutrizionale. La pasta, ha un valore nutrizionale medio, perché contiene carboidrati che forniscono energia, ma allo stesso tempo condita con particolari sughi, può avere un punteggio altissimo. Le carni allo stesso tempo forniscono proteine, indispensabili per la costruzione plastica dei muscoli, per l’energia, per le ossa, per le difese immunitarie: le carni rosse, a differenza di quelle bianche sono abbastanza grasse, per cui, raggiungono immediatamente un punteggio molto alto. Sforano i dolci, i fritti, e tutti i tipi di grassi, che apportano problematiche all’organismo notevoli e che contengono un quantitativo calorico notevolmente più alto di quello nutrizionale.
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dieta a punti: Rispettare i punti

cibi leggeri I soggetti non esperti della dieta a punti, tendono ad avere problemi a gestire questo tipo di dieta, effettuando degli abbinamenti erronei, eliminando alcuni cibi per paura di sforare il numero consentito, e bilanciando male il quantitativo dei diversi tipi di alimenti. La dieta a punti, è un modello ancora sottovalutato per queste ragioni, nonostante abbia trovato un riscontro positivo in passato, e nonostante il fatto che si basi sui principi base dell’alimentazione, ovvero sul prediligere gli alimenti leggeri e ricchi di acqua, vitamine e fibre, eliminando quelli particolarmente grassi. Un piano alimentare approssimativo, che possa fungere da esempio, è il seguente: a colazione, una tazza di latte scremato con un cucchiaino di miele, o dolcificante, con fette biscottate con la marmellata (tre al massimo), e un caffè, senza zucchero. A metà mattinata, è sempre preferibile mangiare un frutto di stagione, come la mela, un kiwi, una pera, un piccolo grappolo d’uva, una pesca, o qualsiasi altro frutto che sia gradito. A pranzo, un piatto di pasta medio, con un sugo leggero, non troppo salato, ed un altro frutto. A metà pomeriggio un altro frutto, a sera, un paio di fette di salmone affumicato con rucola, o insalata. In alternativa: al mattino, a colazione, un succo d’arancia con fette biscottate e marmellata, e un caffè, a metà mattinata un frutto che sia diverso da quello mangiato il giorno precedente, a pranzo della bresaola con formaggio magro, a metà pomeriggio uno yogurt ai frutti e a sera una fetta di tacchino con verdure lesse. Il terzo giorno: a colazione una tazza di tè caldo, con fette biscottate con miele o marmellata, a metà mattinata un frutto di stagione, a pranzo pasta con pomodoro fresco, a metà pomeriggio una fetta di crostata alla frutta, a sera una tisana o anche una tazza di latte scremato caldo. Il quarto giorno, a colazione latte, orzo o succo, yogurt a metà mattinata, pizza a pranzo, frutto leggero al pomeriggio e verdure per cena. Questi esempi, dimostrano che la dieta è molto varia, ma allo stesso tempo rigida in parte, perché esclude determinati alimenti, soprattutto per quanto concerne il quantitativo. E’ importante gestire i cibi, variando di giorno in giorno.

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