Frequenza cardiaca massima

Frequenza cardiaca

La frequenza cardiaca corrisponde all’effettivo numero di battiti effettuati dal cuore in ogni minuto. La sigla infatti è “bpm”, ovvero battiti per minuto. Suddetta frequenza, non corrisponde ad una variabile costante e sempre valida, essa varia a seconda dell’età, dell’attività fisica che si sta effettuando nel momento stesso in cui viene misurata la frequenza cardiaca ed anche dalla tipologia di allenamento pregresso realizzato. Per tenere sotto controllo il numero dei battiti effettuati dal proprio cuore, e stabilire se questo esatto numero rientri nella norma, è necessario conoscere i valori minimi e massimi entro i quali la frequenza cardiaca stessa oscilla, ed anche le variabili che in relazione a questi specifici parametri influenzano gli stessi valori minimi e massimi. I valori vanno considerati principalmente in base all'età. I neonati ad esempio, avranno una frequenza cardiaca che oscillerà tra un valore di ottanta battiti per minuto ad una frequenza massima di centottanta battiti per minuto. I bambini invece, pur partendo da un valore minimo di ottanta battiti per minuto, arriverà ad un massimo di cento. Poco si distanziano gli adolescenti, che invece avranno un valore minimo di frequenza cardiaca pari a ottanta ed un valore massimo pari a centoventi. Completamente diverso è il quadro degli adulti: la frequenza cardiaca parte da un numero basso, ovvero sessanta battiti, ed arriva a sfiorare i novanta al massimo per minuto. Queste prime differenze, riguardano dunque l’età, che è una delle tante variabili che influenza il numero dei battiti cardiaci per minuto.
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Variabili bpm

frequenza cardiaca La frequenza cambia però anche in base a diverse altre variabili, tra cui i momenti esatti della giornata. Di notte ad esempio, essendo il corpo a riposo, precisamente nella fase del sonno i battiti cardiaci tendono a diminuire, mentre durante il giorno sono più frequenti. Inoltre durante la fase digestiva, in particolare dopo pranzo, la frequenza cardiaca tende ad aumentare. Anche le emozioni, lo stress, uno spavento improvviso, o lo stesso allenamento fisico qualsiasi, possono causare l’aumento dei battiti cardiaci considerato però del tutto normale. La frequenza cardiaca, non va assolutamente misurata durante uno sforzo, ma in fase di riposo. In questo specifico caso infatti, attraverso specifiche apparecchiature, si può stabilire se i valori dei battiti rientrano nella norma. Per un individuo adulto di sesso maschile, la normale frequenza cardiaca corrisponde a circa settanta battiti per minuto, mentre le donne rasentano i settantacinque. I neonati invece a riposo, hanno una frequenza cardiaca molto alta rispetto agli individui che varia tra i centoventi e i centocinquanta battiti per minuto, sempre a riposo. Diverso è il discorso per gli atleti, che invece hanno una frequenza cardiaca molto bassa, proprio perché allenati.

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    Frequenza cardiaca alterata: patologie

    La frequenza cardiaca è sempre bene che resti nella norma, in caso contrario ci si trova di fronte ad una patologia. Quando i battiti del cuore sono inferiori rispetto alla norma, per quanto concerne quella specifica fascia d’età, la patologia prende il nome di bradicardia. Di contro, quando i battiti del cuore superano il numero previsto dalla norma, la patologia viene denominata tachicardia. La bradicardia si manifesta in particolar modo nei soggetti di età adulta, o anche negli sportivi. In questi soggetti, la patologia in questione porta per l’appunto un abbassamento della frequenza cardiaca che arriva a circa cinquanta battiti per minuto. Parecchio più comune è la tachicardia appunto, che spesso viene confusa con la frequenza cardiaca in aumento, in questo caso si rasentano i novanta battiti per minuto o poco più. Esiste invece una sintomatologia specifica che lascia comprendere quando ci si trova di fronte ad un’anomalia cardiaca e quando invece c’è uno specifico aumento dei battiti del cuore. La tachicardia si manifesta con palpitazioni, vertigini e svenimenti anche, che si presentano con l’aumentare dei battiti sia se si è in attività che a riposo. Il cuore sembra “sbalzare” fuori dal petto, e le stesse pulsazioni si avvertono in tutti i punti del corpo dove è possibile misurare la stessa frequenza cardiaca e quindi la gola (a lato), i polsi, il petto. La tachicardia può presentarsi improvvisamente per cause contingenti come uno spavento improvviso, un’attività fisica costante e pesante, o anche l’utilizzo di sostanze quali droghe e alcool o di tutte le bevande contenenti caffeina che possono in un certo qual modo influenzare il ritmo cardiaco. In questi specifici casi, non ci si trova di fronte ad un’anomalia, ma ad un aumento semplice e naturale degli stessi battiti. Il cuore dunque, lavora normalmente, mentre le pulsazioni, a causa di una variabile esterna tendono ad aumentare per poi normalizzarsi. Differente è il discorso della patologia. Quando si soffre di problemi relativi alla frequenza cardiaca stessa, il quadro clinico cambia. Un’aritmia, può determinare un infarto o ancora un’insufficienza cardiaca, o problematiche relative al flusso sanguigno. A determinare una patologia del genere concorrono diversi fattori, mentre la sintomatologia è similare rispetto alle palpitazioni stesse, con la sola differenza che dopo un tot di tempo, quando queste sono causate da fattori blandi, tendono a scomparire, mentre la loro frequenza tende ad aumentare e ad essere costante quando ci si trova di fronte ad una patologia.


    Frequenza cardiaca massima

    frequenza cardiaca manuale La frequenza cardiaca può essere misurata mediante apposite strumentazioni che individuano il numero esatto di battiti per minuto. Senza considerate le patologie relative agli appositi scompensi cardiaci che prevedono l’utilizzo di macchinari appositi, la frequenza cardiaca a riposo, si misura con il cardiofrequenzimetro. In linea di massima, la frequenza cardiaca può essere misurata anche manualmente, ovvero comprimendo due dita di una mano, per l’esattezza il pollice e l’indice, su un polso, sul collo. Chiaramente però, la misurazione non risulterà essere mai esatta quanto quella effettuata dal cardiofrequenzimetro. Questo strumento inoltre può essere utilizzato anche durante l’allenamento stesso, e non solo fornisce una stima esatta della frequenza cardiaca, ma permette anche di comprendere se si sta sforando la frequenza cardiaca stessa, oppure no. Il cardiofrequenzimetro è infatti dotato di una strumentazione sonora, che avvisa le anomalie con un semplice bip, calcolando intanto il numero di battiti per minuto. Il cardiofrequenzimetro misura precisamente il miglioramento (se c’è) della stessa frequenza cardiaca durante l’allenamento, quindi è uno strumento nettamente utile per coloro che effettuando un’attività fisica costante hanno necessariamente bisogno di una strumentazione adatta a misurare la frequenza cardiaca in atto. Le frequenze cardiache sono diverse. Si parla di frequenza cardiaca media, quando si calcola il valore medio dei battiti cardiaci in un determinato periodo. Si parla invece di frequenza cardiaca di recupero, quando invece si calcola la frequenza stessa dopo un determinato allenamento, quindi un tempo esatto dopo lo sforzo effettuato. La frequenza cardiaca a riposo invece, è la frequenza cardiaca misurata quando si è fremi ed è quindi la maggiormente veritiera, quella che misura i reali parametri del cuore e dei suoi battiti. Infatti essa denota se l’organismo è in forma e risponde bene all’allenamento e agli sforzi compiuti durante questo, ponendo le esatte differenze tra il momento stesso dell’allenamento e il riposo.


    Come si misura la frequenza cardiaca massima

    cardiofrequenzimetro La frequenza cardiaca massima, invece è la frequenza ottenuta da uno sforzo massimo, li dove la stessa frequenza raggiunge il massimo. La frequenza cardiaca massima si misura solitamente proprio in fase di allenamento, e dunque sono generalmente proprio gli sportivi a valutare questo tipo di frequenza cardiaca, durante i loro sforzi massimali. La frequenza cardiaca massima può essere calcolata grazie ad un valore che è stato stimato come fisso, corrispondente a duecentoventi, dal quale si tende a sottrarre l’età media di una persona. Solitamente ad esempio, la frequenza cardiaca massima di una persona di età pari a trent’anni si calcola sottraendo da duecentoventi la cifra trenta. In questo caso il risultato ottenuto sarà pari a centonovanta, che è la cifra esatta di frequenza cardiaca massima in un individuo adulto di età pari a trent’anni appunto. Ovviamente la cifra può anche oscillare ma non sforare troppo al di sopra o al di sotto di dieci numeri rispetto al risultato stesso. La frequenza cardiaca di riserva invece, è la differenza che intercorre tra la frequenza cardiaca massima e la frequenza minima ottenuta durante la fase di riposo. Esistono quattro differenti “zone d’allenamento” individuabili dalla stessa frequenza cardiaca che sono: La zona leggera, dove la frequenza cardiaca massima raggiunge il sessanta per cento d’intensità. La zona moderata invece raggiunge un massimale di frequenza cardiaca pari al settanta per cento. In questo caso, l’allenamento corrispondente è abbastanza frequente (circa tre volte a settimana) per un minimo di mezz’ora. L’allenamento è volto alla perdita di massa grassa. La zona media, invece, raggiunge un livello di frequenza cardiaca massima pari all’ottanta per cento. In questo caso, l’allenamento stesso è regolare e costante. Entriamo in una fascia specifica di utenza: siamo nelle frange degli sportivi. La zona intensa, raggiunge una frequenza cardiaca pari a cento. Questa frequenza massima viene raggiunta solo da coloro che sfruttano al massimo la loro muscolatura e la loro potenza durante l’allenamento superando in questo modo la soglia stessa del loro potenziale. L’acido lattico che viene prodotto non si trasforma in energia. Questo tipo di frequenza cardiaca può essere la meta finale solo degli atleti collaudati.




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