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divorzio giudiziale

Aggiornato il 28 novembre 20134 capitoli5 domande frequenti
Fallimento del matrimonio

Fallimento del matrimonio

Non sempre una coppia innamorata riesce a restare unita per tutta la vita. Le promesse scambiate durante il giorno del matrimonio possono essere molto spesso infrante, causando inevitabilmente il fallimento di questa sacra unione. Le cause in questi casi possono essere davvero molteplici, può anche capitare che uno dei due coniugi non sia più innamorato, non abbia più i giusti stimoli per proseguire la strada della vita insieme al proprio marito o alla propria moglie e qui diventa poi necessario separarsi. Solitamente, quando si ha intenzione di far cessare completamente il matrimonio, si ricorre al divorzio, un diritto che sempre più negli ultimi anni si sta diffondendo all'interno dell'unione matrimoniale, sminuendo in questo modo proprio il suo significato. Il divorzio in Italia può essere concesso solo dopo i tre anni di separazione, in questo periodo i due coniugi potranno anche costruirsi nuove vite, ma sulla carta resteranno ancora marito e moglie fino poi al giorno della sentenza di divorzio.

Divorzio giudiziale

La legge italiana prevede due tipi di divorzio, quello congiunto e quello giudiziale, vogliamo a tal proposito approfondire quest'ultimo e capire cosa accade ai due coniugi quando c'è di mezzo il divorzio giudiziale. Mentre quello congiunto solitamente vede d'accordo entrambi i coniugi, insieme hanno le idee chiare su tutto ciò che comporta questa separazione, nel caso del divorzio giudiziale non è così. L'accordo tra i due coniugi non sussiste e probabilmente perché la causa scatenante è molto più grave. Il divorzio congiunto può essere richiesto dalla coppia quando entrambi i componenti si ritrovano a non essere più innamorati e quindi non c'è un conflitto persistente tra di essi. La situazione invece cambia notevolmente quando si parla di divorzio giudiziale, in questo caso è solitamente un membro della coppia che decide di divorziare per un comportamento non idoneo e corretto tenuto dall'altro coniuge. La situazione poi può complicarsi ulteriormente quando il coniuge citato in giudizio non ha intenzione di concedere il divorzio, qui i tempi si allungheranno notevolmente e sarà compito del giudice capire a fondo come poter gestire al meglio tale situazione.

Quando si arriva la divorzio giudiziale

E' necessario nel divorzio giudiziale che i coniugi si presentino con un proprio avvocato, il ruolo di quest'ultimo è molto importante, in base infatti alla sua bravura il divorzio giudiziale può risolversi positivamente per l'uno o per l'altro. Si arriva quindi ad intraprendere la strada del divorzio giudiziale quando la coppia non riesce ad ottenere nessun tipo di accordo sull'ammontare dell'assegno divorzile, sulla divisione dei beni residui, sull'assegnazione della casa familiare e sull'affido della prole. Qui devono necessariamente intervenire gli avvocati per garantire il giusto accordo tra le parti, sarà però alla fine il giudice a decidere, in base alle varie accuse e ai comportamenti dei due coniugi, a decretare il vincitore della causa. Il tutto procederà come un normale processo, dove all'accusa sarà contrapposta la difesa, soprattutto se uno dei due coniugi è stato l'artefice della fine del matrimonio. Che si tratti di tradimento, di atto di violenza, di motivazioni ancora più gravi, c'è sempre un colpevole quando si avviano le pratiche per il divorzio giudiziale.

Procedura del divorzio giudiziale

Come bisogna procedere durante un divorzio giudiziale? Innanzitutto bisognerà rivolgersi ad un avvocato, questo procederà con la presentazione del ricorso ed avrà anche il compito di riportare, non solo le generalità dei coniugi, ma anche tali dati: esposizione dei fatti e degli elementi di diritto, riportare la presenza di figli leggittimi, illeggittimi o adottivi, le conclusioni sulle quali si basa il ricorso per il divorzio ed infine i vari mezzi di prova che ha intenzione di presentare. Quando sarà presa visione di ciò il Presidente del Tribunale di appartenenza dei due coniugi, fisserà la prima udienza di comparizione. Da qui parte praticamente l'intero processo del divorzio giudiziale e durante la prima udienza il Presidente del Tribunale deve necessariamente tentare la conciliazione tra i due coniugi, una mossa che però praticamente non va mai a buon fine, soprattutto se la motivazione che ha spinto uno dei due coniugi a divorziare è piuttosto forte e pesante. Il più delle volte quindi la conciliazione non va mai a buon fine, qui poi toccherà emanare un'ordinanza in cui sono indicati i provvedimenti urgenti e provvisori nell'interesse dei coniugi, ma principalmente dei figli. La sentenza finale del divorzio giudiziale avviene nel tribunale di competenza e con la supervisione di ben tre giudici. Quello che la sentenza deve precisare è: assegno di mantenimento a favore del coniuge o della prole, affido dei figli con conseguenti tempi di visita, la destinazione dei beni di proprietà e della casa coniugale. Chiaramente però può esserci anche una sentenza non definitiva a causa di un'istruttoria lunga e complessa, oppure quando uno dei due coniugi non accetta la decisione presa dal tribunale, qui dovrà però ricorrere all'appello immediato. I tempi del divorzio giudiziale possono prolungarsi anche oltre i due anni.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra divorzio consensuale e divorzio giudiziale?
    La distinzione fondamentale risiede nella volontà delle parti. Nel divorzio consensuale (o congiunto), entrambi i coniugi concordano sulla cessazione del matrimonio e sugli aspetti economici e familiari. Al contrario, il divorzio giudiziale si attiva quando manca un accordo, solitamente a causa di conflitti gravi come tradimenti, violenze o incompatibilità irreconciliabili. In questo secondo caso, una parte chiede il divorzio contro il volere dell'altra o senza il suo consenso, rendendo necessaria l'intervento del giudice per risolvere le controversie.
  • In quali casi specifici si richiede il divorzio giudiziale?
    Si ricorre al divorzio giudiziale quando i coniugi non riescono a trovare un accordo su punti cruciali come l'assegno di mantenimento, la divisione dei beni, l'assegnazione della casa familiare o l'affido dei figli. Inoltre, è tipico delle situazioni in cui vi sono accuse gravi verso l'altro coniuge, come adulterio, atti di violenza domestica o abbandono del nucleo familiare. La mancanza di intesa obbliga le parti a difendersi tramite avvocati davanti al tribunale, trasformando la separazione in un vero e proprio processo civile.
  • Quanto tempo ci vuole per ottenere il divorzio giudiziale in Italia?
    I tempi del divorzio giudiziale sono significativamente più lunghi rispetto a quello consensuale, potendo protrarsi anche oltre due anni. Questo dipende dalla complessità della causa, dalla durata dell'istruttoria necessaria per raccogliere le prove e dai possibili gradi di appello. È importante ricordare che, per poter chiedere il divorzio, i coniugi devono aver trascorso almeno tre anni dalla data di omologa della separazione personale. Se la controparte non accetta la sentenza, il ricorso in appello può ulteriormente dilatare i tempi.
  • Cosa succede durante la prima udienza del divorzio giudiziale?
    Dopo la presentazione del ricorso da parte dell'avvocato, il Presidente del Tribunale fissa la prima udienza di comparizione. Durante questo incontro, il giudice tenta formalmente una conciliazione tra le parti. Tuttavia, nel divorzio giudiziale, dove le ragioni del conflitto sono spesso profonde (come tradimenti o violenze), questa mediazione raramente porta a un accordo. Se la conciliazione fallisce, il giudice emana un'ordinanza con provvedimenti urgenti e provvisori, specialmente riguardo alla tutela dei minori e alla gestione economica temporanea.
  • Chi decide le sorti finali del divorzio giudiziale?
    A differenza del divorzio consensuale dove decidono i coniugi, nel divorzio giudiziale è il giudice a prendere tutte le decisioni. Una sezione composta da tre magistrati esamina le prove, le accuse e i comportamenti dei coniugi per stabilire chi ha ragione. La sentenza finale stabilisce in modo vincolante l'importo dell'assegno di mantenimento, le modalità di affido e visita dei figli, nonché la destinazione dei beni comuni e della casa coniugale. La decisione si basa sui meriti legali e sulle evidenze raccolte durante il processo.

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