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Bambini sempre malati all'asilo: cosa è normale

Aggiornato il 13 ottobre 20264 capitoli
Perché il primo anno di asilo porta una serie di malanni

Perché il primo anno di asilo porta una serie di malanni

Se hai un figlio che ha appena iniziato il nido o la scuola dell'infanzia, è probabile che nel giro di poche settimane ti sia capitato di ritrovarti con naso che cola, tosse e qualche febbriciattola a ripetizione. La sensazione di avere bambini sempre malati all'asilo è così diffusa che i pediatri hanno coniato un termine scherzoso, asilite, per descriverla, e il primo punto da chiarire è che non c'è niente che stia andando storto. Non dipende dai colpi d'aria e non dipende da difese basse: dipende dal fatto che un bambino piccolo entra per la prima volta in un ambiente collettivo e incontra una quantità di virus con cui in casa non era mai venuto a contatto. Il suo sistema immunitario è ancora in formazione e, per imparare a riconoscere un agente infettivo, deve prima incontrarlo. A questo si aggiunge il modo in cui i piccoli stanno insieme: giocano vicinissimi, si passano i giocattoli dopo averli messi in bocca, si toccano il viso di continuo. Valuta quindi questa fase per quello che è, un passaggio fisiologico della crescita, e ricorda che ogni infezione superata lascia una memoria che renderà il bambino più protetto negli anni successivi.

Quanti episodi all'anno rientrano nella norma

La domanda che tutti i genitori si fanno è quanti malanni siano accettabili. Le società pediatriche considerano normale che un bambino nei primi anni di frequenza scolastica abbia tra i sei e i dieci episodi infettivi all'anno, e per le sole infezioni delle vie respiratorie alcune stime arrivano a dodici, con picchi concentrati tra autunno e inverno. Nei mesi freddi gli episodi possono susseguirsi così da vicino da sembrare un'unica malattia senza fine, perché il raffreddore successivo comincia quando la tosse del precedente non è ancora passata. Il criterio da guardare non è tanto il numero di episodi quanto come sta il bambino tra uno e l'altro. Se torna vivace, mangia con appetito, dorme bene e cresce regolarmente in peso e altezza, la frequenza rientra nella norma anche se a te sembra eccessiva. Osserva anche l'andamento nel tempo: man mano che il repertorio di virus conosciuti si allarga, gli episodi diventano meno frequenti e meno intensi, e in genere il secondo anno di asilo è già più tranquillo del primo.

I disturbi più frequenti tra i bambini all'asilo e come si curano

Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni delle vie respiratorie superiori: raffreddori, faringiti, tosse e febbre dovuti a virus come i rinovirus, che si trasmettono con le goccioline e con le mani. Seguono le gastroenteriti, con vomito e diarrea provocati soprattutto da rotavirus e norovirus, che in una sezione di nido si diffondono in pochi giorni. Sono comuni anche le otiti medie, spesso come complicazione di un raffreddore, e le congiuntiviti, riconoscibili dall'occhio arrossato, dalla secrezione e dal prurito. Le malattie esantematiche classiche sono oggi meno frequenti grazie alle vaccinazioni, ma non vanno escluse davanti a febbre e macchie sulla pelle. Le infezioni virali, che sono la grande maggioranza, guariscono da sole nell'arco di alcuni giorni e non richiedono antibiotici, che agiscono solo sui batteri; servono riposo, liquidi, lavaggi nasali e, se il pediatra lo indica, un antipiretico per il malessere. Non insistere per una terapia a ogni episodio: trattare ogni raffreddore con un antibiotico non accorcia la malattia ed espone il bambino a effetti indesiderati inutili.

Quando sentire il pediatra e come affrontare i mesi di asilite

Detto che la frequenza in sé non è un allarme, ci sono segnali che meritano una valutazione del pediatra. Il primo è la ripetizione delle complicazioni: se quasi ogni raffreddore si trasforma in otite purulenta, bronchite o polmonite che richiedono antibiotici, è giusto approfondire. Lo stesso vale se tra un episodio e l'altro il bambino resta spento e inappetente, se la crescita rallenta, se la febbre è molto alta o dura più di qualche giorno, se compaiono difficoltà a respirare o segni di disidratazione come pannolino asciutto a lungo e pianto senza lacrime. In questi casi non cercare risposte in autonomia: descrivi al pediatra la storia completa dei mesi precedenti, perché è il quadro d'insieme e non il singolo episodio a orientare eventuali esami. Per il resto puoi fare alcune cose concrete. Insegna il lavaggio delle mani al rientro e prima dei pasti, tieni aggiornate le vaccinazioni previste dal calendario, non rinunciare alle uscite all'aria aperta anche d'inverno perché il freddo di per sé non fa ammalare, e rispetta i tempi di guarigione prima del rientro in sezione, sia per il tuo bambino sia per i compagni. Organizza infine, già a settembre, una rete di aiuti tra nonni, permessi e turni con il partner: sapere in anticipo chi resta a casa nelle giornate di febbre toglie buona parte dello stress a un periodo che, in ogni caso, passa.

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