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Talloni screpolati dopo l'estate: come ammorbidirli

Aggiornato il 30 settembre 20264 capitoli
Perché i talloni screpolati dopo l'estate richiedono cure specifiche

Perché la pelle del tallone si indurisce e si fessura a fine estate

I talloni screpolati dopo l'estate non nascono da un giorno all'altro: sono il conto di tre mesi di sandali aperti, sabbia, acqua salata e camminate a piedi nudi su superfici dure. Lo strato corneo, cioè la parte più esterna dell'epidermide, perde acqua e lipidi, diventa rigido e smette di accompagnare i movimenti del piede. A ogni passo il tallone si appoggia e si allarga, ma una pelle poco elastica non asseconda quella spinta: cede e si apre nel senso della tensione. Ecco perché le crepe seguono quasi sempre il bordo esterno e la parte posteriore del calcagno, dove il carico è maggiore. C'è poi una risposta difensiva che peggiora il quadro. Dove la pressione è costante la pelle produce più cheratina e forma un'ipercheratosi, il bordo giallastro e duro che i podologi chiamano callosità: più si ispessisce, meno è flessibile, più facilmente si taglia. Riconoscere questo meccanismo ti serve per scegliere come intervenire, perché una pelle che ha perso la propria barriera va reidratata e assottigliata con gradualità, non raschiata via. Se aspetti che la fessura diventi profonda arrivano il dolore al primo appoggio del mattino e un recupero molto più lungo.

La routine serale che ammorbidisce i talloni screpolati passo per passo

Il meccanismo appena descritto suggerisce l'ordine delle cose: prima si ammorbidisce, poi si assottiglia, infine si idrata. La sera, quando il piede ha finito di lavorare, concediti un pediluvio di circa dieci minuti in acqua tiepida e non bollente, perché il calore eccessivo porta via proprio i lipidi che stai cercando di restituire. Tampona bene, soprattutto fra le dita, e lavora la callosità con una pietra pomice o una lima a grana fine, con passaggi leggeri e sempre nella stessa direzione: una o due volte a settimana bastano, insistere di più fa solo ripartire la produzione di cheratina. Sulla pelle ancora leggermente umida applica una crema a base di urea, l'attivo di riferimento per i talloni screpolati: alle concentrazioni fra il 10 e il 25 per cento trattiene acqua e allo stesso tempo scioglie i legami fra le cellule morte, comportandosi da cheratolitico delicato. Massaggia insistendo sul bordo del calcagno e sulla pianta e lascia perdere gli spazi interdigitali, dove l'umidità in eccesso non serve. Se la pelle pizzica, scendi di concentrazione oppure alterna una sera di urea a una sera di crema ricca e semplice. Con applicazioni costanti la differenza al tatto si sente in pochi giorni.

Protezione notturna e scarpe giuste per non riaprire le crepe

Il passaggio che fa davvero la differenza è quello che trattiene l'idratazione mentre dormi. Dopo la crema stendi uno strato generoso di un occlusivo, una vaselina o un balsamo grasso, e infila un paio di calzini di cotone: l'occlusione rallenta l'evaporazione e lascia agli attivi tutta la notte per lavorare. Non serve farlo sempre, due o tre notti a settimana sono sufficienti, mentre nella fase peggiore dei talloni screpolati puoi concentrare qualche sera consecutiva e valutare come risponde la pelle. Di giorno il discorso cambia, perché entra in gioco la meccanica. Se una fessura è aperta proteggila con un cerotto liquido o con un cerotto in idrocolloide, che la tiene chiusa e umida mentre si rimargina. Scegli poi scarpe chiuse che abbraccino il calcagno e, se cammini molto sull'asfalto, una soletta ammortizzata: un tallone che non scivola dentro la calzatura subisce meno sfregamento e meno spinta laterale, cioè le due forze che riaprono la pelle appena guarita. I sandali con la suola rigida puoi rimetterli quando la pelle è tornata elastica.

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