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Allergia alla muffa in autunno: sintomi e prevenzione

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Perché le spore aumentano quando cadono le foglie

Perché le spore aumentano quando cadono le foglie

L'allergia alla muffa è una reazione del sistema immunitario alle spore dei funghi microscopici, particelle di pochi micrometri che restano sospese nell'aria e vengono inalate senza che tu te ne accorga. In autunno la loro concentrazione cresce per un motivo preciso: le muffe si nutrono di materiale vegetale in decomposizione, e il tappeto di foglie cadute, bagnato dalle piogge e riscaldato dalle ultime giornate miti, è il terreno di coltura più ricco che possano trovare. Cortili ombrosi, aiuole, bordi dei viali e cumuli di foglie accantonati in giardino diventano così sorgenti continue di spore, soprattutto nelle ore umide del mattino. Al tempo stesso cambiano le abitudini in casa: si tiene chiuso per non far entrare il freddo, si accende il riscaldamento e la condensa si deposita su vetri e pareti esterne, dove le muffe trovano le condizioni per attecchire. Le specie che interessano di più gli allergologi sono Alternaria, la più sensibilizzante nel nostro Paese, con un picco che si prolunga fino a settembre e ottobre, e Aspergillus, che raggiunge le concentrazioni maggiori proprio tra autunno e inverno. Conoscere queste due fonti, quella esterna e quella domestica, ti aiuta a capire perché i disturbi si trascinano ben oltre la fine dei pollini.

Sintomi da riconoscere e come distinguerli da un raffreddore

I sintomi dell'allergia alla muffa riguardano soprattutto naso, occhi e bronchi: starnuti ravvicinati, naso che cola con secrezione chiara e acquosa oppure chiuso, prurito al naso, al palato e alla gola, occhi arrossati e lacrimanti, tosse secca che tende a peggiorare negli ambienti umidi e, in chi soffre di asma, respiro affannoso o fischi al torace. Spesso i disturbi si presentano al risveglio o quando si entra in un locale chiuso e poco arieggiato, e si attenuano all'aria aperta e asciutta. Poiché in questa stagione girano anche i primi virus respiratori, vale la pena imparare a distinguere le due situazioni. Il raffreddore arriva in modo graduale, può dare una lieve febbricola, produce un muco che nel giro di qualche giorno diventa denso e giallastro e si risolve da solo in circa una settimana. L'allergia invece non dà febbre, compare o si aggrava in modo brusco in rapporto all'esposizione, si accompagna quasi sempre a prurito e sintomi oculari e dura per settimane o mesi, finché le spore restano nell'aria. Se noti che i fastidi tornano ogni autunno, o che peggiorano in cantina, in bagno o quando rastrelli il giardino, hai un buon motivo per sospettare le muffe e parlarne con il medico.

Dove si nasconde la muffa in casa e come ridurla

La prevenzione in casa parte dall'umidità, perché senza acqua la muffa non cresce. I punti critici sono il bagno e la cucina, dove si produce vapore ogni giorno, le cantine, i garage e i ripostigli poco ventilati, le pareti fredde esposte a nord dietro armadi, letti e quadri, le guarnizioni del box doccia, i vasi delle piante tenuti sempre bagnati e i filtri di condizionatori e deumidificatori mai puliti. Controlla con regolarità questi punti e non trascurare l'odore di chiuso o le macchioline scure sul silicone: sono i primi segnali. Arieggia ogni giorno anche quando fa freddo, meglio con aperture brevi e complete piuttosto che con una finestra socchiusa per ore, e fallo subito dopo la doccia o la cottura. Scosta i mobili di qualche centimetro dalle pareti esterne, asciuga la condensa dai vetri al mattino e valuta un deumidificatore se il tuo appartamento è al piano terra o in una zona molto piovosa. Le piccole macchie su superfici lisce si eliminano con prodotti specifici indossando guanti e tenendo la finestra aperta; se la muffa riaffiora o interessa intonaci e cartongesso, è probabile che ci sia un'infiltrazione o un ponte termico da far valutare da un tecnico, perché pulire la superficie non basta. Meno spore in casa significa meno sintomi notturni e un sonno migliore.

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