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Fitness · Stretching

Stretching per chi lavora seduto: 10 minuti in ufficio

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Perché dieci minuti bastano e come distribuirli nella giornata

Perché dieci minuti bastano e come distribuirli nella giornata

Dopo le ferie il corpo torna a passare molte ore sulla stessa sedia, e il risultato si sente presto: collo rigido, spalle che salgono verso le orecchie, lombari indolenzite verso fine giornata. Lo stretching per chi lavora seduto serve proprio a interrompere questa immobilità prima che diventi dolore, e non richiede abbigliamento sportivo né uno spazio dedicato. Dieci minuti sono sufficienti se li usi bene, cioè scegliendo pochi allungamenti mirati alle zone che restano più ferme davanti al computer. Non è necessario farli tutti di seguito: puoi dividere il tempo in due o tre pause brevi, per esempio tre o quattro minuti ogni due ore, perché la costanza conta più della durata di una singola sessione. Per ogni posizione mantieni l'allungamento per circa 30 secondi, respirando con calma e senza molleggiare, poi torna lentamente alla posizione di partenza. Se hai difficoltà a ricordartene, imposta un promemoria sul computer: nelle prime settimane è il sistema più semplice per trasformare la pausa in un'abitudine.

Collo e spalle: gli allungamenti da fare senza alzarti dalla sedia

La prima pausa dedicala alla parte alta del corpo, che è quella più penalizzata dallo schermo e dal mouse. Siediti con la schiena staccata dallo schienale e i piedi appoggiati a terra, poi inclina lentamente la testa verso una spalla, come se volessi avvicinare l'orecchio, fino a sentire tirare il lato opposto del collo. Tieni la posizione per circa 30 secondi e ripeti dall'altra parte, senza aiutarti con la mano in modo brusco: il trapezio superiore reagisce meglio a una trazione dolce che a uno strattone. Per le spalle alterna due movimenti. Nel primo sollevale verso le orecchie, trattienile qualche secondo e lasciale cadere con un'espirazione lunga, ripetendo cinque o sei volte per sciogliere la tensione accumulata. Nel secondo intreccia le dita dietro la schiena, allontana le mani dai glutei e apri il petto, così allunghi i pettorali che la postura curva sulla tastiera tende ad accorciare. Chi usa a lungo il mouse può aggiungere un allungamento dei polsi: braccio teso davanti a te, palmo verso l'alto, e con l'altra mano porta delicatamente le dita verso il basso.

Schiena e anche: torsioni e flessori dopo ore sulla sedia

Nella seconda pausa passa alla schiena, che dopo ore in posizione seduta perde mobilità soprattutto nel tratto lombare e nelle anche. Un esercizio comodo alla scrivania è la torsione del busto: resta seduto con i piedi ben a terra, appoggia una mano sul bracciolo o sul bordo della sedia e ruota lentamente il tronco verso quel lato, accompagnando il movimento con lo sguardo. Mantieni per circa 30 secondi, torna al centro e cambia lato; il movimento deve partire dalla schiena, non dalle spalle, e restare lento per non irritare la colonna. Segui con l'allungamento dei flessori dell'anca, i muscoli davanti al bacino che si accorciano perché restano piegati tutto il giorno e tirano la zona lombare in avanti. Alzati, porta un piede indietro di un passo abbondante, piega leggermente il ginocchio davanti e spingi il bacino in avanti finché senti tirare davanti alla coscia della gamba dietro. Se non hai spazio, fai la versione seduta: una caviglia sul ginocchio opposto e busto inclinato in avanti con la schiena dritta, utile per glutei e piriforme. Chi soffre già di lombalgia dovrebbe chiedere al medico o al fisioterapista quali movimenti evitare.

Gambe, polpacci e accortezze per non farti male

L'ultima pausa è per le gambe, dove la circolazione rallenta di più quando resti seduto a lungo. Sotto la scrivania puoi estendere una gamba alla volta fino a portare il ginocchio dritto, tirando la punta del piede verso di te e tenendo la posizione per una decina di secondi: lavorano il polpaccio e la parte posteriore della coscia. In piedi, mentre aspetti la stampante o la macchina del caffè, sali lentamente sulle punte e torna giù in modo controllato per una ventina di ripetizioni, un gesto discreto che riattiva il ritorno venoso e rinforza le caviglie. Qualunque esercizio tu scelga, fermati al punto in cui senti tirare e non oltre: lo stretching non deve far male, e un dolore acuto o pungente è il segnale per interrompere. Evita gli scatti, mantieni una respirazione regolare e non trattenere il fiato nelle posizioni più intense. Se sei reduce da un infortunio, hai un'ernia o un dolore che dura da settimane, parlane prima con il medico o con un fisioterapista, perché alcuni allungamenti potrebbero non essere indicati. Con questa attenzione, dieci minuti ben distribuiti ti riportano a casa con meno rigidità e con una postura che regge meglio la giornata successiva.

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