Che cos'è la mammografia e perché se ne parla a ottobre
La mammografia è una radiografia del seno eseguita con raggi X a bassa dose da un apparecchio dedicato, il mammografo, che comprime la mammella tra due piastre per pochi secondi e ne ricava immagini dettagliate. Il radiologo vi cerca noduli, microcalcificazioni, asimmetrie o distorsioni della struttura ghiandolare: segni che possono comparire quando una lesione è ancora di pochi millimetri e non si avverte al tatto. Questa capacità di anticipare i sintomi la rende l'esame di riferimento per la diagnosi precoce del tumore al seno, perché una lesione scoperta presto si tratta con terapie meno invasive e con prospettive migliori. Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione senologica e le campagne di sensibilizzazione ricordano che la mammografia non è un esame da fare solo quando qualcosa preoccupa: esiste anche come controllo periodico per donne senza sintomi e, in questa veste, ha ridotto la mortalità per carcinoma mammario nei programmi di screening organizzati. Se non l'hai mai fatta o hai lasciato passare troppo tempo dall'ultima, questo mese è l'occasione per informarti e fissare un appuntamento.
A che età iniziare e ogni quanto ripetere l'esame
Non esiste un'età uguale per tutte, perché il momento giusto dipende dalla storia personale e familiare. In linea generale la mammografia si comincia intorno ai 40 anni, quando l'incidenza del tumore della mammella inizia a crescere, e dai 50 anni in su è raccomandata con regolarità, di solito ogni due anni. In Italia i programmi di screening del servizio sanitario invitano gratuitamente le donne tra i 50 e i 69 anni, e alcune regioni allargano la fascia: se rientri in queste età, verifica di aver ricevuto la lettera di invito e, in caso contrario, chiedi al tuo medico come aderire. Tra i 40 e i 49 anni spesso non si rientra negli inviti automatici, quindi parlane con il medico di base, il ginecologo o il senologo, che valuteranno la cadenza più adatta a te. Se in famiglia ci sono stati casi di tumore al seno o all'ovaio, il controllo può iniziare prima e seguire un calendario personalizzato, a volte integrato con l'ecografia o la risonanza magnetica. Lo stesso vale se noti un nodulo, una secrezione dal capezzolo, una retrazione della pelle o un cambiamento di forma: non aspettare la scadenza del controllo periodico, ma rivolgiti subito al medico, che prescriverà una mammografia diagnostica con gli approfondimenti necessari.
Come prepararsi il giorno della mammografia
La preparazione è semplice, ma qualche accorgimento migliora la qualità delle immagini. Il giorno dell'esame non applicare deodorante, talco, creme o profumi sulle ascelle e sul seno: i residui di questi prodotti possono comparire nella radiografia e confondersi con le microcalcificazioni. Scegli un abbigliamento a due pezzi, così dovrai togliere solo la parte superiore. Porta con te i referti e le immagini delle mammografie o ecografie precedenti, perché il confronto con gli esami passati aiuta il radiologo a distinguere un cambiamento reale da una caratteristica che hai sempre avuto. Se hai ancora il ciclo, prenota preferibilmente nei primi quattordici giorni dal suo inizio: in quella fase la ghiandola è meno tesa e meno densa, l'esame risulta più leggibile e la compressione dà meno fastidio. Se c'è la possibilità di una gravidanza, dillo prima al personale, perché l'esposizione ai raggi, pur minima, va valutata caso per caso. Durante l'esame il tecnico di radiologia posiziona ogni mammella sul piano del mammografo e la comprime per pochi secondi, in genere con due proiezioni per lato, una dall'alto e una obliqua: la pressione può risultare sgradevole, ma serve a distendere il tessuto e a ridurre la dose, e tutto si conclude in pochi minuti.
Dopo l'esame: referto, seno denso e approfondimenti
Al termine dell'esame non riceverai una risposta immediata: le immagini vengono refertate dal radiologo e, nei programmi di screening, spesso lette da due medici in modo indipendente. Il referto descrive la composizione del seno, cioè quanto tessuto ghiandolare c'è rispetto a quello adiposo, e segnala eventuali reperti da chiarire. Un richiamo per un approfondimento non significa che ci sia un tumore: nella maggior parte dei casi si tratta di un'area da osservare meglio con un ingrandimento, un'ecografia o, se serve, un prelievo di cellule con un ago sottile, e l'esito risulta benigno. Se hai un seno denso, la mammografia tradizionale può nascondere piccole lesioni; in questi casi il medico può affiancare l'ecografia mammaria o proporre la tomosintesi, una mammografia tridimensionale che studia il tessuto a strati. Ricorda che la mammografia non sostituisce la visita senologica né l'attenzione quotidiana al tuo corpo: continua a osservare il seno tra un controllo e l'altro e segnala al medico qualsiasi novità, anche se l'ultimo esame era regolare.





