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Salute · Valori del sangue

Emoglobina glicata: cosa indica e valori di riferimento

Aggiornato il 08 ottobre 20264 capitoli
Che cosa misura l'emoglobina glicata e perché guarda indietro di tre mesi

Che cosa misura l'emoglobina glicata e perché guarda indietro di tre mesi

L'emoglobina glicata, che sul referto trovi spesso indicata con la sigla HbA1c, è la quota di emoglobina dei globuli rossi a cui si è legata una molecola di glucosio. Il legame avviene in modo spontaneo e proporzionale alla quantità di zucchero che circola nel sangue: più la glicemia resta alta nel tempo, maggiore è la parte di emoglobina che risulta glicata. Poiché i globuli rossi vivono in media circa 120 giorni, questo valore non fotografa un singolo momento, come fa invece la glicemia a digiuno, ma restituisce l'andamento medio degli ultimi due o tre mesi. Per questo i diabetologi la considerano un indicatore di lungo periodo: un pasto abbondante la sera prima o una giornata particolarmente stressante non la spostano in modo apprezzabile, mentre un'abitudine alimentare sbilanciata protratta per settimane sì. Conoscere questa differenza ti aiuta a leggere il referto senza allarmarti per una glicemia occasionale e senza sottovalutare un valore medio che si mantiene elevato.

Valori di riferimento: come leggere percentuale e mmol/mol

Il risultato viene espresso in percentuale, cioè la frazione di emoglobina glicata sul totale, e sempre più spesso anche in mmol/mol, l'unità adottata dagli standard internazionali; molti laboratori riportano entrambe le forme sullo stesso referto. Secondo i criteri della diabetologia italiana, un valore inferiore al 6,0 per cento rientra nella normalità, la fascia tra 6,0 e 6,49 per cento indica un rischio elevato di sviluppare il diabete nei cinque anni successivi, mentre un valore uguale o superiore al 6,5 per cento, confermato in due prelievi eseguiti in momenti diversi, permette la diagnosi di diabete. Alcuni protocolli abbassano la soglia del prediabete già al 5,7 per cento, soprattutto se coesistono sovrappeso, familiarità o ipertensione. Tradotti in mmol/mol, i valori di una persona sana si collocano in genere tra 20 e 39, mentre la fascia tra 40 e 47 segnala una condizione che richiede controlli periodici e un intervento sullo stile di vita. Gli intervalli possono variare leggermente da un laboratorio all'altro: verifica sempre quelli stampati accanto al tuo risultato e ricorda che l'interpretazione finale spetta al medico, che valuta il dato insieme alla glicemia e alla tua storia clinica.

Perché il medico la prescrive e cosa significa un valore alto o basso

L'esame viene richiesto per confermare un sospetto di diabete in chi ha una glicemia alterata, per individuare precocemente il prediabete e, in chi è già in cura, per verificare se la terapia e le modifiche allo stile di vita stanno dando risultati. In quest'ultimo caso un valore inferiore a 53 mmol/mol, pari a circa il 7 per cento, rappresenta nella maggior parte dei casi l'obiettivo del trattamento, ma è il diabetologo a fissare il traguardo adatto alla singola persona, perché età, durata della malattia e altre patologie possono spostarlo. Un valore elevato indica che negli ultimi mesi lo zucchero nel sangue si è mantenuto sopra la norma e, se persiste, aumenta il rischio di danni a vasi, reni, occhi e nervi. Un valore basso, invece, non è sempre un buon segno in chi assume farmaci ipoglicemizzanti, perché può riflettere episodi ripetuti di ipoglicemia. Esistono poi condizioni che rendono il dato meno affidabile: anemie, carenza di ferro, emorragie recenti o alterazioni dell'emoglobina modificano la vita dei globuli rossi e con essa il risultato. Se rientri in uno di questi casi, segnalalo al medico, che potrà affiancare all'esame altre misurazioni.

Come si esegue l'esame, ogni quanto ripeterlo e cosa fare dopo il referto

Per misurare l'emoglobina glicata basta un prelievo di sangue venoso e, a differenza della glicemia, non è obbligatorio il digiuno: segui comunque le indicazioni del laboratorio, soprattutto se nello stesso prelievo vengono richiesti altri esami. In chi ha il diabete il controllo viene ripetuto in genere ogni tre o sei mesi, più spesso quando la terapia è stata modificata da poco o la glicemia è instabile, con cadenza più distesa quando i valori si mantengono stabili da tempo. Chi non ha una diagnosi ma presenta fattori di rischio, come familiarità, sovrappeso o pressione alta, può concordare con il medico una verifica periodica. La Giornata mondiale del diabete del 14 novembre è un'occasione utile per prenotare questo controllo, anche perché in quel periodo vengono spesso promosse iniziative di sensibilizzazione e screening. Se il referto mostra un valore nella fascia di rischio, evita i rimedi fai da te: porta il risultato al medico, che valuterà se ripetere l'esame, prescrivere ulteriori accertamenti e impostare un percorso su alimentazione e attività fisica. Intervenire quando il valore è ancora al limite ti dà la possibilità concreta di rallentare o evitare l'evoluzione verso il diabete.

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