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Calazio

Aggiornato il 25 agosto 20164 capitoli5 domande frequenti
Calazio su palpebra superiore

Calazio: cos'è e perchè si forma?

Il calazio è una patologia che riguarda l'occhio. Si tratta di una piccola cisti che si forma sulla palpebra superiore o inferiore in seguito all'infiammazione di una delle ghiandole di Meibonio, le ghiandole adibite alla produzione del sebo che serve alla lubrificazione dell'organo. Quando una di queste si infiamma, il dotto escretore si ostruisce e il sebo rimane intrappolato sottopelle. La ghiandola continua a produrne ma, non riuscendo a drenarlo, si gonfia dando origine alla pallina con cui si manifesta questa patologia.Molto spesso il calazio viene confuso con l'orzaiolo perchè visivamente sono simili. In realtà, l'orzaiolo ha origine batterica ed è molto doloroso inoltre, se ben curato, ha un decorso piuttosto breve, di circa due o tre giorni durante i quali espelle completamente il pus formatosi all'interno del rigonfiamento.

Trattamento del calazio

Nella maggior parte dei casi i soggetti colpiti non hanno sintomi dolorosi. Più che altro il rigonfiamento sull'occhio dà una fastidiosa sensazione di appesantimento della palpebra, specialmente se si ingrossa molto. Il calazio, inoltre, è comune nei pazienti che soffrono di blefarite, una fastidiosa infiammazione di origine batterica. In questo caso oltre alla formazione della cisti si assiste alla formazione di crosticine sulle ciglia, accompagnata da prurito e bruciore.Il trattamento della patologia dipende dalla gravità della stessa, dal fastidio che la cisti provoca e dall'età del paziente. Al comparire del calazio si cerca di arginarne il gonfiore ricorrendo a metodi naturali come impacchi caldi e lavaggi. Tuttavia, se la cisti cresce e comincia a premere sulla cornea l'unica soluzione è ricorrere all'intervento chirurgico.

Asportazione per via chirurgica

Se il calazio cresce troppo e non accenna a ridursi in maniera autonoma, l'unica soluzione praticabile è l'asportazione. Si tratta di una piccola operazione che viene eseguita dall'oculista in ambulatorio. Al termine dell'intervento, nelle prime ore post operatorie, non è infrequente che il soggetto operato avverta bruciore e gonfiore alla palpebra. In questo caso dovrà applicare colliri specifici prescritti dal medico. Esiste una procedura alternativa all'intervento chirurgico consistente nell'iniezione di corticosteoridi, per favorire lo svuotamento della cisti. Lo svantaggio di questa cura è che provoca lo chiarimento della pelle nell’area trattata e non è quindi indicata per chi ha la cute scura.Per evitare complicazioni, è necessario mantenere sempre una corretta igiene, quindi non toccare la zona malata con mani sporche e lavare spesso gli occhi.

Il calazio nei bambini

Questa patologia colpisce tanto gli adulti quanto i bambini. Anche in questo caso si assiste all'ostruzione di una ghiandola di Meibonio che impedisce la fuoriuscita del sebo lubrificante. Generalmente si manifesta con prurito, che il bambino cerca di contrastare sfregando con forza l'occhio. In tal modo ottiene però l'effetto contrario perché lo sfregamento, specialmente se fatto con le mani sporche, aumenta l'infiammazione e provoca dolore. Per questo motivo è una buona regola rivolgersi subito all'oculista.Di solito per i bambini non è consigliabile l'intervento chirurgico, poichè deve essere fatto in anenstesia totale, ma è sufficiente applicare impacchi caldi o tiepidi sull'occhio e aspettare la guarigione spontanea, che avviene entro 15-20 giorni. Se ciò non accade si ricorre a una terapia farmacologica fino alla completa guarigione.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra calazio e orzaiolo?
    La distinzione fondamentale risiede nella causa e nel dolore. L'orzaiolo è un'infezione batterica acuta, estremamente dolorosa e caratterizzata dalla presenza di pus; tende a risolversi rapidamente, in 2-3 giorni, dopo aver rilasciato il materiale infetto. Il calazio, invece, è una cisti sterile causata dall'ostruzione di una ghiandola di Meibomio che trattiene il sebo. Non è generalmente doloroso, ma provoca una sensazione di peso e fastidio meccanico. Visivamente possono sembrare simili, ma la natura infiammatoria diversa richiede approcci terapeutici distinti.
  • Come si può trattare un calazio a casa senza farmaci?
    Il primo approccio terapeutico consiste nell'applicazione di impacchi caldi o tiepidi sulla palpebra interessata per diverse volte al giorno. Il calore aiuta a sciogliere il sebo solidificato all'interno della ghiandola bloccata, favorendone il drenaggio spontaneo. È fondamentale abbinare ai impacchi una rigorosa igiene locale, lavando delicatamente la palpebra con soluzioni fisiologiche o detergenti specifici per evitare sovrainfezioni. Questa tecnica conservativa è efficace nella maggior parte dei casi, specialmente se iniziata tempestivamente.
  • Quando è necessario intervenire chirurgicamente per rimuovere il calazio?
    L'intervento chirurgico è indicato quando il calazio diventa molto grande, non regredisce dopo alcune settimane di trattamenti conservativi o, soprattutto, quando preme sulla cornea alterando la vista o causando astigmatismo. L'operazione è rapida e svolta in ambulatorio dall'oculista sotto anestesia locale. In alternativa, esiste la possibilità di iniettare corticosteroidi direttamente nella lesione per ridurne il volume, anche se questo metodo può causare ipopigmentazione della pelle circostante, rendendolo sconsigliato per pelli molto scure.
  • Come si gestisce il calazio nei bambini piccoli?
    Nei bambini il calazio è frequente e spesso accompagnato da prurito intenso, che porta il piccolo a strofinarsi gli occhi, aggravando l'infiammazione. La prima linea di intervento prevede impacchi tiepidi regolari e il controllo accurato dell'igiene delle mani del bambino. L'intervento chirurgico è raramente necessario poiché comporta l'uso di anestesia generale; si preferisce attendere la risoluzione spontanea, che solitamente avviene entro 15-20 giorni. Se la cisti persiste, il pediatra o oculista possono prescrivere terapie farmacologiche topiche specifiche.
  • È vero che il calazio è legato alla blefarite?
    Sì, esiste una forte correlazione. I pazienti affetti da blefarite, ovvero un'infiammazione cronica del bordo palpebrare di origine batterica, sono più predisposti alla formazione di calazi. La blefarite ostacola il corretto funzionamento delle ghiandole di Meibomio e favorisce la formazione di crosticine sulle ciglie, accompagnate da prurito e bruciore. In questi casi, il trattamento deve essere integrato: oltre alla gestione della cisti, è essenziale curare l'infiammazione palpebrare di base per prevenire recidive.

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