mangiare per nervosismo

la Dieta

fame nervosa

La fame nervosa, è un disturbo che colpisce le donne in particolare. E’ causata da una carenza d’affetto. Va curata con una terapia comportamentale ed esercizio fisico.

di Redazione

21 maggio 2013

Fame nervosa

La fame è una sensazione che viene controllata dall’ippotalamo, che invia all’organismo degli impulsi precisi, quando il livello di glicemia è eccessivamente basso. Questo meccanismo è assolutamente naturale. La fame nervosa, è scaturita invece da un malfunzionamento di questo delicato meccanismo: l’ippotalamo, invia all’organismo gli stessi impulsi inducendo il bisogno di procurarsi cibo, sia in caso di ipoglicemia, sia in caso di stress, o nervosismo. La problematica, affonda le sue radici nella mente dell’individuo, mediante la proiezione dello stesso disturbo sul cibo; la fame nervosa, è la conseguenza di fattori psicologici ben radicati: l’individuo, pur non avendo l’impulso della fame, è soggiogato da una forza superiore a questo stesso impulso, che lo induce ad ingurgitare del cibo, continuamente, o in determinati momenti, per sopperire ad un vuoto psicologico. Il mangiare, diventa un atto compulsivo, nevrotico, forte, irrefrenabile; l’individuo colto dalla fame nervosa, mangia non per reale senso di fame, ma per carenza d’affetto, per noia, per depressione, per tristezza, per solitudine. Il cibo, diventa dunque un sostituto di qualcosa che manca, una modalità di compensazione, una valida alternativa al vuoto, alla tristezza, al dolore, alla solitudine, alla noia. Il cervello, proietta sul cibo le aspettative risolutive rispetto al problema, dettate da una mancanza radicata che genera sofferenza. L’individuo, è dunque naturalmente portato a mangiare in maniera compulsiva tutte le volte che avverte questo stato di down, per appagare questo incolmabile senso di vuoto. La fame nervosa, è una patologia psicologica, un disturbo alimentare che può determinare altre patologie, come l’obesità, la bulimia, o altri disturbi fortemente radicati, legati al rapporto con il cibo. Questo disturbo si manifesta maggiormente nelle donne, di età compresa tra i diciotto ed i quarant’anni; la tendenza, è quella di mangiare di sera o di notte, per mancanza di sonno, presi da un raptus improvviso ed incontrollabile che spinge immediatamente al bisogno di cibo. Alla base di questa patologia, c’è dunque un bisogno affettivo molto forte, un’insoddisfazione radicata, che può fare eco ad una condizione psicologica recente, o anche trascorsa. L’individuo, tende inconsciamente ad riversare sul cibo le proprie frustrazioni, come quando da infante, la poppata costituiva il momento di appagamento che seguiva il pianto, sintomo di una qualche mancanza. Il neonato, utilizza la bocca, per mettersi in relazione con il mondo, cercando attraverso di essa di colmare la fame, il pianto, la mancanza materna. L’attaccamento al seno, rappresenta il riempimento del vuoto, la principale relazione col mondo, un attaccamento trasversale, che porta all’adempimento completo, alla conoscenza, al piacere.

Curare il disturbo

Questa problematica, va trattata con estrema delicatezza e attenzione: se l’individuo deve distaccarsi dal seno materno e dal concetto ad esso legato, dalle frustrazioni che sottendono a questo attaccamento, per evitare di ritrovarsi nelle condizione di doversi nuovamente attaccare al cibo per colmare i propri vuoti. Chi soffre di fame nervosa, mangia solitamente di notte, di nascosto, in modo frenetico e compulsivo, non facendo alcuna distinzione tra cibi dolci e salati. Di solito, dopo aver mangiato, l’individuo avverte un senso di appagamento e di rilassamento, seguito poi da un forte senso di colpa. L’istinto di mangiare non è controllabile, perché la fame, c’è, e va colmata come un naturale bisogno, la problematica è la causa ad essa sottesa. Per eliminare la fame nervosa, è necessario eliminare la causa che la determina: è importante scavare a fondo nella propria anima, capire cosa provoca rabbia, tristezza, frustrazione, senso di assenza. Il primo passo dunque, è quello di porsi degli interrogativi, ed eventualmente, cercare di consultare un terapeuta che aiuti l’individuo a fare un percorso che lo porti a colmare i vuoti che gli provocano attacchi d’ansia e nervosismo. Altro valido aiuto per combattere la fame nervosa, è praticare uno sport introspettivo rilassante, come lo yoga, il pilates, lo stretching, training autogeno. Queste discipline strettamente orientali, aiutano a rilassare lo spirito, a migliorare la forma fisica e a trovare la serenità mentale e fisica. Chi soffre di fame nervosa, può ricorrere all’uso di erbe calmanti come la camomilla, il tiglio, la melissa: suddette erbe aiutano a raggiungere uno stato di rilassamento, e inducendo al sonno, placano il senso di fame nervosa. Un’altra soluzione notevole, è l’assunzione di integratori alimentari che garantiscano un senso di sazietà, calmando, di contro il senso di fame. Questo disturbo legato al cibo, va combattuto e curato per tempo, perché in caso contrario, potrebbe indurre problematiche serie, come l’anoressia, la bulimia, l’obesità, patologie che determinano una serie di scompensi notevoli all’organismo, che possono risultare pericolosi per la salute. Mangiare sano e praticare esercizio fisico, aiuta a stare bene e tenersi in forma.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza fondamentale tra la fame fisiologica e la fame nervosa?
    La fame fisiologica è un segnale biologico chiaro inviato dall'ipotalamo quando i livelli di glicemia sono bassi, indicando un reale bisogno energetico del corpo. Al contrario, la fame nervosa nasce da un malfunzionamento emotivo: l'ipotalamo invia impulsi di fame in risposta a stress, ansia, solitudine o noia, piuttosto che a carenze nutrizionali. È un comportamento compulsivo in cui il cibo diventa un surrogato per colmare un vuoto psicologico o affettivo, senza che vi sia un effettivo bisogno metabolico.
  • Come posso distinguere se ho fame vera o solo nervosismo?
    Per distinguere le due forme, osserva il contesto e la tipologia di cibo desiderato. La fame fisiologica si presenta gradualmente, può essere soddisfatta da qualsiasi alimento nutriente e si placa dopo aver mangiato. La fame nervosa, invece, è improvvisa e urgente, spesso accompagnata da ansia. Inoltre, chi soffre di fame nervosa tende a crave specifici cibi ipercalorici, dolci o salati, e continua a mangiare anche dopo essersi saziati, provando poi sensi di colpa. Se mangi di nascosto o fuori dai pasti regolari, è probabile che sia una reazione emotiva.
  • Quali rimedi naturali ed erboristici possono aiutare a controllare gli attacchi di fame nervosa?
    L'erboristeria offre valide soluzioni calmanti per ridurre l'ansia che scatena gli attacchi. Erbe come la camomilla, il tiglio e la melissa hanno proprietà sedative che aiutano a rilassare il sistema nervoso, placando il nervosismo e favorendo il riposo notturno. Inoltre, l'assunzione di integratori alimentari specifici può contribuire a creare un maggiore senso di sazietà, riducendo l'impulsività verso il cibo. Questi rimedi agiscono sulla causa emotiva, offrendo un supporto complementare per gestire lo stress senza ricorrere al cibo come unica valvola di sfogo.
  • Che ruolo svolge l'esercizio fisico nel trattamento della fame nervosa?
    Lo sport, specialmente se introspettivo e rilassante come yoga, pilates o stretching, è fondamentale per contrastare la fame nervosa. Queste discipline non migliorano solo la forma fisica, ma promuovono la serenità mentale, riducono lo stress e aiutano a riconnettere mente e corpo. Praticare attività fisica regolare permette di canalizzare le emozioni negative come rabbia o tristezza in energia positiva, diminuendo la necessità di usare il cibo come meccanismo di compensazione. Inoltre, favorisce un migliore equilibrio ormonale e un sonno più ristoratore, riducendo i risvegli notturni legati alla fame emotiva.
  • È necessario un supporto psicoterapeutico per guarire dalla fame nervosa?
    Sì, poiché la fame nervosa ha radici profonde nella sfera psicologica e affettiva, il supporto professionale è spesso indispensabile. Un terapeuta può aiutare a identificare le cause scatenanti, come insoddisfazioni, traumi passati o carenze affettive, guidando il paziente a elaborarle invece di proiettarle sul cibo. Il percorso terapeutico mira a colmare i 'vuoti' interiori con strumenti sani, insegnando nuove strategie di gestione delle emozioni. Senza affrontare la radice del problema, il rischio di ricadute in comportamenti alimentari disfunzionali rimane alto.