Bellezzasalute.it · guide e consigli pratici
Fitness · In gravidanza

Parto eutocico

Aggiornato il 16 dicembre 20155 capitoli5 domande frequenti
Gravidanza

Gravidanza

La gravidanza costituisce un periodo di grande cambiamento per il fisico di una donna. Inevitabilmente ci si ritroverà ad accumulare peso e soprattutto la pancia lieviterà a vista d'occhio. Notevoli saranno anche gli sbalzi d'umore, qui gli ormoni si ritroveranno in una fase di grande cambiamento e sarà alquanto normale e comune ritrovarsi con una voglia di piangere senza alcuna motivazione. La gravidanza però non deve essere vista come una malattia, molto spesso le donne gravide si sentono giudicate come delle malate, ciò è un errore alquanto comune che commettono le varie persone. Sicuramente una donna incinta deve inevitabilmente essere più attente a degli sforzi fisici e anche all'alimentazione, ma può continuare liberamente a vivere la sua vita in modo tranquillo. Chiaramente se la gravidanza è a rischio bisogna prendere tutte le dovute precauzioni del caso, a tal proposito sarà poi il vostro ginecologo a guidarvi nei mesi di gestazione del feto.

Parto eutocico

Il momento più difficile di una gravidanza è sicuramente il parto, qui ormai la medicina ha fatto passi da gigante, ma esiste pur sempre una minima percentuale di pericolosità durante il parto. Siamo abituati a sentir parlare principalmente di due tipi di parto, quello naturale e quello cesareo. Nel primo caso però può esserci un'altra definizione, un termine tipicamente scientifico. Il parto naturale è spesso definito parto eutocico. Vogliamo a tal proposito approfondire in modo particolare il parto eutocico. Non è un termine utilizzato molto spesso in gravidanza, almeno dalla gente comune, ma è bene fare chiarezza sul parto eutocico. La definizione specifica di tale termine è alquanto semplice da comprendere, si parla di parto eutocico quando il feto e i vari annessi fetali sono espulsi in maniera assolutamente naturale attraverso il canale vaginale, senza quindi l'aiuto di alcun tipo di strumento. In realtà però il parto naturale non è solamente eutocico, può capitare ad esempio di dover invogliare il feto ad uscire in maniera naturale dalla vagina, in questo caso quindi si parla di parto distocico.

Parto distocico

Non per forza si fa riferimento ad un parto cesareo, esistono varie tecniche attraverso le quali è possibile facilitare l'espulsione del feto in maniera naturale, ma in questo caso non si può parlare di parto eutocico. Quest'ultimo avviene quindi spontaneamente, la donna insomma si ritroverà semplicemente a dover spingere, senza alcun tipo di complicazione. Questo dovrebbe essere anche il parto naturale per eccellenza, ma non sempre l'espulsione avviene con tale semplicità e i medici devono necessariamente lavorare al fine di garantire salute alla madre e al bambino. Solitamente quando subentrano delle complicazioni, non si riesce quindi a dar vita ad un parto eutocico, ci si aiuta con la classica ventosa che aderisce sulla testa del bambino, praticando una pressione molto dolce. E' uno dei metodi più usati per agevolare il parto naturale, ma qui si parla più precisamente di parto distocico.

Quattro fasi del parto eutocico

Quando però non subentra alcun tipo di complicazione, il parto eutocico solitamente segue delle fasi ben distinte che sono quattro. Vi è inizialmente la fase prodromica, poi quella dilatante, entrambe costituiscono il cosiddetto travaglio. Subentrano a tal proposito altre due fasi come quella espulsiva e il secondamento, si arriva quindi alla nascita del bambino con la conseguente espulsione della placenta. Cosa accade durante il travaglio? Qui la donna gravida inizierà ad avvertire delle contrazione che saranno dapprima molto sporadiche per poi intensificarsi nel momento in cui il parto eutocico si avvicina. La cervice uterina con il passar delle ore tenderà sempre più a dilatarsi, questo perché dovrà agevolare il passaggio del feto. Le contrazioni in seguito diventeranno sempre più frequenti ed intense, qui il dolore sarà forte, ma sopportabile in quanto la donna inizierà praticamente ad abituarsi allo sforzo a cui andrà incontro. Si arriva poi al momento della dilatazione completa, solitamente deve essere di dieci centimetri, qui la donna avvertirà, in concomitanza con le continue contrazioni, l'impulso di spingere. Durante quindi il parto eutocico tale espulsione avviene in modo del tutto naturale, la donna si ritroverà con un po' di sforzo a far nascere senza alcun problema il bambino.

Gravidanza nullipara o pluripara

C'è una differenza sostanziale tra le nullipare, donne alle prese con la prima gravidanza, e le pluripare, coloro che invece hanno già affrontato precedenti gravidanze. Si tratta del tempo, nel primo caso si può impiegare anche sei ore e più affinché le quattro fasi del parto eutocico arrivino alla loro conlusione. Nel secondo caso invece il tempo impiegato per il parto può essere intorno alle due ore e mezza. Per quel che riguarda la rottura spontanea delle membrane amniotiche, la classica rottura delle acque, essa può avvenire prima, durante oppure al termine del travaglio, è importante però che il liquido perso sia limpido, se invece presenta un colore torbido o scuro significa che c'è stata sofferenza fetale e in questo caso saranno i medici a prendere subito in considerazione il da farsi per salvare il piccolo.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza precisa tra parto eutocico e parto distocico?
    Il parto eutocico è un parto naturale completo che avviene senza alcuna assistenza meccanica o strumentale: il feto viene espulso esclusivamente grazie alle contrazioni spontanee e alla spinta materna. Al contrario, il parto distocico indica un parto naturale che richiede interventi medici per facilitare l'uscita del bambino, come l'uso della ventosa ostetrica o delle forceps. Entrambi avvengono vaginalmente, ma solo l'eutocico è considerato completamente spontaneo e privo di complicazioni che richiedano ausili esterni.
  • Quali sono le quattro fasi principali del parto eutocico?
    Il processo si articola in quattro fasi distinte. La prima è la fase prodromica, seguita dalla fase dilatante, insieme formano il travaglio vero e proprio durante il quale la cervice si apre fino ai 10 cm. La terza fase è quella espulsiva, in cui la madre spinge attivamente per dare alla luce il bambino. Infine, si verifica il secondamento, ovvero l'espulsione spontanea della placenta e degli annessi fetali, completando così il parto eutocico.
  • Come varia la durata del parto eutocico tra prime madri e donne che hanno già partorito?
    Esiste una differenza significativa legata all'esperienza precedente. Nelle donne nullipare (prime gravidanze), il parto eutocico può richiedere sei ore o più per completare tutte le fasi, poiché il corpo deve adattarsi per la prima volta. Nelle donne pluripare (che hanno già partorito), il processo è generalmente più rapido, potendo concludersi in circa due ore e mezza, grazie alla maggiore elasticità dei tessuti e alla familiarità del corpo con il meccanismo del travaglio.
  • È normale che le acque si rompano prima dell'inizio delle contrazioni?
    Sì, la rottura spontanea delle membrane amniotiche può verificarsi prima, durante o al termine del travaglio senza essere necessariamente anomala. Tuttavia, è fondamentale osservare il colore del liquido: se è limpido, è un segno positivo. Se il liquido appare torbido o scuro, potrebbe indicare una sofferenza fetale dovuta al meconio; in tal caso, è necessario un intervento medico immediato per monitorare la salute del neonato e gestire il parto in sicurezza.
  • Il dolore del parto eutocico è gestibile senza farmaci?
    Durante il parto eutocico, il dolore aumenta progressivamente man mano che le contrazioni diventano più intense e la cervice si dilata. Sebbene sia un dolore forte, molte donne lo trovano sopportabile perché il corpo si abitua allo sforzo e le contrazioni sono regolari. La natura spontanea del processo permette alla donna di utilizzare tecniche di respirazione e movimento per alleviare la tensione, anche se la gestione del dolore rimane una scelta personale da valutare con il team medico.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche