formula acido lattico

Medicina Sportiva

acido lattico

L’acido lattico, è una sostanza che viene prodotta dai muscoli sotto sforzo durante il lavoro anaerobico. Questa sostanza non è tossica, ma benefica.

di Redazione

17 aprile 2013

Acido lattico: che cos'è?

L’acido lattico, è un composto chimico prodotto dal nostro organismo: esso svolge un ruolo di massima importanza nei processi biochimici che vengono coinvolti durante l’esercizio fisico, ed interessano esclusivamente la fascia muscolare. L’acido lattico, viene prodotto dall’organismo, e precisamente dal sistema muscolare, durante la fase di lavoro anaerobico, che insiste prevalentemente sul rafforzamento di tutte le fasce muscolari. L’acido lattico, altrimenti apostrofato come lattato, è una sostanza non tossica per le cellule e tende a manifestarsi in correlazione di un eccessivo sforzo muscolare. Suddetta sostanza, viene continuamente prodotta dai globuli rossi anche a riposo, ma in ridotte quantità, mentre durante lo sforzo muscolare, viene prodotto acido lattico, che tende a provocare una sorta di indolenzimento della regione muscolare interessata, per tempo relativamente breve. Esiste dunque una differenza sottile tra il lattato e l’acido lattico: il primo viene continuamente prodotto dall’organismo, anche se questo si trova in una condizione di riposo, mentre il secondo, viene prodotto a seguito di uno specifico sforzo muscolare. Il lattato, in quanto composto chimico, manca di uno ione H+. L’acido lattico, può essere considerato come la risultante della glicolisi anaerobica, questo processo, viene apostrofato in questo modo, a causa della mancanza di ossigeno durante il processo stesso. Questa sostanza, viene prodotta dai muscoli per poi rifugiarsi nel cosiddetto torrente ematico, dove viene poi assorbito dal fegato, che lo trasforma successivamente in glucosio. Esistono delle specifiche differenze nella produzione di acido lattico in un soggetto non allenato, e in un soggetto allenato. La differenza sostanziale, sta nella produzione di questa sostanza, che in un soggetto non allenato, il lattato, è pari al cinquanta per cento, mentre quella di un soggetto allenato sarà più alta. Questo particolare, comporta una prima conseguenza: il soggetto non allenato, tenderà, (durante il lavoro anaerobico), a consumare un quantitativo eccessivo di ossigeno, eseguendo un allenamento “sbagliato”. Per migliorare la produzione di acido lattico, è importante effettuare un lavoro di resistenza, che dovrà maggiormente insistere su un lavoro aerobico. Altro fattore da tenere in considerazione, è che un soggetto che non si allena costantemente, avrà una produzione di lattato relativamente bassa, nettamente inferiore a quella di un soggetto allenato. Questo dato, influisce anche sulle capacità di recupero di un soggetto, che tende a mostrare una capacità di recupero doppia, sul piano del tempo, rispetto a un soggetto che invece risulta essere allenato.

Cosa fa

L’acido lattico, non può essere apostrofato come una sostanza “tossica”, in quanto viene riconvertito dal fegato e trasformato in glucosio; questo processo, prende il nome di ciclo di Cori. L’acido lattico, aumenta la sua produzione, quando il muscolo è sottosforzo, ad esempio, un atleta, produce una percentuale maggiore di acido lattico, rispetto ad un soggetto normale; c’è da sottolineare, però, che la produzione di acido lattico, è inversamente proporzionale rispetto all’allenamento del soggetto, questo significa, che se un soggetto allenato ed un soggetto non allenato corrono parimenti, alla stessa velocità, il soggetto non allenato, produrrà un quantitativo maggiore di acido lattico, e lo smaltirà con maggiore difficoltà, rispetto all’atleta. L’acido lattico, produce dolore, per cui, gli atleti che sono necessariamente impegnati, in un lavoro espressamente mirato che include attività anaerobiche lattacide, devono effettuare un lavoro che si basi su tecniche specifiche mirate: La prima tecnica si basa sullo sforzo continuo, mentre la seconda sul lavoro ad intervalli. L’acido lattico, produce il minimo dolore a seguito dello sforzo, ma non è il solo responsabile delle problematiche che interessano le fasce muscolari indolenzite. In realtà, il dolore proviene da una serie di micro lacerazioni, che interessano il tessuto muscolare sotto sforzo, che causano una sorta di infiammazione. L’acido lattico, è dunque una sostanza buona per il corretto funzionamento dei muscoli, poiché attiva una funzione protettiva, ed inoltre subisce una trasformazione: questa sostanza, viene trasformata in anidride carbonica per più del cinquanta per cento, una buona percentuale in glicogeno, un’altra percentuale in glucosio, ed in proteine. Oltre che nel nostro corpo, e quindi oltre al piano muscolare, l’acido lattico, viene prodotto a livello chimico, per combattere la presenza di diversi batteri che si annidano tra i denti, e insieme ai residui di cibo, causano la carie, una patologia relativamente grave, che interessa i denti. L’acido lattico, viene in questo caso, utilizzato come un vero e proprio regolatore di acidità. Le funzioni dunque sono diverse e assolutamente importanti: anche l’acido lattico, è necessario per far funzionare l’organismo in modo assolutamente corretto, per cui, non bisogna considerarlo tossico, ma indispensabile.

Domande frequenti

  • L'acido lattico è davvero la causa principale dei dolori muscolari post-allenamento?
    No, è un mito diffuso. L'acido lattico (o meglio lattato) viene smaltito dall'organismo entro un'ora dallo sforzo intenso e non rimane nei muscoli a causare dolore. I fastidi avvertiti 24-48 ore dopo l'attività fisica sono dovuti principalmente alle microlesioni delle fibre muscolari e all'infiammazione conseguente, nota come DOMS. L'acido lattico ha invece una funzione temporanea: permette di continuare l'esercizio ad alta intensità quando l'ossigeno scarseggia, per poi essere rapidamente convertito in energia o glucosio.
  • Come fa il corpo a eliminare l'acido lattico dopo l'allenamento?
    Il metabolismo dell'acido lattico avviene principalmente attraverso il Ciclo di Cori. Una parte significativa viene convertita direttamente in anidride carbonica e acqua per produrre energia. Un'altra quota viene trasportata dal sangue al fegato, che la trasforma nuovamente in glucosio (gluconeogenesi) per riutilizzarla come carburante. Infine, una piccola percentuale può essere impiegata per sintetizzare proteine o glicogeno. Questo processo è molto efficiente negli atleti allenati, che smaltiscono il lattato più velocemente grazie a una migliore capacità ossidativa muscolare.
  • Perché un soggetto non allenato produce più acido lattico di un atleta alla stessa intensità?
    La differenza risiede nell'efficienza metabolica e nella densità mitocondriale. Un soggetto non allenato ha una minore capacità di utilizzare l'ossigeno per produrre energia (metabolismo aerobico). Di conseguenza, ricorre precocemente alla glicolisi anaerobica, generando così maggiori quantità di lattato anche a intensità moderate. L'atleta, avendo un apparato cardiovascolare e muscolare ottimizzato, mantiene il metabolismo aerobico attivo più a lungo, ritardando l'accumulo di lattato e migliorando la resistenza allo sforzo.
  • Esiste una differenza chimica reale tra acido lattico e lattato?
    Sì, è una distinzione fondamentale. A pH fisiologico del sangue, l'acido lattico si dissocia quasi completamente in ioni lattato e ioni idrogeno (H+). È proprio l'accumulo di questi ioni H+ a causare l'acidificazione locale del tessuto muscolare, contribuendo alla fatica e al bruciore durante lo sforzo estremo. Il termine 'lattato' è quindi tecnicamente più accurato per descrivere la forma circolante nel sangue e nei tessuti durante l'attività fisica intensa, mentre 'acido lattico' indica la molecola completa.
  • Quali tipi di allenamento aiutano a migliorare la tolleranza all'acido lattico?
    Per aumentare la soglia di lattato e la capacità di smaltirlo, è efficace combinare due approcci. Il primo è il lavoro aerobico di base (resistenza), che migliora l'efficienza nell'uso dell'ossigeno e la densità mitocondriale. Il secondo è l'allenamento intervallato ad alta intensità (HIIT o lavori lattacidi), che abitua i muscoli a gestire e rimuovere il lattato nonostante la sua rapida produzione. Questa combinazione permette di posticipare l'affaticamento e recuperare più velocemente tra gli sforzi massimali.