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Tartaro

Aggiornato il 09 marzo 20174 capitoli5 domande frequenti
Formazione tartaro

Che cos'è il tartaro e come si forma sui denti

Il tartaro è un deposito duro, simile a una crosta, che si sedimenta nel corso del tempo sulle corone e sui colletti dei denti. La sua formazione è graduale e avviene quando i sali minerali contenuti nella saliva si depositano sulla placca dentale preesistente. Questi minerali rappresentano circa il 70% del tartaro e in particolare si tratta di calcio e fosforo; il resto dei sedimenti è costituito da materiale organico e batteri. In genere questi depositi interessano la superficie interna degli incisivi inferiori e quella esterna dei molari superiori: sono le zone vicine allo sbocco dei dotti delle ghiandole salivari e quindi quelle dove c'è una maggiore quantità di saliva. Detti anche calcoli, i sedimenti hanno una grande forza d'adesione, quindi non possono essere rimossi con lo spazzolino, ma con l'intervento di un igienista dentale. In genere hanno un colorito giallognolo, anche se sono presenti diverse variazioni di colore, provocate dalle sostanze con cui entrano in contatto, ad esempio il fumo di sigaretta.

Quali sono i tipi di tartaro esistenti

Esistono due tipologie diverse di tartaro: entrambe le forme si caratterizzano per essere dure e difficili da asportare, tuttavia presentano particolarità differenti. Ad esempio il tartaro sopragengivale si forma sulla corona dei denti sopra il margine gengivale ed è di colore bianco oppure giallo. Soltanto se si macchia, assume una colorazione differente. Il tartaro sottogengivale, invece, si forma al di sotto del margine gengivale ed è distribuito in maniera più uniforme su tutti i denti. Si caratterizza per assumere una colorazione marrone oppure nera; questo fatto è causato in parte dai prodotti di scissione del sangue proveniente dalle gengive infiammate. Questa tipologia può essere osservata scostando delicatamente la gengiva dal dente oppure è visibile attraverso la gengiva sotto forma di una zona scura.

Quali sono gli effetti del tartaro e la terapia

Proprio per il fatto di essere poroso, il tartaro non può essere mantenuto pulito e si ricopre continuamente di placca. Di conseguenza si provoca un effetto irritante nei confronti delle gengive a causa delle tossine combinate della placca e del tartaro: il risultato è l'infiammazione e la distruzione progressiva delle gengive e delle strutture di sostegno dei denti. In particolare bisogna prestare molta attenzione alla forma che si annida all'interno delle tasche parodontali. Infatti è correlato all'insorgere di patologie dentali e gengivali, la più pericolosa delle quali è la paradontite. Per questo motivo è molto importante per la salute del cavo orale sottoporsi a interventi specifici per asportare completamente il tartaro a intervalli regolari di tempo. Quest'operazione può essere svolta da un dentista, da un odontoiatra oppure da un igienista dentale.

Perchè sono importanti igiene dentale e prevenzione

Per combattere la formazione del tartaro risultano molto importanti alcuni accorgimenti, in particolar modo una corretta igiene dentale da effettuare in maniera regolare e continuata nel corso del tempo. La prevenzione riveste quindi un ruolo fondamentale e non deve essere tralasciata oppure trascurata. Occorre quindi pulire sempre i denti dopo aver mangiato usando spazzolino, dentifricio e collutorio. Molto efficace è l'impiego del filo interdentale per eliminare i residui difficili da raggiungere. Un'accurata igiene orale, una pulizia eseguita da professionisti e l'eliminazione di zone di ristagno come otturazioni mal rifinite dovrebbero ridurre o rallentare la comparsa del tartaro. Si consiglia inoltre di sottoporsi a periodiche visite di controllo divise l'una dall'altra da un intervallo variabile di 6-12 mesi. Il periodo può essere diverso a seconda della predisposizione individuale.

Domande frequenti

  • È possibile rimuovere il tartaro autonomamente a casa utilizzando spazzolini elettrici o prodotti specifici?
    No, una volta che la placca dentale si è calcificata trasformandosi in tartaro, non è più possibile rimuoverla con metodi domestici. Il tartaro è un deposito duro e fortemente aderente, composto principalmente da sali minerali come calcio e fosforo, che agisce come una crosta protettiva per i batteri. Gli strumenti disponibili per il consumo domestico, inclusi gli spazzolini elettrici e i fili interdentali, sono efficaci solo per prevenire la formazione iniziale della placca o per rimuovere residui alimentari morbidi. L'unica soluzione sicura ed efficace per l'asportazione completa del tartaro è l'intervento professionale di un igienista dentale o di un odontoiatra, che utilizza strumenti specifici (come ultrasuoni o curette) per staccare i depositi senza danneggiare lo smalto o le gengive.
  • Quali sono le differenze principali tra tartaro sopragengivale e sottogengivale?
    Le due tipologie si distinguono principalmente per la posizione rispetto alle gengive e per il colore. Il tartaro sopragengivale si forma sulla corona del dente, sopra il margine gengivale, ed è generalmente visibile; tende ad avere un colore bianco o giallastro, che può scurirsi a causa di fattori esterni come il fumo o l'uso di certi alimenti. Al contrario, il tartaro sottogengivale si sviluppa al di sotto del margine gengivale, nelle tasche parodontali. È spesso meno visibile direttamente, potendo apparire come una zona scura attraverso la gengiva, e presenta una colorazione tipicamente marrone o nera. Questo colore scuro è dovuto alla presenza di emoglobina derivante dal sanguinamento gengivale associato all'infiammazione. Entrambe le forme sono dure e richiedono rimozione professionale.
  • Quali sono i rischi per la salute legati alla presenza di tartaro non rimosso?
    La presenza di tartaro comporta seri rischi per la salute orale perché la sua struttura porosa trattiene continuamente placca batterica e tossine. Queste sostanze irritano costantemente le gengive, portando a infiammazioni croniche (gengivite) che, se non trattate, possono progredire verso la parodontite. La parodontite è una patologia grave che causa la distruzione progressiva dei tessuti di sostegno del dente, inclusa l'osso alveolare, portando potenzialmente alla mobilità e alla perdita dei denti. Inoltre, l'ambiente batterico creato dal tartaro contribuisce all'alitosi persistente. Poiché il tartaro non può essere pulito con lo spazzolino, diventa un focolaio infettivo costante che compromette l'igiene generale del cavo orale e richiede interventi medici tempestivi per arrestare il danno tissutale.
  • Con quale frequenza dovrebbe avvenire la pulizia professionale dei denti per prevenire il tartaro?
    Si raccomanda generalmente di sottoporsi a una pulizia professionale dei denti ogni 6-12 mesi. Questa frequenza standard permette di rimuovere efficacemente il tartaro accumulatosi nel periodo precedente e di monitorare lo stato di salute di denti e gengive. Tuttavia, l'intervallo ideale può variare da persona a persona in base alla propria predisposizione individuale alla formazione del tartaro, alla qualità dell'igiene domiciliare e alla presenza di condizioni specifiche come malattie parodontali pregresse o problemi occlusali. Chi ha una tendenza elevata alla calcificazione rapida della placca potrebbe necessitare di controlli più frequenti, magari ogni quattro-sei mesi, per mantenere un cavo orale sano ed evitare complicazioni gengivali.
  • Quali sono le zone del cavo orale più soggette alla formazione di tartaro?
    Il tartaro tende a formarsi preferenzialmente nelle aree dove la saliva fluisce in maggiore quantità, poiché i sali minerali contenuti nella saliva sono responsabili della calcificazione della placca. Le zone più colpite sono la superficie interna degli incisivi inferiori e la superficie esterna dei molari superiori. Queste posizioni corrispondono esattamente agli sbocchi dei principali dotti delle ghiandole salivari (sottomandibolari e parotidi). A causa di questa concentrazione salivare, la placca batterica in queste aree si mineralizza più rapidamente rispetto ad altre parti dei denti. Riconoscere queste zone critiche aiuta a focalizzare meglio l'attenzione durante l'igiene quotidiana, pur ricordando che la rimozione definitiva richiede comunque l'aiuto professionale.

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