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Yoga

ashtanga yoga

L’ashtanga è una disciplina che fa parte della branca dello yoga. Mira al raggiungimento della consapevolezza del se, mediante otto stadi di preparazione fisica e mentale.

di Redazione

11 marzo 2013

Ashtanga yoga

Lo yoga è una disciplina meditativa e ascetica di origine orientale, che mira alla perfetta congiunzione simbiotica tra corpo e mente, tra l’energia personale e quella dell’universale. Praticare lo yoga, significa mirare al raggiungimento di un equilibrio, di una stasi, di un punto di perfezione che mette in relazione il materiale e l’immateriale, il corpo e l’anima, l’essere e l’universo. Lo yoga può essere apostrofato come percorso personale, come filosofia di vita ed etica: lo yoga esplora ogni singola fibra dell’essere, trasale lungo l’essenza più intima, esalta la completezza dello spirito e di una natura ancestrale, profonda, nascosta. E’ l’etica del contatto, della presa di coscienza di se stessi, della ricerca spasmodica dell’equilibrio, della perfezione, della pace interiore. Il flusso energetico che pervade il corpo, attraversa la mente e lo spirito, e crea una congiunzione con l’ecosistema naturale assoluto, in una perfetta congiunzione tra il microcosmo e il macrocosmo. Lo yoga presenta diversi livelli di esercizi, movimenti corporali e pratiche atletiche che favoriscono il raggiungimento dell’equilibrio: la disciplina tende a diramarsi in diverse tecniche, ognuna delle quali, segue un percorso preciso, rispettando delle esigenze, mirando al benessere fisico e mentale. Lo yoga, è una disciplina multi sfaccettata, che si snoda in una serie di principi, regole e tipologie di allenamento a seconda dei limiti, delle possibilità e degli scopi che si intendono realizzare. L’ashtanga è una tipologia di yoga complesso: prevede otto livelli di allenamento per arrivare alla realizzazione del sé, alla consapevolezza del proprio corpo e all’esplorazione della propria mente. L’ashtanga, comprende una serie di tecniche, che codificano insieme lo yoga classico, e altri tipi di percorsi che consentono questo tipo di realizzazione.

Consapevolezza del se

L’ashtanga è una delle forme più antiche di suddetta disciplina, che mira al raggiungimento di una piena consapevolezza di se stessi, mediante il respiro, la postura e lo sguardo. Il termine ashtanga, possiede un significato preciso, “a otto livelli”, ciò significa che sono otto gli stadi da superare per raggiungere il pieno equilibrio interiore. Questo percorso, viene intrapreso per rinascere, per liberarsi, ed approdare sulla soglia di una nuova forma consapevolezza. Nella prima fase, vengono rispettate delle regole che mettono in armonia con il proprio essere e con gli altri. Questa specifica osservanza, rappresenta una sorta di preparazione spirituale e fisica alla disciplina dell’equilibrio, che mira a ristabilire un feeling tra flussi energetici. La prima fase, corrisponde a quella delle privazioni e del controllo: il praticante dovrà stabilire un contatto con gli esseri viventi, con la natura con l’universo; non dovrà offendere, calpestare, perseguitare, ma dovrà trasmettere al circondario vivente un flusso energetico positivo, controllando allo stesso tempo le emozioni, le passioni, evitando desideri di possesso fisico e morale. Questa prima fase di purificazione, è accompagnata da una seconda fase, quella della conservazione: il praticante, dovrà mantenere costante il rapporto con se stesso e con l’universo, conservando purezza, armonia e pace interiore. Il praticante deve sentirsi pieno, pervaso da una totalizzante forza positiva, da una completa sensazione di benessere, di completezza, che gli impediscono di desiderare altro; lo scopo del secondo stadio è arrivare alla pratica della meditazione, della concentrazione, della consapevolezza del se. Il terzo stadio, interessa le posizioni e dunque l’essere materiale in un determinato punto. Le posizioni devono essere morbide, comode, rilassanti: lo scopo dell’ashtanga è quello di realizzare l’equilibrio tra materia e spirito, per cui durante le fasi della meditazione sarà necessario assumere una postura morbida. Il quarto stadio, si concentra sulla respirazione: il praticante ispira ed espira, continuamente, ma in maniera lenta e pausata. E’ lo stesso respiro, lento e controllato, che consente di restare saldamente ancorati al presente, al momento che si sta vivendo, all’armonia, al respiro stesso. Il quinto stadio, viene apostrofato come stadio del ritiro spirituale: la concentrazione di sposta su se stessi, sulla propria parte interiore, per poi tornare all’esterno nel sesto stadio. In questo stadio, la concentrazione si sposta su un oggetto esterno, che diventa l’unico motivo di concentrazione che fa sparire il resto del mondo. Il penultimo stadio, corrisponde a quello della massima concentrazione: è questa una fase preparatoria all’ultimo stadio, l’ottavo, dove si realizza la massima estasi fisica e mentale. L’ashtanga è una frangia dello yoga decisamente impegnativa, che comporta una serie di sforzi mentali e fisici: per realizzare suddetta pratica è necessario partire da una muscolatura elastica e ben allenata. Il respiro è la parte centrale di questo esercizio poiché esso riporta sistematicamente all’esterno e all’interno, verso l’universo e verso noi stessi.

Domande frequenti

  • Cosa significa esattamente il termine 'Ashtanga' e quali sono i suoi otto livelli?
    Il termine Ashtanga deriva dal sanscrito e significa letteralmente 'otto membra' o 'otto livelli'. Questa pratica yogica si basa sull'antica tradizione classica e prevede un percorso strutturato in otto tappe fondamentali per raggiungere l'equilibrio totale tra corpo, mente e spirito. I primi due stadi riguardano l'etica e la purificazione: Yama (non violenza e rispetto verso gli altri e la natura) e Niyama (disciplina personale e conservazione della purezza interiore). Seguono Asana (le posture fisiche morbide e stabili) e Pranayama (il controllo consapevole del respiro). Gli ultimi quattro stadi sono introspettivi: Pratyahara (ritiro dei sensi), Dharana (concentrazione su un oggetto esterno), Dhyana (meditazione profonda) e Samadhi (lo stato finale di estasi e realizzazione suprema).
  • È adatta ai principianti o richiede una preparazione fisica specifica?
    L'Ashtanga è considerata una delle forme di yoga più complesse e impegnative, sia dal punto di vista fisico che mentale. A differenza di altre discipline più dolci, questa pratica richiede una muscolatura elastica e ben allenata per eseguire correttamente le sequenze di pose. Per questo motivo, non è generalmente consigliata come prima esperienza assoluta senza una preliminare valutazione fisica. Tuttavia, il principio fondamentale è il rispetto dei propri limiti: chi è alle prime armi dovrebbe iniziare gradualmente, magari sotto la guida di un istruttore qualificato, per sviluppare la flessibilità necessaria e apprendere la corretta sincronizzazione tra movimento e respiro, evitando così rischi di infortunio.
  • Qual è il ruolo centrale del respiro nell'allenamento Ashtanga?
    Nell'Ashtanga, il respiro (Pranayama) non è solo un accessorio, ma il cuore pulsante dell'intera pratica. Viene descritto come il ponte che collega il microcosmo interno al macrocosmo universale. Durante l'esecuzione delle posture, il praticante deve inspirare ed espirare in modo continuo, lento e pausato. Questo ritmo consapevole permette di restare saldamente ancorati al momento presente, trasformando l'atto fisico in una meditazione in movimento. Il respiro controllato aiuta a gestire lo sforzo fisico, a calmare la mente e a mantenere l'armonia energetica, garantendo che ogni movimento sia fluido e non forzato, favorendo così la concentrazione e la stabilità interiore.
  • Come influisce la pratica sulla gestione delle emozioni e dello stress?
    L'Ashtanga agisce profondamente sulla sfera emotiva attraverso un processo di purificazione e controllo. Nei primi stadi, si insegna a controllare le passioni e ad evitare desideri di possesso, trasmettendo energia positiva all'ambiente circostante. Man mano che si progredisce verso i livelli interiori, la pratica invita a ritirare l'attenzione dai sensi esterni (Pratyahara) per concentrarsi esclusivamente sull'interno. Questo distacco dalle distrazioni mondane riduce l'ansia e lo stress quotidiano, permettendo al praticante di sviluppare una pace interiore stabile. La combinazione di sforzo fisico e meditazione crea uno spazio mentale chiaro, favorendo la resilienza emotiva e la capacità di reagire con equilibrio alle sfide della vita.
  • Quali benefici porta la pratica regolare di Ashtanga Yoga?
    La pratica regolare dell'Ashtanga offre benefici multidimensionali. Fisicamente, migliora notevolmente la flessibilità, la forza muscolare e la resistenza cardiovascolare grazie alla sequenza dinamica di pose. Mentalmente, affina la concentrazione e la memoria, poiché ogni movimento deve essere accompagnato da una precisa visualizzazione e respirazione. Sul piano spirituale ed emotivo, promuove una profonda consapevolezza di sé, portando a una maggiore serenità e a una visione più chiara della propria posizione nel mondo. Infine, stimola il sistema nervoso e linfatico, favorendo la disintossicazione dell'organismo e migliorando la qualità generale del sonno e del benessere quotidiano.