Infezione generata piorrea

Bocca

Piorrea

Tra le più comuni afflizioni che riguardano la bocca, scopriamo qualcosa di più sulla piorrea, la malattia infiammatoria che colpisce il parodonto.

di Redazione

14 febbraio 2017

Che cos'è la piorrea

Definita anche parodontite o malattia parodontale, la piorrea è una malattia subdola e fastidiosa che colpisce l'intero assetto del parodonto, l'apparato che sorregge i denti, costituito da osso alveolare, legamento parodontale e gengive. Questo tipo di malattia, che esplode quasi in modo asintomatico, se tardivamente diagnosticata o trattata in modo superficiale, può portare alla perdita dei denti e a un'infezione perenne alle gengive, derivante dal progressivo riassorbimento dell'osso. Portando con sé un’abbondante fuoriuscita dal parodonto di sangue misto a pus di colore giallo, la piorrea compromette la masticazione e la funzione dentinale, rendendo pressoché impossibile il recupero dei denti, ancorché in buono stato di salute, essendo privi di carie. Diverse sono le cause che possono portare a una parodontite irreversibile. Tra le più note riscontrate in odontoiatria, si riscontrano la predisposizione genetica e l'abuso di sigarette e alcolici, oltre che una scarsa igiene orale.

Come riconoscere e curare efficacemente la piorrea

Pu essendo, nella maggior parte dei casi, quasi del tutto asintomatica, la piorrea porta con sé dei segnali che sarebbe opportuno non sottovalutare. Sensibilità dentinale accentuata, alitosi persistente, gengive arrossate e doloranti al semplice tocco, spostamento dei denti, sanguinamento e fuoriuscita di pus, rappresentano solo alcuni degli indici da tenere sotto controllo. Non presentando subito una sintomatologia dolorosa, la piorrea è accertabile attraverso una periodica visita odontoiatrica oppure sottoponendosi a un controllo radiologico combinato alla verifica dello stato dell'osso alveolare, della gengiva e del legamento parodontale. Nonostante le cause dell'insorgere della malattia restino ancora sconosciute, si presume che la piorrea inizi a manifestarsi con una maggiore formazione di placca dentale accompagnata da tartaro. I batteri, in questo modo, irritano le gengive in modo sempre più persistente, arrivando a distruggere l'osso e le gengive in modo lento ma inesorabile.

Come curare la piorrea nel modo migliore

Anche se in passato si faceva ampio ricorso alla chirurgia, oggi l'insorgenza della piorrea può essere evitata o, quantomeno, tenuta sotto stretto controllo. Oltre alla detartrasi professionale, altrimenti definita pulizia dei denti eseguita da un medico dentista e all'inevitabile igiene orale - con lavaggio dei denti ogni volta che si mangia, uso di filo interdentale e collutorio specifico per ogni fascia d'età - la piorrea può essere combattuta eliminando fumo e alcolici, per evitare che le tossine in essi contenute possano favorire il proliferare dei batteri, responsabili della lenta ma continua erosione di denti e gengive. Il primo passo da compiere è recarsi da un professionista del settore, odontoiatra o dentista, per sottoporsi a una sessione di rimozione di placca e tartaro al di sotto dei denti o all'altezza delle gengive. Nei casi meno gravi di piorrea, questo trattamento articolato in più sessioni e svolto grazie all'ausilio di un laser ad alta potenza, è sufficiente a ristabilire il corretto assetto del cavo orale, rimuovendo i batteri responsabili dell'infezione. La cura, tempestiva ed efficace, si rivela molto utile per debellare la malattia allo stadio iniziale.

L'intervento chirurgico e gli altri rimedi

Pur se presa in tempo, all'insorgere dei primi sintomi, la piorrea può richiedere qualche intervento di tipo chirurgico. In questo caso, però, il trattamento è invasivo e doloroso, sia nella fase dell'operazione sia nella fase del decorso post-operatorio. Gli interventi chirurgici possono essere di due tipi differenti, uno resettivo e l'altro rigenerativo. Nel primo caso, il chirurgo procede al rimodellamento osseo, realizzando una plastica gengivale; nel secondo caso, con l'intervento rigenerativo, l'osso e la gengiva possono essere recuperati, utilizzando biomateriali, ossa e membrane di tipo autologo, appartenenti allo stesso paziente. Ovviamente, la scelta di procedere a un trattamento piuttosto che a un altro, non è casuale: va valutato attentamente il grado di riassorbimento dell'osso e dell'infezione della gengiva. Per controllare le infezioni batteriche ed evitare penose recidive, il medico può ordinare la somministrazione di antibiotici, quali doxiciclina e clorexidina.

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Domande frequenti

  • Quali sono i primi segnali che indicano la presenza di piorrea?
    La piorrea, o parodontite, spesso progredisce in silenzio, ma alcuni campanelli d'allarme sono inequivocabili. I sintomi principali includono gengive rosse, gonfie e dolenti al tatto, che tendono a sanguinare durante lo spazzolamento o l'uso del filo interdentale. Un altro segnale chiave è l'alitosi persistente, causata dai batteri presenti nelle tasche parodontali. Potresti notare anche una sensibilità dentinale aumentata verso cibi caldi o freddi, la sensazione che i denti siano diventati più lunghi a causa del ritiro gengivale, o addirittura uno spostamento della posizione dei denti. Se osservi pus tra dente e gengiva, la situazione richiede attenzione immediata.
  • È possibile guarire dalla piorrea senza chirurgia?
    Nei casi lievi e moderati, la piorrea può essere gestita efficacemente senza interventi chirurgici invasivi. La terapia di prima linea consiste nella detartrasi professionale, ovvero la rimozione accurata di placca e tartaro, specialmente dalle aree sotto la linea gengivale dove lo spazzolino non arriva. Spesso questa procedura viene integrata con la levigatura radicolare per lischiare le superfici delle radici e impedire nuovi accumuli batterici. L'uso di laser ad alta potenza può aiutare a sterilizzare le tasche parodontali. Tuttavia, il successo dipende strettamente dall'igiene domiciliare rigorosa e dall'astensione dal fumo, fattori cruciali per arrestare la progressione della malattia.
  • Come cambia la cura nei casi gravi di piorrea?
    Quando la malattia ha causato un significativo riassorbimento osseo o profonde tasche parodontali, potrebbero essere necessari interventi chirurgici. Esistono due approcci principali: quello resettivo e quello rigenerativo. Nel trattamento resettivo, il chirurgo rimuove il tessuto infiammato e rimodella l'osso per facilitare la corretta igiene domestica. Al contrario, l'intervento rigenerativo mira a recuperare i tessuti perduti, utilizzando membrane, biomateriali o innesti ossei (spesso prelevati dal paziente stesso) per stimolare la ricrescita di osso e gengiva. La scelta dipende dalla gravità del danno e dalla valutazione specialistica del dentista.
  • Il fumo influisce realmente sullo sviluppo della piorrea?
    Sì, il fumo è uno dei fattori di rischio più significativi per lo sviluppo e la progressione della parodontite. Le sostanze tossiche presenti nelle sigarette compromettono la circolazione sanguigna nelle gengive, riducendo la capacità del corpo di combattere le infezioni batteriche e di guarire i tessuti. Di conseguenza, i fumatori sviluppano la piorrea più facilmente e in forma più grave rispetto ai non fumatori. Inoltre, il fumo maschera i sintomi classici come il sanguinamento gengivale, ritardando la diagnosi. Smettere di fumare è essenziale per migliorare l'efficacia delle cure e prevenire recidive.
  • Quanto dura il periodo di recupero dopo un intervento parodontale?
    I tempi di recupero variano in base alla complessità dell'intervento. Dopo una semplice detartrasi o levigatura radicolare, il disagio è minimo e si risolve in pochi giorni. Per gli interventi chirurgici, invece, il decorso post-operatorio può essere più lungo e talvolta doloroso. È comune avvertire gonfiore, dolore e difficoltà nell'aprire la bocca per diversi giorni. La guarigione completa dei tessuti molli richiede alcune settimane, mentre la stabilizzazione dell'osso può impiegare mesi. Seguire scrupolosamente le indicazioni del dentista, inclusi eventuali antibiotici (come doxiciclina) e collutori antisettici (come la clorexidina), accelera il processo e riduce il rischio di infezioni.

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