Ginocchio e crociato posteriore

Dolori alle gambe

Legamento crociato posteriore

La lesione lieve del legamento crociato posteriore guarisce da sola grazie al tutore. Nei casi gravi la ricostruzione chirurgica risolve il problema.

di Redazione

18 gennaio 2016

Le cause della rottura del legamento crociato posteriore

Il legamento crociato posteriore collega il femore alla tibia, insieme ad altri legamenti. Tra tutti è il più resistente e non si rompe troppo spesso. Quando però succede il paziente ha problemi a decelerare quando corre, a scendere le scale o a camminare in pendenza e nelle torsioni della gamba. Generalmente la lesione del legamento è provocata da un violento impatto, sovente come trauma durante lo sport. Di solito avviene quando un oggetto duro colpisce il ginocchio piegato. Esempi tipici sono l'impatto contro il cruscotto in un incidente in auto, il calciatore o rugbista che cade sul ginocchio flesso o sbatte contro un avversario. La lesione viene valutata tramite radiografia e spesso anche con risonanza magnetica. Di solito la lesione isolata del legamento tende a risolversi spontaneamente con il tempo.

La diagnosi e i tre gradi di lesione del legamento

La diagnosi precoce della rottura del legamento crociato posteriore è importante per cercare di lasciarlo guarire in una posizione ben stabile invece che in posizione non funzionale o allungata. La risonanza magnetica serve a valutare le lesioni acute ma non è tanto utile in caso di lesione cronica perché può mostrare un legamento sano che però non è funzionale in quanto guarito in posizione anomala e perciò è allungato. Per la diagnosi della rottura il medico visita il paziente controllando la traslazione posteriore del ginocchio. Le lesioni del crociato posteriore si dividono in tre gradi:- il 1° grado indica una lesione parziale e ridotta;- il 2° grado indica la lesione completa;- nel 3° grado si ha la lesione completa con legamento non funzionale.Le lesioni dei primi due tipi non richiedono intervento chirurgico e si curano con un tutore.

La terapia con il tutore e l'intervento chirurgico di ricostruzione

Il crociato posteriore con lesione di 1° e 2° grado grazie al tutore che lo mantiene in una posizione funzionale e alla riabilitazione del muscolo quadricipite tornerà in perfetta forma. La rottura completa del legamento con traslazione posteriore della tibia sul femore superiore agli 8 mm rendono necessaria la ricostruzione chirurgica. L'intervento è eseguito nei pazienti più giovani per restituire la piena funzionalità al ginocchio e per ridurre i rischi di artrosi futura. Nei soggetti con età compresa tra 35 e 45 anni l'operazione è effettuata solo se si tratta di atleti agonisti o se le condizioni del legamento impediscono anche le normali attività quotidiane. Nello sportivo di alto livello l'intervento viene effettuato il prima possibile, appena l'articolazione avrà ripreso la mobilità completa, in flessione ed estensione, evitando che la lesione diventi cronica.

La tecnica dell'intervento ricostruttivo del crociato posteriore

La tecnica dell'intervento di ricostruzione chirurgica del legamento crociato posteriore consiste in un trapianto di tessuto tendineo prelevato dal quadricipite, dai flessori o dalla rotula dello stesso paziente o, in alcuni casi, di un donatore di organi, per evitare ulteriori danni al paziente. L'operazione si svolge in artroscopia, con minuscoli fori nella pelle, telecamere e microstrumenti, e consente un rapido recupero della funzionalità dell'arto inferiore. L'intervento permette al paziente di flettere il ginocchio da 0° a 90° in posizione prona fin dal primo giorno. Per circa 6 mesi occorre che sia indossato un tutore per diminuire lo stress della gravità sulla parte posteriore del ginocchio. Il paziente può iniziare un carico parziale con stampelle, dopo un mese e mezzo dalla ricostruzione. L'attività agonistica sarà ripresa dopo 6-10 mesi.

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Domande frequenti

  • Come si distingue un danno lieve da uno grave al legamento crociato posteriore?
    Le lesioni vengono classificate in tre gradi clinici. Il primo grado indica una rottura parziale del legamento, mentre il secondo grado corrisponde alla sua rottura completa ma ancora funzionale. Il terzo grado è il più severo: il legamento è completamente rotto e non garantisce stabilità, causando una traslazione posteriore della tibia superiore agli 8 millimetri. Questa distinzione è fondamentale perché determina la scelta terapeutica: i primi due gradi possono essere gestiti conservativamente, mentre il terzo richiede quasi sempre un intervento chirurgico per ripristinare la meccanica articolare.
  • È vero che il legamento crociato posteriore si rompe meno frequentemente degli altri?
    Sì, il legamento crociato posteriore è anatomicamente molto più resistente rispetto al suo omologo anteriore. Tuttavia, quando subisce una lesione, questa è solitamente causata da traumi ad alta energia. Gli scenari più comuni includono incidenti stradali (impatto del ginocchio contro il cruscotto) o infortuni sportivi, come cadute dirette sul ginocchio flesso nel rugby o nel calcio. A differenza delle lesioni anteriori, quelle posteriori sono meno frequenti ma spesso associate a meccanismi traumatici più violenti e specifici.
  • Quando è necessario operare e quando basta il tutore?
    La decisione dipende dall'entità della lesione e dallo stile di vita del paziente. Lesioni di primo e secondo grado rispondono bene alla terapia conservativa con tutore e riabilitazione specifica del quadricipite. L'intervento chirurgico è indicato nei casi di rottura completa con instabilità significativa (terzo grado), specialmente nei giovani e negli atleti agonisti per prevenire l'artrosi precoce. Nei soggetti tra i 35 e i 45 anni, l'operazione viene valutata solo se il dolore limita le attività quotidiane o se si pratica sport ad alto livello, altrimenti si opta per la riabilitazione.
  • Quanto dura il recupero dopo l'intervento di ricostruzione?
    Il percorso di recupero è graduale e richiede pazienza. Dopo l'intervento in artroscopia, il paziente può muovere il ginocchio già dal primo giorno, ma deve indossare un tutore protettivo per circa sei mesi per proteggere il nuovo tessuto. Il carico completo sulle gambe inizia intorno al quarto mese. Il ritorno allo sport agonistico è generalmente consentito tra i sei e i dieci mesi post-operatori, a seconda della risposta individuale alla riabilitazione e del consolidamento del trapianto tendineo.
  • Quali sintomi indicano un problema al crociato posteriore?
    I segnali principali riguardano l'instabilità e la difficoltà motoria. Il paziente avverte spesso incapacità a decelerare efficacemente mentre corre, oppure dolori e cedimenti durante la discesa delle scale, il cammino in pendenza negativa o nelle fasi di torsione del ginocchio. Questi sintomi emergono perché il legamento, danneggiato, non riesce più a stabilizzare correttamente la tibia rispetto al femore, compromettendo la fluidità e la sicurezza dei movimenti quotidiani e sportivi.

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