Prelievo genetico gravidanza

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Prelievo genetico gravidanza

La gravidanza è un periodo speciale pieno di gioie ma anche di paure riguardanti la salute del bambino, con un semplice prelievo si possono avere molte informazioni sulla salute del bambino.

di Redazione

13 marzo 2019

Prelievo genetico

La gravidanza è per una coppia un momento magico fatto di entusiasmo, attesa e complicità. Non bisogna però nascondere che le apprensioni non mancano, soprattutto quando si pensa alla salute del nascituro. Rispetto al passato i metodi di indagine si sono molto affinati: è possibile sapere con largo anticipo, e con un buon margine di sicurezza, se ci sono delle anomalie genetiche e quindi prendere una decisione con una buona consapevolezza. Recentemente è stato introdotto un nuovo metodo di screening: il test genetico: ecco di cosa si tratta.

Che cos’è il prelievo genetico?

È un test di recente introduzione che, grazie all’analisi genetica, consente di indagare la presenza di alcune anomalie particolarmente frequenti. È una pratica che si sta diffondendo velocemente perché unisce una bassa invasività (si tratta, in pratica, di un prelievo di sangue) ad una ottima accuratezza predittiva. La tecnica si basa sulla ricerca di cellule del feto (in realtà della placenta) nel sangue della madre: naturalmente sono poche ma, con le tecnologie in possesso di alcuni laboratori, è possibile moltiplicarle. Si otterrà così il materiale biologico sufficiente per portare a termine l’indagine, soprattutto a proposito delle anomalie cromosomiche. L’unico lato negativo è ancora il prezzo, non ancora accessibile a tutti.

Quando effettuarlo perché dia risultati apprezzabili?

Essendo un normale prelievo può essere fatto in qualsiasi momento, ma è consigliabile attendere che ci siano in circolo cellule fetali in misura sufficiente. I laboratori di analisi consigliano di fissare l’appuntamento a partire dalla decima settimana, precisando però che il periodo ideale è intorno alla dodicesima. Ci sono però delle eccezioni! La prima riguarda chi vuole sapere con largo anticipo il sesso del nascituro: alcune malattie si manifestano solo negli individui maschi. Se vi è una familiarità è fondamentale essere a conoscenza da subito di dover effettuare poi ulteriori indagini. Vi è poi l’incognita del fattore Rh del feto, se la madre è negativa: il suo sistema immunitario di quest’ultima potrebbe causare malformazioni o aborti. In entrambi i casi si può procedere già dalla nona settimana.

Che cosa si può scoprire con questo test?

Il test ha enormi potenzialità e in futuro potrà indagare un gran numero di anomalie genetiche, ma anche patologie che si manifesteranno durante la vita del nascituro, aiutando a prevenirle con lo stile di vita. Per il momento è però importante concentrarsi solamente sulle analisi che danno risultati attendibili. Lo screening genetico attualmente è il miglior metodo per accertare le anomalie cromosomiche, in particolare la sindrome di Down, quella di Patau e quella di Edwards. Bisogna però precisare che il test è molto attendibile quando si tratta di escludere con certezza la malattia. Non è raro però che dia dei falsi positivi. Non è quindi il caso di allarmarsi subito: teniamo però presente che sarà imperativo ricorrere ad ulteriori test (amniocentesi o villocentesi): più sicuri, anche se purtroppo invasivi.

Posso fare solo il test genetico fetale?

È una domanda che viene posta spesso in ambito ospedaliero. Essendo così poco invasivo si spera di poter evitare altre indagini più fastidiose. In particolare molte chiedono se possono sottrarsi alle ecografie ed eventualmente ad amniocentesi e villocentesi. La realtà è che questo screening del DNA rappresenta la vera frontiera verso il futuro, ma attualmente è ancora ben lontano dall’essere efficace a 360°:è utilissimo quando si tratta di anomalie genetiche diffuse e molto conosciute, ma non è ancora possibile escludere quelle rare. Inoltre i risultati sono solo “stime di rischio” e mai vere e proprie diagnosi. Sotto questo profilo le analisi tradizionali sono ancora di gran lunga più affidabili. L’ecografia del primo trimestre, poi, resta e resterà sempre indispensabile.

A chi è particolarmente consigliato?

Il test del DNA fetale può essere preso in considerazione davvero da tutte le gestanti: anche il prezzo, infatti va via via diminuendo. Il fatto che dia la certezza al 99% dell’assenza della sindrome di Down permette già a molte persone di evitare il rischio di indagini più approfondite (che diventerebbero praticamente obbligatorie superata una certa età). Negli ultimi anni è stato poi introdotto un ulteriore strumento da tenere in massima considerazione: la consulenza genetica. Consiste nel valutare attentamente la storia clinica dei genitori, ottenendo dei parametri da tenere in considerazione quando verranno in seguito effettuate le analisi. Oltre all’età di mamma e papà vengono prese in considerazione le patologie che li affliggono o che hanno afflitto i loro ascendenti.

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Domande frequenti

  • Quali sono le principali anomalie cromosomiche rilevabili tramite il test del DNA fetale?
    Il test del DNA fetale, noto anche come NIPT, è uno screening altamente accurato per identificare le principali anormalità cromosomiche numeriche. Le condizioni più comunemente analizzate includono la Sindrome di Down (Trisomia 21), la Sindrome di Patau (Trisomia 18) e la Sindrome di Edwards (Trisomia 13). Grazie all'analisi del DNA libero circolante nella matrice sanguigna materna, derivante dalla placenta, il test offre un alto tasso di sensibilità nel rilevare queste specifiche alterazioni genetiche, rappresentando oggi uno degli strumenti diagnostici prenatali non invasivi più avanzati disponibili.
  • In quale settimana di gravidanza è consigliabile eseguire il prelievo genetico?
    Sebbene tecnicamente possibile dopo la nona settimana, il momento ottimale per effettuare il prelievo del DNA fetale è generalmente intorno alla dodicesima settimana di amenorrea. Questo intervallo temporale garantisce una concentrazione sufficiente di frammenti di DNA fetale nel sangue materno, massimizzando l'affidabilità dei risultati. Tuttavia, in casi specifici come la necessità di determinare precocemente il sesso del feto per malattie legate al cromosoma Y, o per valutare il fattore Rh in madri negative, il test può essere anticipato già dalla nona settimana, seguendo sempre le indicazioni specifiche del laboratorio e del medico curante.
  • I risultati del test genetico sono definitivi o servono conferme invasive?
    È fondamentale comprendere che il test del DNA fetale rimane uno screening e non una diagnosi definitiva. Fornisce una stima del rischio, spesso molto alta per l'esclusione di certe anomalie, ma può generare falsi positivi. Pertanto, un risultato positivo o ad alto rischio richiede sempre una conferma attraverso esami diagnostici invasivi come l'amniocentesi o la villocentesi, che analizzano direttamente il materiale genetico fetale. Solo questi ultimi metodi offrono certezza assoluta, mentre il prelievo ematico materno indica probabilità statistiche che devono essere interpretate con cautela dal medico specialista.
  • Chi dovrebbe considerare l'opzione del test del DNA fetale?
    Attualmente, il test è consigliato a tutte le donne in gravidanza, indipendentemente dall'età o dai fattori di rischio tradizionali, poiché offre un'elevata accuratezza nell'escludere le trisomie comuni. È particolarmente utile per le future mamme over 35, per ridurre l'ansia legata ai rischi delle procedure invasive, e per quelle con precedenti familiari di malattie genetiche. Inoltre, la consulenza genetica preliminare aiuta a personalizzare l'approccio, valutando la storia clinica dei genitori. Con la progressiva diminuzione dei costi, questa opzione diventa accessibile a un pubblico più ampio, offrendo maggiore serenità fin dalle prime fasi.
  • Il test del DNA fetale sostituisce le ecografie di routine?
    No, il test del DNA fetale non sostituisce in alcun modo le ecografie ostetriche. Mentre il prelievo genetico analizza il codice chromosomico per individuare anomalie specifiche, l'ecografia è indispensabile per monitorare lo sviluppo morfologico del feto, la vitalità cardiaca, la crescita e la corretta formazione degli organi. Entrambi gli esami sono complementari: l'ecografia fornisce dati strutturali e fisiologici cruciali per la gestione della gravidanza, mentre il test genetico offre informazioni molecolari. Disdire le visite ecografiche in favore del solo test genetico sarebbe un errore grave per la salute del nascituro.

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