Intervento al femore

Qualche precisazione sull'intervento al femore

L'intervento al femore ha caratteristiche diverse a seconda che la frattura sia intracapsulare, pertrocanterica o sottotrocanterica. Prima dell'intervento al femore, tuttavia, ogni paziente viene sottoposto a una serie di analisi che comprendono esami del sangue, delle urine, elettrocardiogramma e radiografia del torace. Per procedere con l'operazione, infatti, è necessario accertare l'eventuale presenza di infezioni del tratto urinario che potrebbero estendersi anche all'anca in seguito all'intervento. L'intervento al femore può avvenire in anestesia spinale o, nella maggior parte dei casi, generale. Durante l'operazione il paziente viene trattato con antibiotici la cui somministrazione continua per le ventiquattro ore successive all'operazione. Ma cosa succede esattamente durante l'intervento chirurgico ? Quali tecniche vengono utilizzate ?
Femore anatomia

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Intervento per frattura intracapsulare

Illustrazione femori Le fratture intracapsulari sono quelle fratture che intervengono a livello della testa e del collo del femore e che sono localizzate, generalmente, all'interno della capsula. Nel caso si verifichi una frattura di questo tipo l'intervento al femore consisterà essenzialmente nel fissaggio della testa, o nella sua sostituzione con una protesi. In generale il chirurgo può scegliere di procedere affrontando l'operazione o lateralmente o posteriormente. Egli può scegliere di fissare la frattura con particolari viti, mediante pinning percutaneo. Le viti consentono di stabilizzare il femore e l'anca e permettono una guarigione più veloce. Un intervento di questo tipo non risulta essere particolarmente invasivo e presenta una percentuale di rischio molto ridotta, ma può essere effettuato solo entro le dodici ore circa dal trauma.

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Intervento per fratture pertrocanteriche

Radiografia femore rotto Le fratture pertrocanteriche, invece, sono quelle fratture che si verificano tra la testa del femore e il piccolo trocantere. Il piccolo trocantere è una prominenza ossea di dimensioni ridotte sul quale di inseriscono i principali muscoli dell'anca. La frattura può verificarsi anche tra il piccolo trocantere e il grande trocantere, altra sporgenza sul quale si inseriscono muscoli importanti dell'anca. L'intervento per queste tipologie di frattura prevede l'utilizzo di un chiodo endomidollare. Si tratta da un chiodo con una forma tale da consentire una maggiore stabilizzazione della frattura, grazie alla riduzione e alla compressione dell'osso fratturato. Per collocare il chiodo si procede con una foratura praticata nel grande trocantere e con l'inserzione del chiodo nel canale midollare. Il chiodo, poi, viene fissato grazie a una vite inserita nel chiodo fino a raggiungere il collo del femore.


Intervento al femore: Intervento per fratture sottotrocanteriche

Medico chirurgo Le fratture sottotrocanteriche si verificano in una zona dell'osso che si trova all'incirca due o tre centimetri al di sotto del piccolo trocantere. Anche la maggior parte di queste fratture vengono trattate con un intervento al femore che permette di inserire un chiodo endomidollare. In questo caso però viene inserita una vite o una placca che ha lo scopo di catturare la testa del femore, il collo o la zona immediatamente sottostante se interessata dalla rottura. Rispetto alle altre tipologie di fratture quest'ultima è in generale maggiormente instabile e necessita di grosse placche in metalo e viti di grandi dimensioni, oltre a una significativa ossoriduzione. Un intervento al femore di questo tipo è quindi maggiormente impegnativo e pericoloso e il decorso e la riabilitazione di gran lunga più lenti.



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