Alcuni cibi allergenici

Allergie e Intolleranze

Prove intolleranze alimentari

Le prove per le intolleranze alimentari rivelano quale cibo provoca delle reazioni negative. Ce ne sono di vari tipi e riguardano più di 100 alimenti.

di Redazione

03 giugno 2016

La diagnosi delle intolleranze alimentari e la dieta ad esclusione

Dal punto di vista statistico, sono affetti da intolleranze alimentari circa il 3% degli italiani. I primi sintomi che possono far pensare ad un'intolleranza riguardano l'apparato digerente, come dolore all'addome, senso di gonfiore, diarrea, vomito e anche stanchezza. Il medico eseguirà prima un'anamnesi del soggetto e della sua famiglia, oltre ad una visita e quindi deciderà di sottoporre il paziente ad uno o più dei vari test specifici disponibili, per individuare l'alimento o gli alimenti responsabili. Tra i cibi che più frequentemente sono causa di intolleranza ci sono: il frumento, il latte e i derivati, il lievito, le uova e la frutta secca. La prima prova può essere la dieta ad esclusione, eliminando per 2 settimane un cibo o gruppo di cibi. La scomparsa dei sintomi è utile per effettuare una diagnosi. Dopo la sospensione segue la reintroduzione dei cibi sospetti.

I test per valutare eventuali allergie agli alimenti

Le prove per le intolleranze alimentari comprendono quelle convenzionali ed altre che non lo sono. I classici test allergologici appartengono alla prima categoria e sono: Prick Test, Prick by Prick, RAST, Prist e il Test di Scatenamento. Nel Prick Test e nel Prick by Prick vengono applicati sulla pelle degli allergeni e si osservano le eventuali reazioni negative. Il RAST e il Prist prevedono un prelievo di sangue per la ricerca di anticorpi (immunoglobuline) specifici e totali. Nel Test di Scatenamento vengono somministrati al paziente, per via orale, degli allergeni alimentari per valutarne le reazioni sintomatiche. Queste prove comunque si eseguono per escludere una vera e propria allergia che provoca una determinata reazione del sistema immunitario all'alimento. Ad essi sono abbinati esami clinici, spirometria e visita medica.

Le prove per le intolleranze alimentari non convenzionali

Questo tipo di test non fa parte degli strumenti di diagnosi offerti dal Servizio Sanitario Nazionale. Uno di questi è l'ALCAT Test il quale prevede un prelievo di sangue del paziente per la misurazione strumentale delle variazioni di volume dei granulociti neutrofili (globuli bianchi) quando entrano in contatto con l'alimento sospetto. Il Citotest, il Bryan-Test ed il Nu-Tron si basano sullo stesso principio ma la dimensione dei globuli bianchi e le loro variazioni sono valutate direttamente al microscopio ottico perciò i risultati possono essere differenti in base all'operatore e poco riproducibili. Il DRIA si basa sulla misurazione della riduzione della forza muscolare in seguito al contatto della mucosa orale o nasale con l'alimento dannoso. Il paziente esegue un esercizio per il quadricipite femorale e un computer misura il calo di prestazione.

I test elettrodiagnostici per le intolleranze alimentari

Tra i test elettro-diagnostici per le intolleranze alimentari c'e il Vega Test, basato sulla fisica quantistica, nel quale il soggetto in esame tiene un elettrodo con la propria mano collegato ad un dispositivo che rileva l'energia. Il circuito è chiuso da una punta metallica che l'operatore poggia ad un dito del paziente. Estratti degli alimenti da valutare sono inseriti uno alla volta nella macchina che controlla la reazione del corpo. Prove simili sono Mora, Sarmtest e Bio Strenght Meter. Tra le prove per le intolleranze alimentari c'è anche il Creavutest nel quale il soggetto tiene un puntale elettromagnetico sull'indice della mano destra e nella sinistra un magnete. Un computer invia alcuni impulsi elettromagnetici al dito, simili a quelli che il cibo dannoso dovrebbe dare all'intestino. Secondo l'agopuntura per il dito indice passa il meridiano intestinale.

Domande frequenti

  • Quali sono i sintomi principali che dovrebbero farmi sospettare un'intolleranza alimentare?
    I segnali più comuni coinvolgono principalmente l’apparato digerente e includono dolore addominale, forte senso di gonfiore, diarrea e talvolta vomito. Tuttavia, le manifestazioni non sono solo gastrointestinali: molti pazienti riportano stanchezza cronica, mal di testa o problemi cutanei. Poiché questi sintomi sono aspecifici e possono derivare da numerose cause, è fondamentale consultare un medico specialista. Solo attraverso un’anamnesi accurata e una visita clinica completa si può stabilire se esiste un legame reale tra l’ingestione di certi alimenti e la comparsa dei disturbi, evitando autodiagnosi errate.
  • Cosa sono i test allergologici convenzionali e quando servono?
    I test convenzionali, come il Prick Test, il RAST e il Prist, sono strumenti medici validati per diagnosticare vere e proprie allergie IgE-mediate, non semplici intolleranze. Il Prick Test applica allergeni sulla pelle per osservare reazioni locali, mentre il RAST e il Prist analizzano il sangue alla ricerca di anticorpi specifici. Questi esami sono essenziali per identificare ipersensibilità immediate e potenzialmente gravi (come shock anafilattico) verso alimenti comuni come arachidi, crostacei o uova. Vanno distinti dai test per intolleranze ritardate, poiché il meccanismo immunologico coinvolto è diverso e richiede approcci diagnostici specifici.
  • Come funziona la dieta ad esclusione e perché è considerata una prova diagnostica?
    La dieta ad esclusione è spesso il primo passo pratico per identificare un’intolleranza. Consiste nell’eliminare rigorosamente un alimento sospetto o un intero gruppo di cibi (come latticini o glutine) per un periodo limitato, solitamente due settimane. Se durante questo intervallo i sintomi scompaiono completamente, si ha un indizio forte che quell’alimento fosse la causa. Per confermare la diagnosi, segue la fase di reintroduzione graduale: se i sintomi tornano dopo aver mangiato quel cibo, il legame causale è quasi certo. È una metodica semplice ma efficace, da condurre sotto supervisione medica per evitare carenze nutrizionali.
  • I test non convenzionali come ALCAT o il test Vega sono affidabili scientificamente?
    No, la maggior parte dei test non convenzionali non è riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale né offerta dal Servizio Sanitario Nazionale per la diagnosi di intolleranze. L’ALCAT Test misura cambiamenti nei globuli bianchi, mentre il Vega Test si basa su principi di fisica quantistica e misurazioni della resistenza cutanea, privi di fondamento biologico provato. Studi clinici hanno dimostrato che questi metodi producono risultati imprevedibili, influenzati dall’operatore o da fattori casuali, e non correlati alle reali reazioni fisiologiche dell’organismo. Affidarsi a tali test può portare a diete restrittive inutili e dannose; è preferibile optare per protocolli diagnostici validati.
  • Quali sono gli alimenti che causano più frequentemente intolleranze?
    Statisticamente, gli alimenti che provocano maggiori reazioni avverse sono il frumento (spesso legato al glutine o alle proteine della farina), il latte e i suoi derivati (intolleranza al lattosio), le uova, il lievito e la frutta secca. Questi cibi contengono composti complessi che alcune persone faticano a digerire o che innescano risposte infiammatorie non allergiche. È importante notare che l’intolleranza al lattosio, ad esempio, dipende dalla carenza dell’enzima lattasi, mentre quella al frumento può riguardare diverse componenti. Identificare esattamente quale componente è problematica è cruciale per una gestione corretta della dieta senza eliminare inutilmente nutrienti preziosi.