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Integratori alimentari

Acido linoleico coniugato

L'acido linoleico coniugato, noto con la sigla CLA, è un acido grasso essenziale presente nella carne e nei derivati dei ruminanti.

di Redazione

16 settembre 2016

Che cos'è l'acido linoleico coniugato

L'acido linoleico coniugato è un acido grasso essenziale, ossia è una sostanza che non può essere prodotta dall'organismo umano e, perciò, va assunta tramite l'alimentazione. I ruminanti, primi fra tutti i bovini, invece, sintetizzano tale acido grasso grazie alla loro particolare alimentazione e alla presenza di batteri specifici nello stomaco. L'acido linoleico coniugato appartiene al gruppo degli omega 6 e, per la sua particolare conformazione chimica, è stato molto studiato in laboratorio, in quanto gli esperimenti in vitro hanno rivelato delle potenzialità piuttosto interessanti imputabili a questo acido grasso polinsaturo. La funzione preventiva degli omega 6, se coniugati a omega 3, nei confronti di malattie coronariche, ipertensione e diabete sono note. L'acido linoleico coniugato, però, in laboratorio presenta delle potenzialità benefiche aggiuntive. La ricerca su questo fronte, però, non è priva di ostacoli.

I potenziali benefici

I benefici che vengono attribuiti all'acido linoleico coniugato sono frutto di esperimenti in vitro. La comunità scientifica ha moltiplicato l'interesse per tale sostanza a partire dalla sua scoperta, avvenuta nel 1979 grazie a Michael W. Pariza. Egli scoprì l'esistenza di una sostanza che, al contrario degli altri acidi grassi della carne bovina cotta alla griglia, sembrava avere proprietà anticancerogene. Tale scoperta fu confermata da studi successivi, i quali, inoltre, hanno attribuito ulteriori proprietà benefiche all'acido linoleico coniugato. Per esempio sembra avere un effetto benefico sul sistema cardiovascolare e su quello immunitario, poiché riduce il rischio di sviluppare malattie autoimmuni e potenzia, invece, le risposte specifiche. È in grado, inoltre, di incrementare la massa magra a discapito di quella grassa. Tale scoperta ha comportato lo sviluppo di un mercato di integratori alimentari contenenti tale sostanza.

Controversie scientifiche

Una parte della comunità scientifica, di fronte al successo e all'interesse riscossi dall'acido linoleico coniugato, non ha potuto fare a meno di riflettere attentamente sulle conseguenze dei recenti studi in laboratorio. Il primo dato che salta all'occhio, infatti, è l'assenza di trials clinici su esseri umani in grado di confermare gli esperimenti in vitro. I benefici dell'acido linoleico coniugato, dunque, sono solo potenziali. Gli esperimenti più recenti, oltre a ridimensionare l'entusiasmo, hanno anche verificato la possibile esistenza di effetti collaterali che possano addirittura surclassare i benefici supposti. Sembra che l'acido linoleico coniugato possa incidere sulla colesterolemia aumentando i valori di LDL, il colesterolo "cattivo", a discapito di quelli dell'HDL, il colesterolo "buono". Il CLA favorisce, inoltre, l'azione ossidativa dei radicali liberi a discapito dei lipidi presenti nel sangue. Questi due effetti incidono negativamente sul rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare, come l'aterosclerosi, per esempio. La sostanza, poi, è incompatibile con alcune patologie croniche in quanto causa l'aumento dei biomarkers infiammatori nel sangue.

Alimentazione e integratori

L'acido linoleico coniugato è naturalmente presente nella carne bovina e nei prodotti caseari vaccini. Altre fonti, anche se più modeste rispetto a latte e derivati, sono l'olio di girasole e l'olio di cartamo. Da queste risorse vegetali vengono solitamente estratte le sostanze impiegate negli integratori alimentari contenenti acido linoleico coniugato. Gli integratori a base di CLA sono diffusi soprattutto tra gli sportivi che vogliono aumentare la massa muscolare e tra chi vuole perdere massa. Queste due funzioni del CLA, infatti, anche se ridimensionate in intensità, restano verificate dagli ultimi esperimenti scientifici. Il dosaggio di tali integratori varia in base alla fonte da un minimo di 2 grammi di CLA giornalieri, fino a un massimo di 6,4 grammi. Il dosaggio più accreditato si aggira sui 3,5 grammi giornalieri. Nausea e dolore addominale sono gli effetti collaterali più lamentati, perciò è preferibile assumere tali integratori durante i pasti.

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Domande frequenti

  • L'acido linoleico coniugato (CLA) è efficace per la perdita di peso e l'aumento della massa muscolare?
    Il CLA è spesso utilizzato da sportivi e persone che desiderano modificare la composizione corporea, poiché alcuni studi suggeriscono che possa favorire l'incremento della massa magra riducendo contemporaneamente il tessuto adiposo. Tuttavia, è fondamentale chiarire che questi benefici sono stati osservati principalmente in modelli animali o in vitro; nelle ricerche cliniche sull'uomo, l'impatto risulta significativamente più ridotto e variabile da individuo a individuo. Pertanto, non considerare il CLA come una soluzione miracolosa per dimagrire rapidamente, ma piuttosto come un coadiuvante marginale all'interno di un regime alimentare equilibrato e di attività fisica costante.
  • Quali sono i principali rischi per la salute associati all'assunzione di integratori di CLA?
    Nonostante le promesse pubblicitarie, l'uso di integratori di CLA comporta rischi concreti per la salute cardiovascolare. Alcuni studi indicano che il CLA potrebbe alterare il profilo lipidico, aumentando i livelli di colesterolo LDL ('cattivo') e diminuendo l'HDL ('buono'), fattore che favorisce l'aterosclerosi. Inoltre, questa sostanza sembra promuovere l'ossidazione dei radicali liberi e aumentare i biomarcatori infiammatori nel sangue, peggiorando potenzialmente condizioni croniche preesistenti. Per questi motivi, l'assunzione prolungata ad alte dosi senza supervisione medica è sconsigliata, specialmente a chi soffre già di problemi cardiaci o metabolici.
  • In quali alimenti naturali si trova l'acido linoleico coniugato?
    Le fonti alimentari più ricche di CLA provengono dai ruminanti, in particolare dalla carne bovina e dai latticini derivati da vacche alimentate con erba. Questo perché i batteri nello stomaco dei bovini convertono gli acidi grassi vegetali in CLA. Sebbene presenti in quantità minori, si può trovare anche in carni ovine e caprine. Tra le fonti vegetali, l'olio di girasole e l'olio di cartamo contengono precursori del CLA, ma le concentrazioni sono nettamente inferiori rispetto ai prodotti animali. Consumare carne e formaggi di qualità, preferibilmente provenienti da allevamenti estensivi, rappresenta il modo più sicuro per introdurre questa sostanza senza i rischi legati agli integratori concentrati.
  • Quale dosaggio giornaliero viene considerato standard per gli integratori di CLA?
    Nel mercato degli integratori, il dosaggio raccomandato varia generalmente tra i 2 e i 6,4 grammi al giorno, a seconda della concentrazione del prodotto e degli obiettivi specifici. Tuttavia, la dose considerata più accreditata dalla letteratura scientifica per tentare di ottenere eventuali effetti positivi sulla composizione corporea si attesta intorno ai 3,5 grammi giornalieri. È importante notare che dosaggi superiori non garantiscono risultati migliori e possono aumentare il rischio di effetti collaterali gastrointestinali, come nausea e dolori addominali. Per minimizzare questi disturbi, si consiglia di suddividere la dose quotidiana assumendola durante i pasti principali.
  • Perché ci sono così tante controversie scientifiche riguardo ai benefici del CLA?
    La comunità scientifica rimane divisa sul CLA principalmente perché molti dei suoi presunti benefici derivano da studi condotti in laboratorio (in vitro) o su animali, che non sempre si traducono negli stessi effetti nell'essere umano. Manca ancora un consenso ampio basato su trial clinici robusti e a lungo termine sull'uomo che confermino definitivamente efficacia e sicurezza. Inoltre, mentre alcuni studi ne evidenziano i potenziali effetti antitumorali o metabolici, altri rilevano effetti pro-infiammatori e negativi sul metabolismo lipidico. Questa discrepanza rende difficile stabilire linee guida universali, spingendo gli esperti a consigliare cautela e a privilegiare il consumo attraverso l'alimentazione naturale rispetto all'integrazione sintetica.

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