Tampone vulvare

Condizioni preliminari per tampone vulvare

Prima di presentarsi in ambulatorio per fare un tampone vulvare, ci sono alcune condizioni che vanno rispettate. Innanzitutto, bisogna comunicare all’accettazione se si stanno seguendo delle terapie farmacologiche: alcuni farmaci possono infatti interferire con le analisi, motivo per cui è bene evitare di usare farmaci ad uso locale, come ad esempio pomate ed ovuli, nelle 24 ore che precedono l’esame. Nello stesso lasso di tempo, bisogna evitare di avere rapporti sessuali di qualsiasi tipo e di eseguire irrigazioni vaginali. Se si stanno seguendo terapie chemioterapiche, esse vanno sospese nelle 72 ore antecedenti il tampone vulvare; lo stesso vale anche per gli antibiotici locali e generali. Infine, non bisogna essere nel periodo mestruale (nemmeno nel primo e nell’ultimo giorno quando le perdite ematiche sono leggere), e bisogna lavarsi solo la sera precedente, per non rischiare di alterare troppo la flora batterica.
Prima del tempone vulvare

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Come avviene l'esame del tampone vulvare?

Arrivare tranquille all'esame Come detto in precedenza, lo svolgimento di questo esame è molto semplice, e non si tratta minimamente di un esame invasivo: arrivare all’ambulatorio con addosso una buona dose di tranquillità faciliterà ulteriormente lo svolgimento del tampone vulvare. Ricordatevi che siete sempre in buone mani e che esami come il tampone vulvare sono ormai all’ordine del giorno, e soprattutto che se vi viene diagnosticata qualche patologia, il vostro medico farà di tutto per consigliarvi la terapia migliore. Il tampone, sterile, viene dunque passato rapidamente sulla parte esterna del vostro apparato femminile: ciò consentirà di prelevare le secrezioni vaginali, anche nel caso di vulvo-vaginiti gravi. In pochi secondi, il vostro esame sarà terminato. In caso il tampone vulvare venga svolto in contemporanea a quello uretrale, il vostro medico vi chiederà di non urinare nelle tre ore antecedenti l’esame.

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Quali altri tipi di tampone si possono svolgere?

Uno speculum a valve Il tampone vulvare non è l’unica tipologia di esame diagnostico delle parti intime femminili: oltre al già citato tampone uretrale, fondamentale per determinare lo stato di salute delle vie urinarie, vi sono altri due tipi di tampone. Il primo è il tampone vaginale, forse l’esame più comune per analizzare i batteri della flora vaginale: questo viene inserito all’interno della vagina per una profondità di circa 4 o 5 centimetri, a seconda delle caratteristiche anatomiche della paziente. L’altra tipologia è il tampone cervicale: in questo caso, viene prima inserito uno speculum a valve, dopodiché si va a pulire accuratamente il collo dell’utero con del cotone sterile, e se necessario viene rimosso il tappo mucoso. Successivamente si va ad inserire il tampone sterile nel collo per una profondità massima di un centimetro, e infine lo si rimuove facendo attenzione ad evitare i contatti con la parete vaginale. Quest’ultimo tampone consente di individuare patologie come Clamydia e Mycoplasma.


Tampone vulvare: Ulteriori considerazioni sul tampone vulvare

Donna in studio ginecologico Come già ribadito, il tampone vulvare è un esame di routine che qualunque ginecologo può svolgere. Se effettuato in ambulatorio, va prenotato almeno una settimana prima, anche per motivi organizzativi personali (assunzione di farmaci, astinenza dai rapporti sessuali, ecc.). Si tratta di un esame molto accurato che, tramite l’analisi della mucosa vaginale rimasta sul tampone, consente di determinare eventuali patologie che interessano l’apparato riproduttivo e le vie urinarie. In caso di tampone positivo, il vostro ginecologo non esiterà a consigliarvi la terapia più indicata per la vostra situazione; se il tampone è invece negativo, potrà essere ripetuto l’esame dopo qualche settimana. In ogni caso, è consigliabile effettuare un tampone vulvare se è frequente la sensazione di bruciore e prurito intimo, soprattutto se interessa la parte più esterna: solo tramite un’analisi accurata della flora batterica (e un rapido studio dell’anamnesi del paziente) sarà possibile stabilirne la causa.



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