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Sindrome di Meniere

Aggiornato il 09 dicembre 20164 capitoli5 domande frequenti
Struttura del labirinto interno orecchio

Che cos'è la sindrome di Meniere

La sindrome di Meniere è una malattia dell'orecchio interno caratterizzata da acufeni ricorrenti e che può portare l'individuo a soffrire di sordità e di vertigini: infatti si riscontra una notevole perdita del senso dell'equilibrio. Nell’80-85% dei casi viene colpito soltanto un orecchio e non entrambi. La sindrome di Meniere viene causata da un aumento della quantità di liquido presente nel labirinto membranoso: si tratta dell'elemento dell'organismo umano preposto al controllo dell'equilibrio ed è formato da un insieme di membrane a forma di labirinto (dalla sua stessa struttura deriva il suo nome). L'aumento della concentrazione di liquido danneggia il labirinto e la coclea, organo adiacente a forma di spirale che riceve i suoni e li trasmette al cervello. Nella maggior parte dei casi la causa dell'aumento del liquido è sconosciuta, quindi non è possibile indicare cosa provochi esattamente la sindrome. Tuttavia prima dei 50 anni la malattia di Meniere è rara.

Quali sono i sintomi della sindrome di Meniere

La sindrome di Meniere si caratterizza per diversi sintomi che possono risultare estremamente disagevoli per chi ne viene colpito. Il sintomo principale è un improvviso attacco di vertigini che può essere così intenso da far cadere a terra il paziente. Ciò è provocato dal fatto che l'organo colpito è preposto al controllo dell'equilibrio: di conseguenza si ha una perdita di questa capacità anche molto forte. Di solito sono presenti anche nausea, vomito, nistagmo (si tratta di movimenti oculari a scosse). Inoltre in entrambi oppure nell'unico orecchio colpito si verificano attacchi di sordità, acufeni e una sensazione di pressione o dolore. Gli attacchi, che hanno una frequenza molto variabile, possono durare da alcuni minuti a parecchie ore. Tra un attacco e l'altro la sordità e gli acufeni tendono comunque a persistere.

Qual è la diagnosi per i soggetti affetti dalla sindrome di Meniere

La diagnosi nel caso della malattia di Meniere viene effettuata nella maggior parte delle situazioni sulla base dei risultati dell’audiometria, di una prova calorica e di altri esami specifici che possono riguardare sia l'orecchio in particolare che l'intero organismo. Durante un attacco il malato dovrebbe riposare a letto per evitare che la perdita del senso dell'equilibrio possa avere conseguenze rilevanti provocando cadute anche pericolose. Per alleviare la nausea e gli acufeni vengono prescritti antiemetici, ad esempio il dimenidrato e la ciclizina. La diagnosi tempestiva della sindrome di Meniere è fondamentale perchè l'udito tende progressivamente a deteriorarsi e quindi prima si interviene e minori sono le conseguenze permanenti. In genere, quando la sordità diventa totale, gli altri sintomi della malattia scompaiono.

Come si cura la malattia

La terapia più comune per la sindrome di Meniere prevede di ridurre la pressione del fluido all'interno del labirinto interno. Si possono usare gli antistaminici, i diuretici e gli steroidi per intervenire in maniera non invasiva. Per risolvere le vertigini si effettuano infiltrazioni di gentamicina (un antibiotico) nell'orecchio medio: il nervo vestibolare diventa meno sensibile e la pressione diminuisce. Si ha una buona percentuale di guarigione e le infiltrazioni possono essere somministrate in 24 ore e andare da una a dieci. Durante i momenti a rischio di crisi si consiglia una dieta iposodica, povera di potassio e di sale. A volte si deve intervenire in maniera chirurgica con un'operazione della durata media di 3 ore e che prevede di eliminare parte del nervo vestibolare. Si tratta però di una terapia che deve essere valutata con estrema attenzione prima di essere eseguita.

Domande frequenti

  • Quali sono i segnali d'allarme principali della sindrome di Meniere?
    I sintomi principali includono attacchi improvvisi e intensi di vertigini che possono causare la caduta del paziente, accompagnati spesso da nausea, vomito e nistagmo (movimenti oculari involontari). È tipico inoltre avvertire una sensazione di pienezza o pressione nell'orecchio interessato, acufeni (fischi) e fluttuazioni uditive che possono evolvere in sordità. Questi episodi hanno una durata variabile, da pochi minuti a diverse ore, e tra un attacco e l'altro i problemi uditivi e gli acufeni tendono a permanere.
  • È vero che la sindrome colpisce prevalentemente un solo orecchio?
    Sì, nella stragrande maggioranza dei casi, ovvero nell'80-85% delle persone colpite, la sindrome di Meniere interessa unilateralmente un unico orecchio. Solo in una minoranza di casi la patologia si manifesta bilateralmente, interessando entrambi gli organi uditivi. Questa asimmetria è un dato clinico importante per la diagnosi differenziale rispetto ad altre patologie dell'orecchio interno.
  • Come funziona la terapia farmacologica per controllare i sintomi?
    L'obiettivo principale della terapia medica è ridurre la pressione del fluido endolinfatico all'interno del labirinto membranoso. Si ricorre comunemente all'uso di diuretici per favorire l'eliminazione dei liquidi in eccesso e antistaminici per gestire le vertigini. In fase acuta, durante gli attacchi, vengono prescritti antiemetici come il dimenidrato o la ciclizina per contrastare nausea e vomito. In alcuni casi, si utilizzano infiltrazioni di gentamicina nell'orecchio medio per desensibilizzare il nervo vestibolare e ridurre la frequenza delle crisi.
  • Esiste una dieta specifica consigliata ai pazienti con Meniere?
    Assolutamente sì. Una componente fondamentale della gestione della malattia è l'adozione di una dieta iposodica, cioè povera di sale. L'eccesso di sodio contribuisce alla ritenzione idrica e all'aumento della pressione del fluido nel labirinto interno, aggravando i sintomi. Spesso si raccomanda anche di limitare l'assunzione di potassio e di evitare stimolanti come caffeina e alcol, che possono influenzare negativamente il sistema nervoso e l'idratazione cellulare.
  • Quando è necessario valutare un intervento chirurgico?
    Il trattamento chirurgico, che può includere la rimozione parziale del nervo vestibolare o altre procedure decompressive, è considerato solo nei casi gravi e refrattari alle terapie conservative. Viene preso in esame quando i farmaci e le modifiche allo stile di vita non riescono a controllare le vertigini invalidanti, compromettendo gravemente la qualità della vita del paziente. Essendo una procedura invasiva con rischi potenziali per l'udito residuo, richiede una valutazione attenta e multidisciplinare prima di essere eseguita.

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