infarto

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Infarto

L'infarto è la morte cellulare di una parte di tessuto causata dalla mancanza dell'irrorazione sanguinea. Molte sono le cause per le quali si può manifestare l'infarto. Scopriamole insieme.

di Redazione

16 novembre 2015

Cosa è l'infarto

L'infarto è, per definizione, la morte cellulare di una porzione di tessuto provocata dalla mancanza di irrorazione sanguigna. L'infarto miocardico è quello più comune, chiamato anche attacco cardiaco ed è caratterizzato dalla morte tissutale di una sezione del muscolo cardiaco, accompagnato da intenso e persistente dolore toracico. Purtroppo, ogni anno milioni di persone vengono colpite da un attacco cardiaco che, spesso, risulta letale. Esistono delle condizioni predisponenti che rendono alcuni individui più esposti al rischio di infarto miocardico: -gli uomini sono decisamente più predisposti delle donne; -l'obesità e il sovrappeso incentivano la maggior comparsa di infarti; -i soggetti che hanno genitori o parenti con problemi cardiaci sono più soggetti all'infarto perché patologia a carattere familiare; -le sigarette interferiscono negativamente sulla possibilità di ridurre la percentuale di rischio; -un'alimentazione poco sana, ricca di grassi saturi e di cibi ipercolesterolici, contribuisce all'insorgenza dell'infarto per ostruzione vasale; -l'età è un fattore che si inserisce con forza, aumentando le percentuali di infarto dopo i 50 anni; -malattie sistemiche e metaboliche, quali: ipertensione, diabete e iperlipidemia, aggravano le possibilità di infarto; -lo stress incide negativamente sulla funzionalità cardiaca, amplificando la possibilità di un attacco miocardico.

Sintomi

I sintomi dell'infarto sono costituiti da un dolore improvviso ed intenso, quasi come una morsa, in corrispondenza del centro del torace e della bocca dello stomaco; proprio per questo motivo, le persone confondono spesso un infarto per un mal di stomaco acuto. Sintomi aggiuntivi sono: affanno, irrequietezza, stato ansioso, sudorazione fredda e pelle viscida, nausea, vomito ed in alcuni casi svenimento. In altri casi, invece, l'infarto è detto silente perché non manifesta tutti i sintomi e viene evidenziato solo con esami successivi. Dopo un infarto miocardico il muscolo cardiaco può essere danneggiato al punto tale da compromettere la funzione di pompa del cuore, innescando uno stato di scompenso cardiaco. Spesso, post-infarto, possono comparire aritmie o ritmi cardiaci anomali, potenziali concause di morte. La morte per infarto può sopraggiungere proprio per incapacità del cuore stesso di recuperare il regolare ritmo e la normale frequenza, innescando una serie continuativa di fibrillazioni, contrazioni involontarie e consecutive, insufficienti a pompare il sangue nelle camere ventricolari.

Cosa fare in caso di infarto

In corso di infarto bisogna intervenire tempestivamente per ripristinare la funzionalità del cuore e il suo ritmo, attraverso defibrillatori elettrici o attività farmacologica. I soggetti che hanno subito un infarto possono anche presentare invalidità temporanee o permanenti, se il blocco cardiaco è stato eccessivamente lungo da danneggiare le cellule cerebrali per assenza di ossigeno prolungata. La riabilitazione dei pazienti cardiopatici prevede un recupero dello stato di salute lento e programmato, impostato in modo da ridurre tutti i fattori di rischio, per cui un paziente dovrà: sottoporsi a dieta, praticare una leggera attività fisica (solo se consigliato dal cardiologo), ridurre la propria circonferenza vita e diminuire il peso, eliminare il fumo, grassi e cibi ricchi di colesterolo, prediligendo una vita meno stressante e più salutare. La diagnosi di infarto miocardico è fatta sulla base della sintomatologia clinica, sulla rilevazione dell'alterazione degli enzimi cardiaci, sull'ECG (elettrocardiogramma), su un'angiografia e su ecocuore ed ecocolordoppler.

Terapia d'urgenza

La terapia d'urgenza viene effettuata con forti analgesici ed ossigeno terapia ed in alcuni casi diuretici per trattare lo scompenso cardiaco eventuale. Soprattutto dopo un episodio di infarto, il soggetto interessato dovrà sottoporsi periodicamente a controlli ed eseguire misure cautelative che vadano a ridurre ulteriormente le possibilità di un nuovo attacco cardiaco. Alcuni pazienti, infatti, possono presentare infarti miocardici successivi che spesso risultano fatali. Molto frequentemente i soggetti infartuati si sottopongono ad interventi chirurgici specifici, perché la lesione cardiaca può comportare insufficienza valvolare, aritmie persistenti ma saltuarie e trombi, che vengono efficacemente stabilizzati attraverso le procedure di: somministrazione di betabloccanti e antiartmici, by-pass cardiaco, by-pass coronarico e farmaci tromboembolici.

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Domande frequenti

  • Quali sono i segnali principali che indicano un possibile infarto miocardico?
    Il sintomo cardine è un dolore improvviso, intenso e persistente al centro del torace, descritto spesso come una forte morsa. Questo fastidio può irradiarsi verso braccia, spalle, collo o mandibola. È fondamentale prestare attenzione anche ai sintomi atipici o associati, come affanno respiratorio, sudorazione fredda, nausea, vomito, vertigini e un senso di ansia o inquietudine improvvisa. In alcune categorie, come le donne o i diabetici, il dolore toracico potrebbe essere assente o meno evidente, rendendo l'infarto 'silente' e diagnosticabile solo tramite esami strumentali successivi.
  • Chi ha maggiori probabilità di subire un attacco cardiaco?
    Esistono diversi fattori di rischio modificabili e non modificabili. Tra quelli non modificabili vi sono l'età (il rischio aumenta dopo i 50 anni), il sesso maschile e la familiarità per patologie cardiache. Tra i fattori modificabili, l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l'ipercolesterolemia e l'obesità giocano un ruolo cruciale. Inoltre, lo stile di vita incide fortemente: il fumo attivo e passivo, una dieta ricca di grassi saturi, la sedentarietà e livelli elevati di stress cronico aumentano significativamente la probabilità di occlusione vascolare e conseguente infarto.
  • Cosa deve fare chi assiste una persona in preda a un infarto?
    La tempestività è vitale. Se si sospetta un infarto, è necessario chiamare immediatamente il numero di emergenza 118 senza esitare. Mentre si attendono i soccorsi, far sdraiare la persona in posizione comoda, preferibilmente semi-seduta se respira bene, e mantenerla calma per ridurre il carico di lavoro sul cuore. Non somministrare mai farmaci di propria iniziativa se non specificatamente indicati dal medico in precedenza. Se la persona perde conoscenza e non respira normalmente, è indispensabile iniziare immediatamente la rianimazione cardiopolmonare (massaggio cardiaco) fino all'arrivo dei sanitari specializzati.
  • Come avviene la diagnosi di infarto miocardico?
    La diagnosi si basa su un triade di accertamenti fondamentali. Il primo passo è l'elettrocardiogramma (ECG), che rileva alterazioni nel ritmo elettrico del cuore indicative di ischemia. Successivamente, si eseguono analisi del sangue per misurare i livelli di enzimi cardiaci specifici (come la troponina), che si liberano nel flusso sanguigno quando le cellule muscolari cardiache muoiono. Infine, tecniche di imaging come l'ecocardiogramma o l'angio-TAC/angiografia coronarica permettono di visualizzare direttamente le ostruzioni delle arterie e valutare i danni strutturali al muscolo cardiaco.
  • Quali sono gli interventi terapeutici disponibili dopo un infarto?
    La terapia dipende dalla gravità e dall'estensione del danno. In fase acuta, si utilizzano farmaci anticoagulanti, antiaggreganti, beta-bloccanti e statine per stabilizzare la placca e prevenire nuovi trombi. Se l'ostruzione è significativa, si ricorre alla angioplastica coronarica con posizionamento di stent per riaprire l'arteria bloccata. Nei casi più complessi, con multipli blocchi o danno esteso, può essere necessario un intervento di bypass coronarico (by-pass). Dopo la fase acuta, la riabilitazione cardiologica è essenziale per recuperare la funzionalità residua e prevenire recidive.
  • È possibile prevenire un secondo infarto dopo il primo evento?
    Sì, la prevenzione secondaria è fondamentale e molto efficace. Richiede un cambiamento radicale dello stile di vita: abbandono totale del fumo, adozione di una dieta mediterranea povera di grassi saturi e sale, mantenimento di un peso corporeo sano e pratica regolare di attività fisica aerobica moderata, sotto controllo medico. È inoltre essenziale assumere rigorosamente la terapia farmacologica prescritta (antiaggreganti, statine, antipertensivi) e sottoporsi a regolari controlli cardiologici per monitorare pressione, glicemia e profilo lipidico, riducendo drasticamente il rischio di nuovi eventi fatali.

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