Esempio di fibrillazione atriale

Cuore

La fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è un'aritmia cardiaca che interessa in modo particolare gli atri del cuore. Può avere tante cause diverse tra cui cardiopatie.

di Redazione

06 luglio 2017

Che cos’è la fibrillazione atriale del cuore

Quando si parla di fibrillazione atriale si indica una forma di aritmia cardiaca, cioè una tipologia di battito cardiaco irregolare, che colpisce in particolare gli atri, le cavità superiori del cuore. Questi presentano un battito a riposo irregolare e molto rapido, che può raggiungere anche i 300-500 battiti al minuto, velocità molto superiore alle normali condizioni standard. Di conseguenza non tutti i battiti passano attraverso il nodo atrioventricolare, elemento la cui funzione è di regolare gli impulsi tra gli atri e le cavità inferiori del cuore. Per questo motivo anche il battito dei ventricoli risulta irregolare e la loro velocità si aggira sui 80-160 battiti al minuto in condizioni di riposo. Questa patologia elettrica degli atri risulta molto complessa e dal punto di vista clinico e fisiopatologico si caratterizza per essere eterogenea e multifattoriale.

Quali sono le cause e i sintomi della patologia

La fibrillazione atriale può avere tante cause differenti ed è caratteristica di quasi tutte le forme di malattia cardiaca che comportano un ingrossamento degli atri. Tra le patologie più diffuse che costituiscono il fattore scatenante di questa forma di aritmia cardiaca ci ricordano la cardiopatia reumatica, la cardiopatia aterosclerotica e la tireotossicosi. In ogni caso la comparsa improvvisa della fibrillazione atriale può dare origine a palpitazioni oppure a dolori al torace di intensità variabile. Nel primo caso il paziente avverte consapevolmente il battito cardiaco notevolmente accelerato, nel secondo invece si verifica un ridotto afflusso di sangue al torace che provoca sensazioni dolorose. Al tempo stesso la fibrillazione atriale può, in alcuni casi, provocare inefficienze nel funzionamento del cuore e nell’azione di pompa, così da ridurre la spinta di sangue fino al 30% e influenzare negativamente la circolazione sanguigna.

Quali sono le modalità di diagnosi e le raccomandazioni

Le modalità di diagnosi della fibrillazione atriale si basano sull’ascultazione delle pulsazioni, che si caratterizzano per velocità e forza irregolari, che non corrispondono alla reale frequenza cardiaca. Infatti accade che molti battiti cardiaci percepibili appoggiando lo stetoscopio sul torace non vengano riscontrati a livello del polso in quanto il muscolo cardiaco si contrae in maniera prematura, anche se il cuore è pieno soltanto in parte. A questo punto si effettua un ecg per confermare la diagnosi di fibrillazione atriale: si tratta di un esame che consente di monitorare e registrare l'attività elettrica del cuore. Inoltre bisogna fare molta attenzione perché in alcuni casi l’aritmia cardiaca può provocare embolia, cioè la formazione di coaguli di sangue negli atri, che successivamente entrano in circolo e possono depositarsi in un'arteria. Si tratta di una complicazione molto grave anche se l'embolia non riguarda un'arteria del cervello.

Qual'è la terapia più consigliata

La terapia per le persone che soffrono di fibrillazione atriale si basa in genere sull’assunzione di farmaci per controllare il ritmo del cuore e la frequenza cardiaca, spesso in associazione con la terapia antitrombotica. La scelta della terapia da mettere in atto deve essere personalizzata in base all'età, alle aspettative e alla tolleranza del paziente ai farmaci anticoagulanti e antiaritmici. Altri fattori da considerare sono l'entità dei sintomi, le recidive precedenti o la possibilità che compaiano successivamente, la presenza e la gravità di eventuali cardiopatie, la reversibilità delle cause stesse e le dimensioni degli atri. In genere la prima fase della terapia si basa sul controllo della frequenza cardiaca attraverso un trattamento farmacologico a base di digossina oppure di verapamil endovena. Per eliminare la causa di una fibrillazione atriale di lungo corso è possibile asportare la tiroide o sostituire le valvole cardiache danneggiate dalla cardiopatia reumatica.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali sintomi della fibrillazione atriale?
    I sintomi più comuni includono palpitazioni, ovvero la percezione consapevole di un battito cardiaco accelerato e irregolare, e dolori toracici di intensità variabile dovuti a un ridotto afflusso di sangue. Inoltre, l'inefficienza nella pompa cardiaca può causare ridotta capacità circolatoria, arrivando a diminuire la spinta del sangue fino al 30%. Non tutti i pazienti manifestano sintomi evidenti, ma la presenza di queste manifestazioni richiede immediata valutazione medica per prevenire complicanze gravi come l'embolia.
  • Come viene diagnosticata la fibrillazione atriale?
    La diagnosi inizia con l'ascoltazione delle pulsazioni tramite stetoscopio, che rivela una frequenza e forza irregolari, spesso diverse dai battiti percepiti al polso. La conferma definitiva avviene mediante elettrocardiogramma (ECG), un esame fondamentale per registrare e analizzare l'attività elettrica del cuore. Questo strumento permette di identificare chiaramente l'aritmia atriale e distinguere i battiti prematuri da quelli normali, stabilendo la gravità della condizione e guidando il successivo piano terapeutico.
  • Quali sono le cause scatenanti della fibrillazione atriale?
    Questa aritmia è spesso associata a cardiopatie che provocano l'ingrandimento degli atri, come la cardiopatia reumatica, quella aterosclerotica o la tireotossicosi. Tuttavia, le cause possono essere molteplici e multifattoriali. L'ingrossamento delle camere superiori del cuore altera il normale flusso elettrico, portando a battiti rapidi e caotici. Identificare la patologia sottostante è cruciale, poiché il trattamento dovrà mirare non solo a controllare il ritmo, ma anche a gestire la causa primaria che ha innescato l'aritmia.
  • Esiste un rischio di ictus o embolia con questa patologia?
    Sì, la fibrillazione atriale aumenta significativamente il rischio di formazione di coaguli di sangue (trombi) all'interno degli atri. Questi coaguli possono staccarsi, entrare nel circolo sanguigno e depositarsi in arterie vitali, causando embolie. Sebbene il rischio di ictus sia ben noto, l'embolia può colpire anche altri organi oltre al cervello. Per questo motivo, la terapia antitrombotica è spesso integrata nei trattamenti per fluidificare il sangue e prevenire tali eventi tromboembolici potenzialmente letali.
  • Quale terapia è generalmente consigliata?
    Il trattamento è personalizzato in base all'età, alla tolleranza ai farmaci e alla gravità dei sintomi. Solitamente si combina il controllo della frequenza cardiaca, spesso con digossina o verapamil, con una terapia antitrombotica. In casi specifici, come nella tireotossicosi o nelle cardiopatie reumatiche avanzate, potrebbe essere necessario intervenire chirurgicamente, ad esempio asportando la tiroide o sostituendo le valvole danneggiate. L'obiettivo è stabilizzare il ritmo, migliorare la funzionalità di pompaggio e prevenire complicanze future.

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