leggere un elettrocardiogramma

Cuore

Lettura ecg

L'ecocardiogramma è un esame ormai divenuto di routine per verificare la salute cardiaca. La lettura ECG è importante e va fatta dal medico.

di Redazione

23 marzo 2017

Cos'è l'elettrocardiogramma e perché si effettua

L'elettrocardiogramma (abbreviato con la sigla "ECG") è una tipologia di grafico risultante dall'omonimo esame che, mediante un particolare strumento, l'elettrocardiografo, registra quella che è la fenomenologia elettrica che accompagna l'attività cardiaca. La registrazione avviene direttamente dalla superficie del corpo su cui sono posizionati degli appositi elettrodi. L'elettrocardiogramma è un esame completamente indolore e per il quale non esiste alcun tipo di controindicazione. Con la lettura dei risultati, si verifica se il cuore ha un'attività normale o se vi sono manifestazioni patologiche o bioelettriche. Effettuare questo esame è indispensabile nel momento in cui si sospettano patologie come l'angina pectoris, le aritmie, le cardiopatie, gli infarti miocardici, gli scompensi al cuore e varie tipologie di malattie coinvolgenti le valvole cardiache. Non a caso, l'elettrocardiogramma è alla base delle diagnosi riguardanti il cuore.

Lettura ECG

A primissima vista, l'osservazione del grafico di un elettrocardiogramma può sembrare impossibile. Non è propriamente così in quanto con un po' di pazienza ed alcune nozioni di base è possibile effettuare la lettura ECG, benché questo sia un compito spettante al proprio medico di fiducia. La diagnosi di eventuali problematiche non deve mai basarsi sul "fai da te" e sulla lettura personalizzata. Nel grafico dell'elettrocardiogramma vengono misurati, innanzitutto, il voltaggio ed il tempo. Il primo sull'asse verticale, il secondo su quello orizzontale. Ogni quadrato che li indica è suddiviso a sua volta in quadratini. La carta, infatti, dell'ECG è millimetrata. I più piccoli hanno una larghezza di 1 mm e corrispondenti a 0,04 secondi. I più grandi sono larghi 5 mm (0,02 secondi). Due quadrati in altezza (10 mm) indicano una tensione di 1mV (1 mV è uguale a 1/1000 di Volt).

La lettura ECG e gli interventi tra due battiti

L'intervallo di tempo che intercorre tra un battito cardiaco e l'altro è misurato con cura durante l'esecuzione dell'esame e la corretta lettura ECG può darne l'esatto valore. Si tratta della cosiddetta "onda P", una linea di tipo retto che unisce le valli e i picchi. Mediamente, una durata normale è compresa tra 3 e 4 quadrati considerati in orizzontale. In secondi, questo si traduce in un intervallo di tempo compreso tra 0,12 e 2.0 secondi tra un battito ed il successivo. L'irregolarità del battito cardiaco si evince dalla lettura ECG, quando il numero dei quadratini, e conseguentemente dei secondi tra un battito e l'altro, è incostante. In ogni caso, non bisogna assolutamente preoccuparsi se si osservano queste evenienze in quanto deve essere il medico a dare certezze ed, eventualmente, a prescrivere le terapie corrette da seguire.

Il calcolo della frequenza cardiaca

Il calcolo della frequenza cardiaca si può effettuare mediante la lettura ECG. E' importantissimo iniziare dall'identificazione dei cosiddetti "picchi identici" che, contando il numero di quadrati, intercorre tra due battiti successivi. Per il calcolo matematico vero e proprio occorre procedere dividendo il numero di quadrati contati per il valore 300. Ad esempio, se vi sono tre quadrati tra un picco e l'altro, significa che la frequenza cardiaca e pari a 100 BPM (dove con BPM si indicano i "battiti al minuto"). Nel caso in cui, all'interno del grafico, non sia presente alcun punto identico, non bisogna assolutamente allarmarsi. Occorrerà semplicemente procedere diversamente. Vanno contati i picchi racchiusi in 6 secondi ed il numero ottenuto va moltiplicato per 10. La frequenza cardiaca che si ottiene in questa maniera ha valore prettamente approssimativo.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Cos'è esattamente l'elettrocardiogramma (ECG) e quali problemi cardiaci permette di identificare?
    L'elettrocardiogramma è un esame diagnostico indolore e privo di controindicazioni che registra l'attività elettrica del cuore tramite elettrodi posti sulla pelle. Questo grafico è fondamentale per verificare se il cuore funziona normalmente o se presentano anomalie bioelettriche. Viene utilizzato principalmente per diagnosticare condizioni come angina pectoris, aritmie, cardiopatie, infarti miocardici, scompenso cardiaco e patologie valvolari. Poiché costituisce la base della maggior parte delle diagnosi cardiologiche, è uno strumento essenziale per valutare la salute cardiovascolare generale.
  • Come si legge un tracciato ECG e quali sono le unità di misura principali?
    La lettura dell'ECG richiede di analizzare il voltaggio sull'asse verticale e il tempo su quello orizzizontale, utilizzando una carta millimetrata. I quadratini piccoli (1 mm) corrispondono a 0,04 secondi, mentre quelli grandi (5 mm) a 0,20 secondi. In altezza, due quadrati (10 mm) equivalgono a una tensione di 1 mV. Sebbene la prima impressione possa essere di complessità, con pazienza e basi teoriche si possono interpretare questi dati. Tuttavia, è cruciale ricordare che la diagnosi finale spetta esclusivamente al medico, evitando qualsiasi forma di autodiagnosi basata su letture personali.
  • Cosa indica l'intervallo tra un battito e l'altro e qual è la durata considerata normale?
    L'intervallo tra due battiti consecutivi è misurato analizzando l'onda P, una linea retta che collega i vari picchi e valli del tracciato. Una durata normale varia mediamente tra 3 e 4 quadrati orizzontali, che corrispondono a un intervallo temporale compreso tra 0,12 e 0,20 secondi. Un'irregolarità nel battito emerge quando il numero di quadratini tra un battito e l'altro non è costante, indicando una variabilità anomala. In presenza di tali irregolarità, non ci si deve preoccupare autonomamente, ma è necessario attendere la valutazione professionale del medico per eventuali terapie.
  • Qual è il metodo pratico per calcolare la frequenza cardiaca (BPM) leggendo l'ECG?
    Per calcolare i battiti al minuto (BPM), si identificano i picchi identici tra due battiti successivi e si conta il numero di quadrati grandi che li separa. Si divide poi il numero 300 per questo conteggio; ad esempio, 3 quadrati significano 100 BPM. Se non ci sono punti identici chiari, si conta il numero di picchi presenti in un intervallo di 6 secondi e si moltiplica il risultato per 10. Quest'ultimo metodo fornisce un valore approssimativo ma utile. Questi calcoli permettono di quantificare la frequenza cardiaca direttamente dal grafico, pur rimanendo sotto controllo medico.

Potrebbe interessarti anche