Sostanza dopante

Medicina Sportiva

Cortisone doping

Il cortisone doping è un argomento che da sempre evoca molte domande. Una pratica, il doping, sempre più diffusa ma dagli effetti collaterali pesanti.

di Redazione

27 febbraio 2017

Il doping in ambito sportivo

Il doping, in ambito prettamente sportivo, è inteso, per definizione, come quella pratica che vede l'abuso di particolari tipologie di sostanze farmacologiche con il solo obiettivo di migliorare artificialmente la prestazione sportiva di chi ne fa uso. Data la portata del fenomeno, diffusissimo negli ultimi anni, è stata creata un'apposita lista anti-doping in cui si trova qualunque sostanza che, immediatamente dopo essere stata assunta, migliora le performances degli atleti con effetti collaterali che, comunque, possono andare a gravare pesantemente sull'organismo. Molte di queste sono veri e propri presidi farmacologici. È il caso, ad esempio, della cosiddetta "insulina" utilizzata per i diabetici o della "somatotropina" utilizzata per l'osteoporosi o del "testosterone" impiegato nella cura dell'impotenza. In generale, è importantissimo ricordare che il doping è pericoloso per il corpo.

Cos'è il cortisone e per cosa viene utilizzato

Sempre più spesso si sente parlare di cortisone. Ma, in realtà, pochi sanno di cosa si sta parlando realmente. Il cortisone è un farmaco antinfiammatorio cosiddetto "steroideo" appartenente al primo gruppo dei cortisonici o corticosteroidi. È una sostanza costituita da molecole simili per struttura al cortisolo, un ormone del surrene. Questo ormone ha ruoli importantissimi nelle infiammazioni e nella regolazione della glicemia. È utilizzato prevalentemente per curare l'asma o, comunque, differenti tipologie di manifestazione allergica. In ambito sportivo, sono davvero moltissimi gli atleti che ricorrono al cortisone per favorire un notevole miglioramento delle proprie prestazioni fisiche, specialmente in gara. Diversi, però, sono gli effetti collaterali cui ci si espone facendo abuso del cortisone, quali allergie, ritenzione idrica, ipertensione e diabete.

Cortisone doping

Non è raro leggere o ascoltare insieme i termini cortisone doping, due parole che spessissimo sono associate in maniera imprescindibile l'una con l'altra. Si tratta di una sostanza che la fa sicuramente da padrona nei controlli anti-doping che seguono le gare sportive sia per quanto riguarda le competizioni in cui gareggiano uomini e donne (specialmente nel ciclismo, nel calcio e nell'atletica leggera) e quelle in cui gareggiano gli animali, in primis i cavalli nelle gare equestri. Il cortisone, non a caso, è da sempre considerato una potentissima sostanza dopante. Il cortisone doping è talmente diffuso perché il cortisone ha grandi effetti antinfiammatori ed antidolorifici andando ad aumentare contemporaneamente l'aggressività di chi lo assume ed andando a ridurre in maniera notevole la sensazione di fatica e la stanchezza che possono insorgere in gara.

I rischi nello sport e le leggi in materia

La prima motivazione per cui un atleta fa ricorso al cortisone risiede sicuramente nelle articolazioni infiammate che non rispondono ai trattamenti tradizionali. È bene, comunque, conoscere quelli che sono i rischi strettamente correlati all'utilizzo del cortisone. I tendini, innanzitutto, possono essere danneggiati irrimediabilmente. C'è poi il rischio di sviluppare l'osteoporosi così come di trovarsi dinnanzi ad episodi di atrofia cutanea. In alcuni casi, benché pochi, l'utilizzo del cortisone è consentito ma occorre una dichiarazione con relativa giustificazione da parte del medico. Sul piano legale, la "legge b. 376 del 14 dicembre 2000" punisce penalmente chi favorisce o chi usufruisce del cortisone (o comunque di sostanza dopante) nell'ambito di competizioni sportive di livello agonistico. Le condanne sono di tipo penale e prevedono la reclusione da 3 mesi a 3 anni.

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Domande frequenti

  • Perché il cortisone è considerato una sostanza dopante nello sport?
    Il cortisone rientra tra le sostanze vietate dalle agenzie anti-doping principalmente per i suoi potenti effetti antinfiammatori e antidolorifici. Questa azione permette agli atleti di mascherare il dolore causato da lesioni o affaticamento muscolare, spingendosi oltre i limiti fisiologici naturali senza avvertire i segnali di allarme del corpo. Inoltre, il farmaco riduce significativamente la percezione della fatica e aumenta temporaneamente l'aggressività competitiva. Sebbene possa sembrare un vantaggio immediato, questa capacità di nascondere il danno tissutale porta spesso a sovraccarichi enormi sulle articolazioni e sui tendini, aumentando drasticamente il rischio di rotture gravi e irreversibili durante la competizione.
  • Quali sono i principali effetti collaterali e rischi per la salute derivanti dall'abuso di cortisone?
    L'uso improprio e continuativo di cortisone comporta seri rischi sistemici per l'organismo. Tra gli effetti collaterali più comuni vi sono la ritenzione idrica, l'ipertensione arteriosa e alterazioni significative della glicemia che possono sfociare nel diabete. A lungo termine, l'abuso può portare allo sviluppo di osteoporosi, rendendo le ossa fragili e predisponendo alle fratture, e all'atrofia cutanea, ovvero un assottigliamento della pelle. Un pericolo specifico per gli sportivi è il danno tendineo: sopprimendo il dolore protettivo, il tendine può subire microlesioni progressive fino alla rottura completa, poiché l'atleta continua a sollecitarlo nonostante l'infiammazione in corso.
  • Esiste qualche eccezione legale per l'uso di cortisone nelle competizioni sportive?
    Sì, esistono circostanze limitate in cui l'uso di cortisone non è automaticamente sanzionato, ma richiede rigorose procedure burocratiche. In alcuni casi specifici, se un atleta necessita di questa terapia per condizioni mediche documentate, può ottenere un'autorizzazione. Tuttavia, ciò non avviene in modo automatico: è obbligatorio presentare una dichiarazione ufficiale accompagnata da una giustificazione medica dettagliata che attesti la necessità terapeutica. Senza questa documentazione preventiva e approvata, qualsiasi rilevazione di cortisone nei campioni biologici post-gara comporta l'accusa di doping, indipendentemente dalla presenza di sintomi clinici evidenti o dalla motivazione salutistica invocata dall'atleta.
  • Quali sono le sanzioni penali previste per chi utilizza o facilita il doping con cortisone?
    In Italia, il quadro normativo di riferimento è la Legge n. 376 del 14 dicembre 2000, che disciplina severamente il fenomeno del doping. La legge prevede pene detentive severe per chiunque favorisca, somministri o utilizzi sostanze dopanti, incluso il cortisone, nell'ambito di competizioni sportive agonistiche. Le condanne possono variare dai tre mesi ai tre anni di reclusione. Queste sanzioni colpiscono sia gli atleti che trovano beneficio nell'uso illecito, sia i medici, preparatori o figure tecniche che facilitano l'accesso a tali sostanze. L'obiettivo della normativa è tutelare la salute pubblica e l'integrità morale dello sport, scoraggiando pratiche che mettono a repentaglio la sicurezza fisica degli atleti.