Tachicardia parossistica

Tachicardia parossistica sopraventricolare

Più diffusa di quanto si ritenga realmente, di tachicardia parossistica sopraventricolare soffre un numero sempre più crescente di persone. La tachicardia parossistica si caratterizza per un'aritmia cardiaca improvvisa, provocata da una notevole accelerazione del battito cardiaco in quella parte di cuore localizzata al di sopra dei ventricoli. Conosciuta anche con il nome scientifico di "sindrome di Bouveret-Hoffmann", la tachicardia parossistica sopraventricolare si connota proprio per l'insorgenza spontanea e improvvisa dell'aritmia che, di fatto, la differenzia dalla tachicardia di tipo sinusale, in cui l'aritmia si verifica in modo graduale. Questo tipo di tachicardia, quindi, provoca un aumento della frequenza cardiaca: i battiti, infatti, possono oscillare tra i 140 e i 220 al minuto, con una durata piuttosto variabile che può andare da qualche minuto a diverse ore. Tra le maggiori cause di tachicardia parossistica si annovera il consumo di alcool, di droghe e di caffeina.
Esempio di tachicardia parossistica

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Sintomi tachicardia parossistica sopraventricolare

Battito irregolare e tachicardia In condizioni ottimali, gli atri e i ventricoli cardiaci si contraggono in modo corretto. Le contrazioni del cuore, generate da una sorta d’impulso elettrico, si originano nel "nodo senoatriale", passano poi agli atri, fino ad arrivare ai ventricoli, le camere inferiori del cuore. Nel caso della tachicardia parossistica sopraventricolare, invece, il cuore inizia a battere in modo irregolare, come se fosse sottoposto a uno sforzo intenso e, per questo motivo, andasse momentaneamente in corto circuito. Avvertendo un battito decisamente più accelerato, il nostro fisico inizia a subire un forte stress, manifestando ansia, tremori, senso di oppressione al petto, nausea, vertigini e, persino, capogiri e svenimenti. Il sangue che arriva ai tessuti, quindi, non è affatto sufficiente: la vista potrebbe annebbiarsi, la respirazione potrebbe diventare più difficoltosa e il corpo potrebbe reagire con episodi di sudorazione fredda alternati a intense vampate di calore.

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Quando è il caso di preoccuparsi e avvertire il medico?

Tachicardia parossistica ventricolare L'ansia, si sa, può giocare davvero brutti scherzi, arrivando a peggiorare una situazione che, seppur non grave o mortale, è decisamente delicata, da tenere sotto controllo. Come in qualsiasi situazione anomala, affidarsi ai consigli e alle cure esperte di un medico, è sempre la soluzione migliore. Un battito accelerato, infatti, può sicuramente capitare in presenza di uno sforzo o di un particolare stress emotivo. Ma, tale episodio, è destinato a durare non più di qualche istante, riportando la situazione alla normalità. Nel caso in cui, invece, la sensazione di oppressione al petto, il fiato corto e la tachicardia non accennassero a placarsi, è bene rivolgersi al medico, soprattutto se gli episodi dovessero presentarsi con eccessiva frequenza e se non si riscontrasse alcun miglioramento neanche dopo aver tossito o aver praticato la "manovra di Valsalva". Necessario il consulto con il medico nel caso in cui la tachicardia parossistica si verificasse nei bambini e nelle donne in stato di gravidanza.


Rimedi tachicardia parossistica

controllo cuore Come ben potrebbe spiegare un medico, non è affatto necessario parlare di cura in senso stretto per la tachicardia parossistica sopraventricolare. Salvo che, ovviamente, essa non vada a incidere su determinate tipologie di pazienti e non si manifesti in chi è già sotto controllo medico per diversi disturbi cardiaci. In linea generale, infatti, il medico può consigliare di ridurre il consumo di caffeina, di seguire una dieta equilibrata e di rallentare i ritmi di vita. Utili i rimedi naturali: consumare abitualmente infusi distensivi e rilassanti, a base di melissa, biancospino e camomilla, praticare yoga o tecniche di respirazione new age, può essere un buon inizio per tenere sotto controllo la nostra tachicardia parossistica. Spesso, però, i rimedi naturali non sono sufficienti. Il medico, di concerto con il paziente e dopo scrupolose indagini cliniche, può suggerire una mirata terapia farmacologica oppure proporre un intervento di ablazione, per sconfiggere le aritmie cardiache.




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