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Antidepressivi

La depressione è sempre più diffusa ed è oggi considerata una patologia a tutti gli effetti da curare con farmaci specifici: gli antidepressivi.

di Redazione

23 febbraio 2017

Depressione e antidepressivi

La depressione, spesso conosciuta col nome di male nero, è diventata la malattia emblema del nostro secolo: si stima, infatti, che essa interessi attualmente oltre 340 milioni di persone con un' incidenza maggiore per quanto riguarda il genere femminile. La depressione può essere scatenata da fattori biologici o psicologici ed è caratterizzata da un costante stato di angoscia, di insoddisfazione e di assoluta sfiducia nelle proprie capacità e nel futuro. I fattori biologici sono individuabili in una maggiore predisposizione genetica alla malattia. Quelli psicologici vanno invece individuati in esperienze dolorose, generalmente rappresentate da un lutto o da una delusione amorosa. La depressione grave può sfociare in tentativi di suicidio e in uno stato di acuta sofferenza e deve essere curata con farmaci specifici: gli antidepressivi.

Inibitori della ricaptazione della serotonina

Tra gli antidepressivi comunemente più utilizzati nel trattamento degli stati depressivi ci sono i cosiddetti inibitori della ricaptazione della serotonina. La serotonina, o meglio una produzione insufficiente di questo inibitore, è considerata una delle principali concause delle depressione. Tra gli inibitori della ricaptazione della serotonina il più celebre è sicuramente il Prozac. Gli antidepressivi appartenenti a queste categorie sono largamente utilizzati nelle terapie standard dal momento che rispetto ai vecchi farmaci triclici presentano meno effetti collaterali e non presentano elevati livelli di tossicità. Tuttavia, anche questi antidepressivi possono comportare alcuni effetti indesiderati come ad esempio irritabilità, ansia, sonnolenza, ma anche secchezza del cavo orale, diminuzione dell'appetito e anche degli impulsi e della pratica sessuale. Nonostante questo restano tra i farmaci più sicuri di questa categoria.

Gli effetti dello xeristar

Un'altra importante categoria di farmaci di antidepressivi è quella costituita dagli inibitori della ricaptazione della serotonina e della norepinefrina. Tali farmaci agiscono oltre che sulla serotonina anche sulla noradrenalina. Essi modificano la capacità di questi due neurotrasmettitori di ricevere, captare e rilasciare messaggi. Uno dei farmaci più noti di questa tipologia di antidepressivi è lo Xeristar. A differenza dei semplici inibitori di serotonina, i farmaci che agiscono anche sulla noradrenalina possono presentare sintomi a astinenza e, in alcuni casi, è necessaria una diminuzione della dose. Tra gli effetti collaterali di questi antidepressivi si segnalano nausea, secchezza del cavo orale, cefalea, costipazione, sonnolenza oppure insonnia, agitazione e tremori. Sembra che i farmaci riescano a inibire la violenza e l'aggressività di chi li assume nei confronti del prossimo, e possono anche essere utilizzati in questo senso.

Nuovi classi di psicofarmaci

Le sperimentazioni per la creazione di nuovi antidepressivi rappresentano uno dei punti focali della ricerca neurobiologica, soprattutto vista la diffusione della malattia. Recentemente si stanno testando e si sta valutando l'efficacia di nuovi farmaci che, rispetto a quelli utilizzati fino ad oggi, dovrebbero presentare meno effetti collaterali. Tra i più importanti ricordiamo i farmaci inibitori specifici noradrenergici e serotoenergici. Essi agiscono causando una maggiore produzione della neurotrasmissione noradrenergica e serotoenergica. Tra i più conosciuti e prescritti possiamo citare il Lantanon anche noto come Mianserina; e la Mirtazapina conosciuta maggiormente col nome di Remeron, Avanzon e Zispin. Ancora non si è appurata a fondo l'efficacia di questa nuova categoria di farmaci, così come i potenziali effetti collaterali non sono ancora del tutto noti e in fase di accertamento.

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Domande frequenti

  • Quali sono le differenze principali tra gli SSRI e gli SNRI?
    Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), come il Prozac, agiscono principalmente aumentando i livelli di serotonina nel cervello. Sono generalmente considerati più sicuri e presentano meno effetti collaterali rispetto ai vecchi tricicli. Gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), come lo Xeristar, agiscono su entrambi i neurotrasmettitori. Questa doppia azione può essere efficace per forme depressive complesse, ma comporta un rischio maggiore di sintomi da astinenza durante la sospensione e una lista di effetti collaterali diversa, che include nausea, cefalea e possibili disturbi del sonno.
  • Quali sono gli effetti collaterali comuni degli antidepressivi?
    Gli effetti indesiderati variano in base alla classe farmacologica. Per gli SSRI, i sintomi più frequenti includono irritabilità, ansia, sonnolenza, secchezza della bocca, diminuzione dell'appetito e riduzione del desiderio o della performance sessuale. Gli SNRI possono causare nausea, stipsi, tremori e agitazione. È fondamentale monitorare qualsiasi reazione avversa e comunicarla tempestivamente al medico curante, poiché la gestione posologica può mitigare molti di questi disagi senza compromettere l'efficacia terapeutica del farmaco.
  • È sicuro interrompere bruscamente l'assunzione di antidepressivi?
    No, interrompere bruscamente l'assunzione di antidepressivi, specialmente gli SNRI come lo Xeristar, è sconsigliato. Questi farmaci possono provocare sintomi da astinenza significativi se sospesi improvvisamente. Il percorso di disassunzione deve avvenire sotto stretto controllo medico, attraverso una graduale riduzione del dosaggio. Questo approccio permette al cervello di adattarsi lentamente alle variazioni chimiche, riducendo il rischio di ricadute depressive e minimizzando i fastidiosi effetti fisici e psichici legati alla sospensione.
  • Cosa sono i nuovi antidepressivi noradrenergici e serotonergici?
    Questa è una classe recente di psicofarmaci progettata per massimizzare l'efficacia terapeutica riducendo gli effetti collaterali tipici delle generazioni precedenti. Agiscono potenziando specificamente la neurotrasmissione sia noradrenergica che serotonergica. Esempi includono la Mirtazapina (nota anche come Remeron o Zispin) e farmaci contenenti Mianserina. Sebbene mostrino promesse nella ricerca neurobiologica attuale, la loro efficacia completa e il profilo dettagliato degli effetti collaterali a lungo termine sono ancora oggetto di studio e valutazione clinica continua.

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