Epicondilite
Il gomito è un'articolazione formata da tre ossa: omero l'osso del braccio, radio e ulna, le ossa che compongono l'avambraccio. Nella parte inferiore dell'omero sono presenti due protuberanze ossee, una delle quali si chiama epicondilo. Quando i tendini che collegano i muscoli dell'avambraccio a questa sporgenza si infiammano si manifesta la patologia nota comunemente come gomito del tennista, ma il cui nome in ambito medico è epicondilite. Si tratta di una tendinopatia piuttosto diffusa, soprattutto tra coloro che praticano sport, sia a livello professionistico che amatoriale, oppure lavori manuali caratterizzati da un movimento ripetitivo dei muscoli dell'avambraccio. Per questo motivo la patologia può insorgere anche in soggetti che lavorano come imbianchini, idraulici, falegnami, meccanici, cuochi e macellai, ossia in tutti coloro che eseguono un tipo di lavoro che prevede il ripetuto sollevamento di pesi. Questo alla lunga provoca numerose microlesioni ai tendini, che accumulandosi possono sfociare in epicondilite.
Gomito del tennista: quali sono i sintomi?
Questa tendinopatia si manifesta soprattutto in soggetti di età compresa tra i 30 e i 50 anni.Spesso all'inizio viene sottovalutata e considerata solo un dolore passeggero che si manifesta nella parte laterale dell'articolazione del gomito e che tende a diminuire durante le ore di sonno. Altri campanelli d'allarme sono un senso di generale debolezza al braccio, che rende ostiche anche semplici operazioni come stringere una mano, chiudere un rubinetto o girare la maniglia di una porta. Dopo la comparsa iniziale, se non curata da subito, l'epicondilite peggiora e, col passare dei mesi, diventa un dolore invalidante che influisce sullo svolgimento del lavoro quotidiano. Per questo motivo, e per il fatto che si tratta di una patologia che impiega parecchio tempo a guarire, è fondamentale recarsi dal medico per una diagnosi precoce.
Come si effettua la diagnosi?
Per arrivare ad una diagnosi positiva, il medico sottopone il potenziale paziente ad un esame clinico che prevede sia la palpazione della zona interessata e la rilevazione di eventuali tumefazioni, sia una serie di test fisici come la cosiddetta Manovra di Cozen, che prevede l'estensione del polso contro una resistenza tenendo il gomito piegato, e la Manovra di Mills, come quella di Cozen ma con il braccio dritto. Il medico, inoltre, può richiedere anche di eseguire esami specifici, come una radiografia, per escludere un'eventuale artrosi del gomito, una risonanza magnetica, se ritiene che l'origine del dolore al braccio non sia una tendinite ma un problema alla cervicale, oppure un'elettromiografia per verificare che non vi sia lo schiacciamento di un nervo, che si manifesta con gli stessi sintomi dell'epicondilite.
Come si cura?
Il trattamento terapeutico dipende dalla gravità della patologia, fermo restando che è fondamentale per la sua remissione il riposo assoluto del braccio interessato. Generalmente i medici propendono per terapie conservative, come la somministrazione di FANS, ossia farmaci antiinfiammatori non steroidei, ultrasuoni e infiltrazioni. Spesso a queste terapie si affianca l'uso di un tutore per il polso, costruito ad hoc per mantenere a riposo il tendine interessato dall'infiammazione. Il tutore non va rimosso per almeno 3 mesi e nel 90-95% dei casi questo tipo di terapia è risolutivo. Se queste soluzioni non hanno successo, è necessario ricorrere all'intervento chirurgico. In questo caso il medico ha due possibilità: staccare il tendine dall'osso per poi ricollegarlo oppure asportare la parte malata. Devono comunque passare diversi mesi con il braccio a riposo prima di poter parlare di guarigione completa.
Domande frequenti
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Quali sono i primi segnali che indicano l'insorgenza del gomito del tennis?I sintomi iniziali includono dolore localizzato nella parte esterna del gomito, spesso scambiato per fastidio passeggero che migliora di notte. Un segnale chiave è la debolezza generalizzata del braccio, che rende difficili azioni semplici come stringere la mano, serrare rubinetti o aprire porte. Questi disagi compaiono prevalentemente tra i 30 e i 50 anni e, se ignorati, evolvono rapidamente in un dolore cronico invalidante che compromette le attività quotidiane e lavorative.
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Chi è più a rischio di sviluppare l'epicondilite?La patologia colpisce principalmente chi esegue movimenti ripetitivi dell'avambraccio. Oltre agli sportivi, specialmente i tennisti, sono a rischio professionisti manuali come imbianchini, idraulici, falegnami, meccanici, cuochi e macellai. L'accumulo di microlesioni nei tendini dovuto al sollevamento ripetuto di pesi o a gesti meccanici continui provoca l'infiammazione del tendine sull'epicondilo, rendendo questa condizione molto comune in questi ambiti lavorativi.
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Come avviene la diagnosi medica per distinguere l'epicondilite da altre patologie?La diagnosi inizia con un esame clinico che include la palpazione della zona e test specifici come la Manovra di Cozen (polso esteso contro resistenza con gomito flesso) e la Manovra di Mills (con braccio disteso). Per escludere altre cause, il medico può ordinare radiografie per scartare l'artrosi, risonanze magnetiche per verificare problemi cervicali o elettromiografie per controllare compressioni nervose, dato che questi disturbi presentano sintomi simili.
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Quanto dura il trattamento conservativo e qual è il ruolo del tutore?La terapia conservativa richiede riposo assoluto del braccio e può durare diversi mesi. È fondamentale l'uso di un tutore specifico per il polso che mantiene il tendine a riposo; tale dispositivo non deve essere rimosso per almeno tre mesi. Spesso si associano farmaci antinfiammatori (FANS), ultrasuoni o infiltrazioni. Questa approccio è risolutivo nel 90-95% dei casi, evitando così interventi chirurgici più invasivi.
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Quando è necessario intervenire chirurgicamente per l'epicondilite?L'intervento chirurgico è considerato solo quando le terapie conservative, incluse riposo prolungato e tutori, non producono risultati dopo alcuni mesi. Il chirurgo può scegliere due opzioni principali: distaccare il tendine dall'osso per poi ricucirlo, oppure asportare direttamente la porzione di tessuto tendineo danneggiata e infiammata. Anche dopo l'operazione, è richiesto un periodo di riposo completo del braccio per garantire una guarigione definitiva.
