Placche aterosclerotiche

Malattie

Aterosclerosi

L'aterosclerosi è una patologia potenzialmente mortale, in quanto favorisce e causa l'insorgenza di gravi malattie cardiocircolatorie.

di Redazione

16 settembre 2016

Che cos'è l'aterosclerosi

L'aterosclerosi o aterosi è un'infiammazione cronica delle pareti interne dei grandi vasi sanguigni. Tale infiammazione è causata dall'accumulo di grassi lungo la parete del vaso sanguigno; questi accumuli si chiamano ateromi o placche aterosclerotiche. Tali accumuli adiposi spesso si infiammano, provocando la rottura e il distacco degli ateromi. Il sangue, entrando a contatto con il colesterolo, si coagula e può, allora, ostruire il flusso sanguigno e provocare un trombo. Gli ateromi che si sono distaccati, inoltre, possono venire spinti dalla circolazione sanguigna verso vasi di dimensione inferiore, provocando allora un'ostruzione che prende il nome di embolo. Le placche aterosclerotiche, inoltre, causano l'infiammazione del vaso, l'aumento del volume della parete sanguigna e l'irrigidimento della stessa. Tutti questi fattori aumentano il rischio di rottura del vaso. La rottura di vasi importanti può essere mortale, come nel caso di infarto o ictus.

Sintomi e diagnosi dell'aterosclerosi

L'aterosclerosi non è sempre facilmente diagnosticabile. I sintomi, infatti, possono essere assenti o aspecifici, finché non si verifica un evento importante e a volte irreversibile come infarto, embolo o ictus. Quando il numero e le dimensioni degli ateromi sono importanti e potenzialmente rischiosi, è possibile avvertire i sintomi della mancanza di apporto di sangue e ossigeno a determinati organi o parti del corpo. Segni di aterosclerosi, dunque, potrebbero essere crampi o paralisi ai muscoli e zoppia; se gli ateromi influiscono con l'irrorazione sanguigna al cervello, possono comparire confusione e cefalea. Quando l'aterosclerosi colpisce i vasi prossimi al cuore può verificarsi angina pectoris, ossia un intenso senso di costrizione al petto, a volte doloroso, che si intensifica in caso di stress e sforzi fisici. La diagnosi precoce, dunque, si basa sulla presenza delle condizioni che causano l'aumento del rischio cardiovascolare e i sintomi individuali aspecifici.

Ipercolesterolemia e aterosclerosi

I valori relativi dei vari tipi di colesterolo incidono fortemente sull'insorgenza dell'aterosclerosi. Il colesterolo è una lipoproteina prodotta dal fegato, per lo più in maniera endogena. L'assunzione diretta di colesterolo, infatti, sembra non influire sui livelli di colesterolo nell'organismo. Tale proteina ha la funzione di trasportare i trigliceridi nel corpo. Esistono, infatti, vari tipi di colesterolo: l'LDL viene considerato dannoso, mentre il colesterolo HDL viene appellato come "buono". L'LDL, infatti, ha la funzione di trasportare i grassi dal fegato ai vari tessuti del corpo tramite il circolo sanguigno. Quando i trigliceridi trasportati sono in eccesso, questi si accumulano nei vasi sanguigni; a questo punto interviene l'HDL che ha il compito di trasportare le sostanze grasse in eccesso dai vasi al fegato, dove vengono impiegate nella sintesi della bile. Quando l'LDL in eccesso nelle arterie incontra radicali liberi ed elevata concentrazione di zuccheri, va incontro ad ossidazione o "caramellizzazione", si indurisce e va a incrostare le pareti interne delle arterie sotto forma di ateroma. A questo punto il paziente soffre di aterosclerosi.

Colesterolemia e altri fattori di rischio

Per una corretta valutazione del rischio cardiovascolare non va considerata la colesterolemia totale, bensì il rapporto tra LDL e HDL: questo non dovrebbe mai superare 5 negli uomini e 4,5 nelle donne. Disfunzioni che compromettono tale equilibrio, spesso, sono congenite e la dieta influisce solo in minima parte sui valori relativi di colesterolo. È dimostrato, tuttavia, che un'alimentazione equilibrata e ricca di omega 3 prevenga la formazione di ateromi. Contro i radicali liberi e l'eccessiva concentrazione di zuccheri, che concorrono all'insorgenza dell'aterosclerosi, è bene assumere cibi ricchi di antiossidanti e poveri di zuccheri. Altri fattori di rischio prevenibili sono vita sedentaria, obesità, ipertensione, assunzione di nicotina e caffeina. Uno stile di vita sano, dunque, è fondamentale per prevenire l'aterosclerosi, anche se a volte incisivi sono la predisposizione genetica, l'età avanzata e il sesso (gli uomini sono maggiormente a rischio).

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Domande frequenti

  • Quali sono i primi segnali che l'aterosclerosi sta compromettendo la circolazione?
    Spesso l'aterosclerosi è silente fino a eventi acuti, ma possono manifestarsi sintomi specifici in base alla zona colpita. Se le arterie periferiche sono interessate, si possono notare crampi muscolari durante il cammino, zoppia o paralisi temporanea. Quando il flusso verso il cervello è ridotto, compaiono confusione mentale e cefalea. Per quanto riguarda il cuore, il sintomo classico è l'angina pectoris, ovvero una sensazione di costrizione o dolore al petto che peggiora sotto sforzo fisico o stress emotivo. La presenza di questi segni richiede immediata attenzione medica.
  • È vero che mangiare colesterolo influisce direttamente sui suoi livelli nel sangue?
    No, questa è un'idea comune ma scientificamente imprecisa. Il colesterolo presente nel sangue è prodotto principalmente dal fegato (colesterolo endogeno) e l'assunzione alimentare diretta ha un impatto minimo sui livelli ematici. Ciò che conta realmente è l'equilibrio tra le diverse lipoproteine: il colesterolo LDL (considerato 'cattivo') trasporta i grassi ai tessuti, mentre l'HDL ('buono') li riporta al fegato per l'eliminazione. L'accumulo patologico avviene quando l'LDL in eccesso si ossida e si deposita sulle pareti arteriose, formando placche, indipendentemente dall'introito dietetico diretto.
  • Come si calcola correttamente il rischio cardiovascolare legato al colesterolo?
    Non bisogna focalizzarsi sul valore totale del colesterolo, ma piuttosto sul rapporto tra LDL e HDL. Questo indice è molto più indicativo del rischio reale. Per gli uomini, il rapporto ideale non dovrebbe superare 5, mentre per le donne il limite raccomandato è 4,5. Un valore elevato indica un predominio del colesterolo dannoso rispetto a quello protettivo. È fondamentale monitorare questo parametro insieme ad altri fattori di rischio come pressione sanguigna e glicemia, poiché una disfunzione congenita può alterare l'equilibrio indipendentemente dalla dieta.
  • Quali alimenti aiutano a prevenire la formazione delle placche aterosclerotiche?
    Una dieta preventiva deve concentrarsi sulla riduzione dell'ossidazione dell'LDL e sul controllo glicemico. È consigliabile aumentare l'assunzione di Omega-3, noti per le loro proprietà anti-infiammatorie, e consumare cibi ricchi di antiossidanti per contrastare i radicali liberi che 'caramellizzano' e induriscono il colesterolo sulle pareti arteriose. Parallelamente, è essenziale limitare l'apporto di zuccheri semplici. Una alimentazione equilibrata, unita allo stile di vita, rappresenta uno strumento chiave per rallentare l'accumulo di ateromi, anche se non elimina completamente la predisposizione genetica.
  • Cosa succede esattamente quando si rompe una placca aterosclerotica?
    La rottura di un ateroma è un evento critico. Quando la placca si infiamma e si rompe, il contenuto lipidico entra in contatto con il sangue, innescando rapidamente un processo di coagulazione. Si forma così un trombo che può ostruire completamente il vaso sanguigno locale, causando ischemia tissutale (come nell'infarto miocardico). Inoltre, frammenti della placca rotta possono staccarsi e viaggiare nel circolo sanguigno fino a bloccare vasi più piccoli a distanza, generando un embolo. Entrambi gli scenari possono portare a danni organici gravi o fatali.

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