Flebite alla gamba

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Flebiti

Quando si parla di flebiti, ci si riferisce all'insorgere di un'improvvisa infiammazione di una o più vene, generalmente negli arti inferiori.

di Redazione

22 agosto 2016

Flebiti: riconoscerle immediatamente per intervenire subito

In medicina si parla di flebiti ogni volta che ci si riferisce all'infiammazione spontanea di una vena che può trovarsi a un livello superficiale del nostro corpo oppure localizzarsi più in profondità. Anche se la maggior parte delle flebiti interessa la parte inferiore del corpo, nulla esclude che esse possano colpire le vene del braccio e persino quelle del collo. Varie sono le origini delle flebiti ma la medicina moderna tende a includerle in due macrocategorie. Se, infatti, da un lato troviamo una flebotrombosi, caratterizzata dalla presenza di trombi all'interno della vena stessa, dall'altro, troviamo la tromboflebite, generata da microtraumi derivati da iniezioni o da interventi chirurgici. Quando insorge la flebite, la vena s'ingrossa notevolmente, si arrossa e genera un dolore forte e intenso. Se la vena colpita si trova a livello superficiale, si parla di tromboflebite superficiale, invece, se la vena infiammata è in profondità, si parla di trombosi venosa profonda.

Flebiti e coaguli di sangue

Sebbene possa trattarsi di una precisazione alquanto scontata, nel caso delle flebiti è necessario non abbassare mai la guardia e non sottovalutare i segnali che il corpo invia. Non di rado, l'infiammazione di una vena profonda può generare dei coaguli di sangue. Il manifestarsi di un trombo all'interno di una vena, infatti, può portare a conseguenze ben più gravi: il trombo, spostandosi, può arrivare ai vasi sanguigni e provocare un embolo oppure causare un'embolia polmonare laddove dovesse raggiungere i polmoni. Le flebiti possono dipendere da diverse cause, non eminentemente patologiche. Un'inattività protrattasi a lungo, come nel caso di lunghe ore in aereo o seduti nella stessa posizione mentre si guida per diverso tempo oppure una convalescenza a letto piuttosto lunga, non di rado possono generare l'insorgere di una flebite. Quanto alle cause specificamente mediche troviamo traumi, obesità, neoplasie, gravidanze, "malattie autoimmuni" e "terapie con estroprogestinici".

Come riconoscere il manifestarsi delle flebiti?

Riconoscere una flebite per tempo, secondo i medici, si può. Una flebite superficiale, infatti, si può riconoscere dall'inspessimento di una vena, che diventa quasi un cordoncino, dall'intensa sensazione di calore lungo la vena e dall'arrossamento che interessa la parte. Ma, ovviamente, i sintomi dipendono dal tipo di flebite che interessa il nostro corpo. Le vene, decisamente ingrossate, iniziano a essere visibili a occhio nudo e, toccandole, si presentano molto più dure e spesse. Se la vena colpita, invece, si trova più in profondità, tra i primi segnali di riconoscimento della flebite si annovera un dolore forte e intenso che aumenta se si sta in piedi per lungo tempo o si cammina, anche con un ritmo blando. In alcuni casi, poi, è possibile un aumento della temperatura e il verificarsi di tremori, anche piuttosto prolungati, alle braccia e alle gambe. Spesso, precisazione non da poco, le trombosi venose profonde non si manifestano con sintomi evidenti, diventando molto più difficili da diagnosticare senza l'ausilio di apparecchiature mediche ad hoc quali ecodoppler e risonanza magnetica. Indispensabili anche le analisi del sangue per verificare la presenza di anticoagulanti.

La terapia da seguire in caso di flebiti superficiali

A differenza di una trombosi profonda, nel caso di flebiti superficiali si può scongiurare il rischio di un manifestarsi di trombi o emboli. Pertanto, le flebiti superficiali possono ben essere curate all'esterno, con terapie mirate non solo di tipo medico, ma anche a base di rimedi naturali. In caso d’infiammazione di una vena, infatti, si può trattare la zona interessata con un massaggio locale a base di "oleolito di calendula", dai forti poteri antinfiammatori e decongestionanti. Altro rimedio naturale è l'impiego di "natrum muriaticum", un sale marino che contiene minerali, calcio e alluminio, utile per combattere i problemi legati alla circolazione del sangue soprattutto d'estate. Per trattare le flebiti superficiali, inoltre, i medici consigliano di praticare degli impacchi caldi sulle zone colpite, di assumere antinfiammatori e analgesici, di indossare calze elastiche, procedere a un bendaggio con ossido di zinco e, nei casi più gravi, procedere all'ablazione della vena.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali sintomi distintivi tra flebite superficiale e trombosi venosa profonda?
    La flebite superficiale presenta segni visibili e tangibili immediati: la vena colpita si inspessisce diventando simile a un cordoncino duro, appare arrossata ed è calda al tatto. Al contrario, la trombosi venosa profonda colpisce vasi situati più internamente e spesso non mostra sintomi evidenti. I segnali possono includere dolore intenso che peggiora stando in piedi o camminando, gonfiore agli arti e talvolta febbre o tremori. Tuttavia, poiché i sintomi sono meno specifici, la diagnosi di trombosi profonda richiede solitamente strumenti diagnostici come l'ecodoppler o la risonanza magnetica per confermare la presenza del trombo.
  • Cosa sono la flebotrombosi e la tromboflebite e come differiscono?
    La medicina classifica le flebiti principalmente in due categorie. La flebotrombosi è caratterizzata dalla formazione spontanea di trombi (coaguli di sangue) all'interno della vena infiammata. La tromboflebite, invece, è generata da fattori esterni come microtraumi dovuti a iniezioni, punture o interventi chirurgici. Entrambe le condizioni comportano l'infiammazione della parete venosa, ma la causa scatenante è diversa: nella prima prevale un fattore ematologico/coagulativo interno, mentre nella seconda un danno meccanico o traumatico alla vena. È fondamentale distinguere queste forme per valutare correttamente il rischio di complicanze come l'embolia polmonare.
  • Quali rimedi naturali e domiciliari sono indicati per le flebiti superficiali?
    Per le flebiti superficiali, che non comportano lo stesso rischio embolico delle forme profonde, si possono adottare alcune misure conservative. Un rimedio efficace è l'applicazione locale di oleolito di calendula, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e decongestionanti. Un altro supporto è l'uso di natrum muriaticum, un sale marino ricco di minerali utile per migliorare la circolazione, specialmente durante i mesi estivi. Inoltre, i medici raccomandano l'uso di impacchi caldi sulla zona interessata, l'assunzione di antinfiammatori e analgesici prescritti, e l'utilizzo di calze elastiche o bendaggi con ossido di zinco per sostenere la gamba e ridurre il gonfiore.
  • Quali sono le principali cause e i fattori di rischio per l'insorgenza delle flebiti?
    Le flebiti possono derivare sia da stili di vita che da condizioni mediche specifiche. Tra le cause non patologiche, l'inattività protratta è un fattore chiave: stare seduti a lungo in aereo, in auto o a letto durante una convalescenza rallenta il flusso sanguigno, favorendo la stagnazione. Tra le cause mediche, rientrano traumi fisici, obesità, neoplasie, gravidanza e l'uso di terapie ormonali contenenti estroprogestinici. Anche le malattie autoimmuni possono contribuire all'infiammazione venosa. Mantenere uno stile di vita attivo e gestire attentamente le condizioni croniche aiuta a prevenire questi eventi infiammatori.
  • È vero che le flebiti possono causare embolie polmonari? Come prevenirlo?
    Sì, esiste un rischio reale, specialmente nelle trombosi venose profonde. Se un trombo si forma in una vena profonda, può staccarsi e viaggiare attraverso il flusso sanguigno fino ad arrivare ai polmoni, bloccando i vasi polmonari e causando un'embolia polmonare, una condizione potenzialmente letale. Per prevenire questa complicanza è essenziale non ignorare i sintomi e sottoporsi a controlli medici tempestivi. L'uso di farmaci anticoagulanti, prescritti dal medico dopo analisi del sangue specifiche, è la terapia principale per sciogliere i coaguli esistenti e impedire la formazione di nuovi, riducendo drasticamente il pericolo di embolia.

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