Prostatite in atto

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Prostatite cronica

La prostatite cronica è un disturbo a carico della ghiandola prostatica che può influire su tutto l'apparato urogenitale ma che si può gestire.

di Redazione

30 marzo 2017

La prostata

La prostata è una ghiandola che si trova nell'apparato urogenitale maschile, posizionata davanti al retto. E' un organo secernente e produce un liquido, detto prostatico, che contribusce a diverse funzioni, tra cui la lubrificazione dei dotti spermatici e la loro pulizia. In un uomo giovane e sano ha dimensioni di una noce ed una consistenza soda. Con l'avanzare dell'età tende a diventare più grande a causa del biologico fenomeno del rilassamento muscolare e, quindi, anche più morbida. E' una ghiandola delicata e la sua vicinanza all'ano la rende facile bersaglio di batteri, principalmente fecali. Per questo motivo le prostatiti sono molto comuni negli uomini, anche in ragazzi giovani. Le prostatiti si classificano in base all'esordio e al comportamento sintomatico e alla motivazione scatenante. Possono essere acute o croniche, batteriche o abatteriche. La prostatite acuta, batterica o abatterica, si manifesta improvvisamente senza particolari avvisaglie e dà sintomi piuttosto dolorosi e specifici da subito. Al contrario, la prostatite cronica, batterica o abatterica, esordisce in maniera graduale con sintomi ingravescenti nel tempo. Può presentarsi a seguito di un episodio acuto.

I sintomi della prostatite cronica

La prostatite cronica può presentarsi come uno strascico di un episodio acuto. In questo caso, nonostante i sintomi siano migliorati, il paziente avrà comunque la sensazione di non essere guarito, provando ancora un certo fastidio anche a cura finita, che tenderà a peggiorare nei mesi. In altri casi i sintomi inizieranno a manifestarsi in maniera sfumata e graduale per intensificarsi fino a costringere il paziente a consultare un medico. I campanelli d'allarme che annunciano lo sviluppo di una prostatite cronica sono, all'inizio, aspecifici e confondibili con una banale influenza: febbricola, brividi, stato generale di spossatezza e malessere. Con il progredire della malattia compaiono segnali più indicativi come ad esempio bisogno frequente di urinare, soprattutto di notte, bruciore durante l'eiaculazione, dolore localizzato in tutta la zona genitale e rettale, incapacità di trattenere le urine ed eventualmente tracce di sangue nell'urina o nell'eiaculato. Questa sintomatologia è meno intensa nella prostatite cronica rispetto a quella acuta ma è un dato importante da fornire al medico, per indirizzarlo ad una corretta diagnosi. Spesso le prostatiti vengono confuse con le cistiti.

La diagnosi di prostatite cronica

Il primo dato importante per arrivare ad una diagnosi veloce e tempestiva di prostatite cronica e, quindi, dare la possibilità al medico di base o allo specialista urologo di instaurare una corretta terapia, è l'anamnesi. I sintomi della prostatite sono piuttosto localizzati ed indicativi ed è buona cosa riferirli con precisione. Un altro strumento diagnostico molto importante, soprattutto in un regime di cronicità, è un prelievo di sangue per controllare l'emocromo e stabilire se la causa sia batterica o abatterica. Il medico può richiedere, inoltre, una visita specialistica che si effettua con un apprezzamento manuale della ghiandola prostatica, passando dal retto, per monitorarne grandezza e consistenza. Può essere utile, soprattutto se gli episodi si reiterano nel tempo a brevi distanze, approfondire ulteriormente il quadro clinico con un'ecografia tridimensionale che mostrerà in dettaglio la ghiandola e il suo funzionamento o con degli esami colturali su urine e sperma. Solo in alcuni casi può essere richiesta una biopsia ma, solitamente, è una pratica a cui si ricorre se il paziente ha più di 50 anni o gli esami già effettuati non sono chiari.

La terapia

In caso gli esami del sangue siano positivi per batteri, il medico instaurerà immediatamente un dosaggio antibiotico, specificamente calibrato sul paziente e sul tipo di batterio rilevato. Nella prostatite cronica la cura antibiotica può essere protratta anche per lunghi periodi, in base alla risposta del paziente e alla severità della sintomatologia e dei valori sanguigni. Spesso si utilizza la metodologia di terapia a ciclo: si somministra antibiotico per diversi mesi inframezzando il regime terapeutico con una settimana di pausa ogni tre di assunzione. Se invece la prostatite cronica non risulta causata da batteri si consiglieranno antinfiammatori o semplici antidolorifi da assumere al bisogno, quando il dolore interferisce con le normali attività quotidiane o infastidisce particolarmente. Consigliato in ogni caso un follow up piuttosto stretto, con controlli periodici almeno una volta l'anno da intensificare a due dai 50 anni in poi. In coadiuvazione alle cure tradizionali, che prescrive il medico o lo specialista, si può provare ad abbinare qualche rimedio fitoterapico. Molto indicati a tal scopo decotti a base di tarassaco, equiseto o gramigna, reperibili in erboristeria.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra prostatite acuta e cronica?
    La distinzione fondamentale risiede nell'esordio e nella durata dei sintomi. La prostatite acuta si manifesta in modo improvviso e violento, con sintomi dolorosi e specifici fin dal primo momento. Al contrario, la prostatite cronica ha un esordio graduale: i sintomi compaiono lentamente, spesso confusi inizialmente con una lieve influenza, e tendono a peggiorare nel tempo. Inoltre, la forma cronica può presentarsi come residuo di un episodio acuto precedente, dove il paziente sente di non essere guarito completamente, oppure insorge spontaneamente con fastidi urinari e dolori pelvici persistenti.
  • Come si arriva alla diagnosi di prostatite cronica?
    La diagnosi richiede un approccio multidisciplinare iniziato dall'anamnesi precisa dei sintomi. Gli strumenti principali includono un prelievo ematico per valutare l'emocromo e distinguere tra cause batteriche o abatteriche, e una visita urologica digitale transrettale per verificare dimensione e consistenza della prostata. In caso di recidive, possono essere utili ecografie tridimensionali dettagliate o esami colturali su urine e sperma per identificare eventuali agenti patogeni. La biopsia è rara e riservata a casi specifici, generalmente dopo i 50 anni o se gli esami precedenti restano inconclusivi.
  • Quali sono i trattamenti farmacologici disponibili?
    La terapia dipende dalla natura della patologia. Se la causa è batterica, si prescrivono antibiotici specifici per il ceppo individuato; nelle forme croniche, il trattamento può protrarsi a lungo, talvolta seguendo cicli alternati (ad esempio, tre settimane di assunzione seguite da una pausa) per garantire efficacia e ridurre i rischi di resistenza. Se la prostatite è abatterica, ci si concentra sulla gestione del dolore e dell'infiammazione tramite antinfiammatori o antidolorifici da assumere al bisogno. È essenziale un follow-up stretto, con controlli annuali che diventano bisannuali dopo i 50 anni.
  • Esistono rimedi naturali o fitoterapici utili come coadiuvanti?
    Sì, oltre alle cure mediche prescritte dallo specialista, è possibile affiancare rimedi fitoterapici per supportare il benessere urogenitale. In particolare, sono consigliati decotti a base di piante come il tarassaco, l'equiseto e la gramigna, facilmente reperibili in erboristeria. Queste piante hanno proprietà diuretiche e depurative che possono aiutare a migliorare il flusso urinario e ridurre l'infiammazione locale. Tuttavia, questi rimedi vanno considerati solo come supporto complementare e non sostitutivi delle terapie farmacologiche necessarie per curare l'infezione o gestire il dolore cronico.

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