Collo e tiroide

Terapie

Ipotiroidismo subclinico

L'ipotiroidismo subclinico è una condizione non rara, che viene messa in luce con gli esami del sangue. Ma a volte causa anche sintomi da controllare e da curare.

di Redazione

20 settembre 2016

Cosa è l'ipotiroidismo

La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla posta alla base del collo. Produce 2 ormoni indispensabili in ogni epoca della vita: la liodotironina (T3) e la tiroxina (T4), cui va aggiunta la calcitonina, che permette al calcio di fissarsi nelle ossa. Molte le loro funzioni: in primis regolano il metabolismo, sia anabolico che catabolico, la termogenesi (produzione di calore), la formazione dei globuli rossi, l'assetto lipidico, il funzionamento del cuore e dell'apparato respiratorio. Risultano fondamentali già durante la vita fetale: una loro carenza causa ridotto sviluppo del sistema nervoso e scheletrico, con danni irreversibili. Quando la tiroide si ammala può esserci uno stadio iniziale di patologia silente o quasi, detto subclinico, che può regredire, rimanere stazionario o, nel 20-30% dei casi evolvere in vari sintomi, sempre più gravi e numerosi man mano che la quota di ormoni cala. Ad esempio alopecia, edemi, astenia, stipsi, voce rauca. E' questo l'ipotiroidismo franco.

Come si scopre l'ipotiroidismo subclinico

Diagnosticare un'ipofunzione della tiroide ad uno stadio manifesto è piuttosto facile, dati i vari sintomi che determina, i quali orienteranno il medico verso la decisione di misurare i valori ormonali del paziente con gli esami del sangue. Più arduo invece scoprire la forma subclinica, che può essere del tutto asintomatica o associata a manifestazioni minime e comuni ad altre condizioni, come ad esempio una certa stanchezza o freddolosità, oppure depressione e incremento ponderale. Talvolta si può avere un'alterazione di alcuni parametri di laboratorio, dei quali il più comune è l'ipercolesterolemia. Anche i trigliceridi possono risultare aumentati. La certezza della diagnosi avviene con il dosaggio di Tsh (l'ormone che regola l'attività della tiroide), Ft3 ed Ft4. In presenza di ipotiroidismo subclinico si avrà un rialzo del Tsh, con valori superiori a 5 mlU/L. Invece le concentrazioni di Ft3 ed Ft4 saranno normali. L'ecografia può rivelare una tiroide normale o ingrossata.

Le cause

Le possibili ragioni alla base di un ipotiroidismo subclinico sono diverse. La più frequente è la tiroidite di Hashimoto, di origine autoimmune. Si verifica quando l'organismo produce particolari autoanticorpi, chiamati antiperossidasi e antitireoglobulina, che attaccano i tireociti (cellule della tiroide). Questo può generare una forma subclinica, oppure, col tempo, mutarsi in un ipotiroidismo conclamato. E' accertata la predisposizione familiare, e, come per ogni disfunzione tiroidea, è più frequente nel sesso femminile. Anche alcuni farmaci nuocciono al benessere di questa ghiandola, se usati a lungo. Fra quelli dannosi troviamo il litio, per cure psichiatriche, l'amiodarone per il cuore, i betabloccanti, gli antitubercolari e l'interferone alfa per l'epatice C. Una terapia nella regione del collo con iodio radioattivo può causare anche a lunga distanza di tempo questo problema. La carenza cronica di iodio in Italia è retaggio del passato, mentre nel terzo mondo è ancora oggi la prima causa di distiroidismi. Infine, da menzionare l'evidenza che introiti eccessivi di calcio, fluoro, zinco o rame possono rallentare l'attività tiroidea, con incremento del Tsh.

Quando curarlo

Nella maggior parte di casi, quando il rialzo della tireotropina (Tsh) è molto modesto, inferiore a 10 mgU/L, e se non ci sono sintomi di ipotiroidismo le linee guida suggeriscono di monitorare la situazione senza intervenire. Il paziente, insomma, dovrà limitarsi a ripetere gli esami a determinati intervalli. Viceversa, ci sono condizioni in cui è opportuno instaurare una terapia che riporti il Tsh a valori normali. L'ipercolesterolemia e lo scompenso cardiaco sono fra queste, dato che anche le forme subcliniche di ipotiroidismo possono incidere in negativo su tali problematiche. Idem per la gravidanza, durante la quale in assenza di terapia può verificarsi un'aumentata incidenza di parto prematuro, aborto spontaneo o diabete gestazionale. La terapia sostitutiva si effettua con la levotiroxina, da assumersi alla mattina a digiuno, di solito per tutta la vita.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali sintomi dell'ipotiroidismo subclinico?
    L'ipotiroidismo subclinico spesso si presenta in modo silente o con sintomi lievi e aspecifici, difficili da distinguere da altre condizioni. I segnali più comuni includono una sensazione persistente di stanchezza, intolleranza al freddo, aumento di peso non giustificato e stati depressivi. In alcuni casi, possono manifestarsi alterazioni dei parametri ematici, come l'ipercolesterolemia o l'aumento dei trigliceridi. È fondamentale notare che questi sintomi compaiono prima che la malattia evolva nella sua forma franca, caratterizzata da problemi più gravi come alopecia, edemi, stipsi e raucedine della voce.
  • Come si diagnostica l'ipotiroidismo subclinico tramite esami del sangue?
    La diagnosi si basa sull'analisi degli ormoni tiroidei nel sangue. Nell'ipotiroidismo subclinico, il valore della Tireotropina (TSH) risulta elevato, superando solitamente i 5 mIU/L, mentre le concentrazioni delle forme libere di Triiodotironina (FT3) e Tirossina (FT4) rimangono nei range di normalità. Questa discrepanza indica che la ghiandola sta faticando ma riesce ancora a produrre quantità sufficienti di ormoni grazie allo stimolo maggiore dell'ipofisi. Un'ecografia tiroidea può essere utile per valutare la struttura della ghiandola, rilevando eventuali ingrandimenti o irregolarità, ma non è sufficiente da sola per la diagnosi biochimica.
  • Quali sono le cause principali dell'ipotiroidismo subclinico?
    La causa più frequente è la tiroidite di Hashimoto, una patologia autoimmune in cui il corpo produce anticorpi contro la propria tiroide. Altri fattori includono l'uso prolungato di specifici farmaci come litio, amiodarone, betabloccanti e interferone alfa. Anche terapie pregresse con iodio radioattivo nella zona del collo possono causare il problema a distanza di anni. Inoltre, una carenza cronica di iodio, ancora presente in alcune aree del mondo, e un eccessivo apporto di minerali come calcio, fluoro, zinco o rame possono rallentare l'attività tiroidea, incrementando il TSH.
  • Quando è necessario iniziare una terapia farmacologica?
    Non tutti i casi richiedono trattamento immediato. Se il TSH è leggermente elevato (sotto i 10 mIU/L) e il paziente è asintomatico, le linee guida consigliano generalmente solo un monitoraggio periodico. Tuttavia, la terapia con levotiroxina diventa necessaria in specifiche circostanze: in gravidanza, per prevenire complicanze come parto prematuro o aborto; in caso di ipercolesterolemia resistente o scompenso cardiaco, poiché l'ipotiroidismo influisce negativamente su questi disturbi; e se compaiono sintomi clinici evidenti. La terapia mira a riportare il TSH ai valori normali e va assunta a digiuno, spesso per tutta la vita.

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