Faringite, sintomo di mononucleosi

Esami clinici

Esami mononucleosi

La mononucleosi è una malattia infettiva altamente contagiosa che si trasmette con la saliva. Esistono diversi esami mononucleosi per la diagnosi.

di Redazione

27 marzo 2017

Cos'è la mononucleosi e come si manifesta

La mononucleosi è un'infezione di tipo acuto e altamente contagiosa che si trasmette mediante la saliva e nota anche sia come "malattia del bacio" che come "febbre ghiandolare". La patologia ha origini virali, dipendenti dal virus di Epstein-Barr (EBV). Gli esami mononucleosi vogliono verificare l'eventuale presenza all'interno del sangue di cellule mononucleate (ovvero con un unico nucleo), sia di tipo normale che specifico, in concentrazioni maggiori alle dosi normali. Il periodo di incubazione della malattia arriva fino a sei settimane, ma se si è contagiati la possibilità di trasmettere la malattia ad altri si protrae per un periodo molto più lungo. Con gli esami mononucleosi si può verificare la positività alle cosiddette Immunoglobine M (IgM) che significano che vi è un'infezione in atto. A volte la malattia è completamente asintomatica e viene confusa con una semplicissima influenza.

Principali esami mononucleosi e loro utilità

La diagnosi certa della mononucleosi avviene esclusivamente attraverso una visita medica di controllo in cui viene verificato che alcuni organi non risultino ingrossati, ovvero principalmente i linfonodi, le tonsille e il fegato. Nel caso si sospetti la malattia, tra i principali esami mononucleosi si trova un semplice test ematico in cui viene dosato l'indice di infezione, così come la cosiddetta "transaminasi" (enzimi la cui alta concentrazione indica problematiche al fegato) e la "bilirubina" (un pigmento presente nella bile e nel sangue). Va poi eseguito un esame che vada a riguardare gli anticorpi del virus che origina la mononucleosi (Epstein Barr) valutando i dosaggi delle IgM e delle IgG. Le prime segnalano la presenza di un'attuale infezione mentre le seconde informano dell'eventuale contagio avvenuto in passato.

Esami mononucleosi per la ricerca degli anticorpi eterofili

Per la ricerca degli anticorpi di tipo eterofilo caratteristici della mononucleosi di tipo infettivo esistono due particolari tipologie di esami. Il primo è il cosiddetto "MNI-Test", altrimenti noto come "reazione su lama". Si tratta di un esame dall'esecuzione rapidissima che permette di verificare, evidenziandola, la presenza all'interno del sangue degli anticorpi anti-Epstein-Barr. È un test che viene utilizzato prevalentemente se i sintomi della mononucleosi infettiva non sono particolarmente netti ma limitati a febbre, stato di affaticamento e faringite. Il secondo test, la cosiddetta "Reazione di Paul Bunnel Davidsohn" permette anch'esso di evidenziare la presenza di questi anticorpi. Contrariamente, però, al precedente (in cui si possono verificare dei risultati falsi positivi), questo ha caratteri più specifici e viene utilizzato per confermare l'eventuale positività del MNI-Test.

La ricerca degli anticorpi specifici anti-EBV

Il primo test previsto, invece, in caso di sospetta mononucleosi è la cosiddetta Immunofluorescenza indiretta. Questo permette di evidenziare sia gli anticorpi di tipo VCA che quelli di tipo ANTI-EA. Tra gli esami mononucleosi che garantiscono sicuramente risultati più previsi e certi, vi è la cosiddetta Sierologia Anti EBV che permette l'identificazione certa dell'infezione dosando diverse tipologie di anticorpi come l'IgG-VCA o l'IgG-EA. È possibile, in base ai valori ottenuti, identificare vari tipi di mononucleosi. Negli esami che si effettuano per evidenziare l'eventuale presenza della patologia, il prelievo del campione da analizzare può avvenire secondo diverse metodologie. La più utilizzata risulta essere il semplice prelievo di sangue venoso, preferibilmente in condizione di digiuno.

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Domande frequenti

  • Quali sono i primi segni clinici che dovrebbero portarmi a richiedere un esame per la mononucleosi?
    I sintomi tipici della mononucleosi includono febbre, forte stanchezza, mal di gola (faringite) e gonfiore dei linfonodi, specialmente a livello del collo. Spesso si manifestano anche tonsille ingrossate e talvolta epatomegalia (fegato ingrossato). Tuttavia, poiché la malattia può presentarsi in modo lieve, simile a un comune raffreddore o influenza, o persino rimanere asintomatica, è fondamentale prestare attenzione alla persistenza della fatica e al gonfiore ghiandolare. Se questi sintomi durano più di pochi giorni o peggiorano, è consigliabile consultare un medico per valutare la necessità di esami specifici, dato che il periodo di incubazione può arrivare fino a sei settimane.
  • Cosa indicano esattamente gli anticorpi IgM e IgG negli esami del sangue per la mononucleosi?
    Gli anticorpi IgM e IgG forniscono informazioni cruciali sulla fase dell'infezione da virus Epstein-Barr. La presenza di IgM positive indica generalmente un'infezione recente o in corso, segnalandoci che il sistema immunitario sta combattendo attivamente il virus. Al contrario, le IgG positive suggeriscono un'infezione passata; il corpo ha sviluppato una memoria immunologica contro il virus. L'analisi combinata di questi due marcatori, insieme ad altri antigeni come VCA ed EA, permette al medico di distinguere tra una mononucleosi acuta, una convalescente o un'infezione pregressa, evitando confusioni diagnostiche.
  • In cosa differisce il Test MNI dalla Reazione di Paul Bunnell e quando si usano?
    Entrambi i test ricercano gli anticorpi eterofili, tipici della mononucleosi infettiva, ma hanno profili di affidabilità diversi. Il Test MNI (o reazione su lama) è estremamente rapido ed economico, utile come screening iniziale soprattutto nei casi con sintomi lievi come febbre e faringite. Tuttavia, può generare falsi positivi. La Reazione di Paul Bunnell-Davidsohn è più specifica e complessa; viene quindi impiegata principalmente per confermare i risultati positivi del test MNI, riducendo il rischio di errori diagnostici. In sintesi, il MNI è uno strumento di triage veloce, mentre la reazione di Paul Bunnell offre maggiore certezza.
  • È necessario essere a digiuno prima di sottoporsi agli esami del sangue per la mononucleosi?
    Sì, generalmente è raccomandato effettuare il prelievo del sangue venoso a digiuno. Questa precauzione è necessaria perché gli esami richiesti per la diagnosi completa della mononucleosi spesso includono non solo la ricerca degli anticorpi (sierologia), ma anche il dosaggio di enzimi epatici come le transaminasi e la bilirubina. L'alimentazione può alterare temporaneamente i livelli di questi parametri, compromettendo l'accuratezza della valutazione dello stato del fegato, che è frequentemente coinvolto nell'infezione. Seguire le indicazioni del laboratorio riguardo al digiuno garantisce risultati più affidabili e evita la necessità di ripetere il prelievo.
  • Come si trasmette la mononucleosi e quanto tempo rimane contagiosi dopo l'infezione?
    La mononucleosi è causata dal virus Epstein-Barr e si trasmette principalmente attraverso la saliva, motivo per cui è spesso chiamata 'malattia del bacio'. Può diffondersi anche tossendo, starnutendo o condividendo oggetti personali come bicchieri o posate. Un aspetto critico è la durata della contagiosità: sebbene il periodo di incubazione duri fino a sei settimane, il virus può rimanere latente nell'organismo per tutta la vita. Anche dopo la guarigione clinica, il soggetto può continuare a eliminare il virus con la saliva per lunghi periodi, mantenendo un potenziale, albeit ridotto, di trasmissione ad altri soggetti suscettibili.

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